Stanley Ellin.
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NOTTE FATALE.
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Titolo originale: Dreadful Summit.
Traduzione di: Letizia D'Onofrio.
2014. LIT Edizioni.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dopo aver assistito al pestaggio del
padre, il sedicenne George LaMain
decide di vendicarlo e di uccidere
l'uomo che lo ha umiliato pubblicamente.
Tornato a casa, si impadronisce della
pistola del padre e si mette sulle tracce del
picchiatore, un noto giornalista sportivo
che ha agito spinto da oscuri motivi.
George esce in strada, si inoltra nella citt
deciso a scovare l'uomo, ma prima di compiere
la sua vendetta dovr attraversare la
sua personale discesa all'inferno, una brusca
iniziazione all'et adulta in cui, come
in una moderna odissea ambientata tra le
vie e i luoghi segreti di Manhattan, conoscer
un mondo di attrazioni e perdizioni,
un vortice onirico e sanguinoso fatto di
night club, bar, prostitute e ninfomani.
Opera del 1948 al crocevia tra il noir alla
Simenon (o alla Chabrol) e il bildungsromcin
in chiave pulp, Notte fatale fu il romanzo
d'esordio e il primo vero successo di Stanley
Ellin, tradotto in diciotto paesi. Tre anni
dopo, il Film tratto dal libro con il titolo La
grande notte, diretto da Joseph Losey e
interpretato da John Barrymore, gli diede
fama internazionale.
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L'AUTORE.
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Stanley Ellin nacque a New York nel 1916. Il padre era
un immigrato russo. Dopo essersi laureato,
si dedic ai lavori pi diversi (allevatore,
operaio siderurgico, fattorino). Nel
1944 si arruol nell'esercito per combattere
nel secondo conflitto mondiale. Tornato
in patria, su insistenza della moglie,
si dedic al mestiere di scrittore. Fu membro
del Mystery Writers of America, e tra
i numerosi premi ricevuti nel corso della
sua carriera vanno ricordati ben tre Edgar
Allan Poe Award e il massimo riconoscimento
tra gli scrittori di crime fiction,
il Grand Master Award. Suoi racconti
sono alla base di alcuni episodi della serie
televisiva Alfred Hitchcock presenta, cos
come molti suoi romanzi furono trasposti
cinematograficamente. Tra i libri apparsi
in Italia ricordiamo Il caso Ballon
(Garzanti, 1956), Il castello di carte (Mondadori,
1968), La specialit della casa e
altre storie del mistero (Mondadori, 1973).
 morto nel 1986.
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Due giudizi.
Stanley Ellin  il maestro indiscusso della crime fiction THE TIMES.
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Una storia di violenza avvincente e potentissima CHRISTOPHER PYM, THE SPECTATOR.
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AMLETO: Mi fa cenno di andare. Lo seguir.
ORAZIO: Signore, e se vi attira verso i gorghi o in cima a quella roccia spaventosa...?
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Capitolo 1.
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Non avevo mai visto Al Judge prima di quella notte.
In cima alla sua rubrica sul Daily Press c'era una sua
fotografia, ma non era granch. L aveva ancora una chioma
scura e ondulata, e un volto magro e affilato, ma quando
lo incontrai io era ormai quasi completamente grigio,
con il viso grassoccio e flaccido, il doppio mento e le borse
sotto gli occhi. Pensai che doveva essere una foto piuttosto
vecchia.
Tutte le sere, prima di dormire, leggevo il Daily Press. Innanzitutto
studiavo tutte le foto. Molto spesso c'erano delle
ragazze bellissime, con un sacco di roba in mostra, o magari
rottami di auto con dei cadaveri attorno. Era perfetto.
Quindi leggevo tutti i fumetti, anche quelli che non mi
facevano impazzire. C'erano due pagine di fumetti: io cominciavo
da quella di sinistra e arrivavo fino in fondo, e poi
facevo la stessa cosa con quella di destra. Non riuscivo a
prendere sonno se prima non le avevo lette tutte. Come accadde
quella sera che Buttsy, il ragazzo dei giornali, non
ci lasci nessun giornale. Ce ne portava sempre uno tutte
le sere, in cambio di una birra. Cos fui costretto a uscire
per comprarmene una copia, perch non potevo andare a
dormire senza aver letto i fumetti.
Dopo passavo alla terza pagina, quella in cui ci sono tutti
gli omicidi e roba del genere. Quasi ogni sera c'era la
storia di qualche marito che aveva trovato la moglie nuda
con un altro uomo, o di qualche maniaco che aveva provato
ad adescare una ragazzina. Una volta sotto le coperte,
cercavo di ricostruire la scena nella mia testa.
Perlopi non leggevo le altre notizie, perch erano troppe.
Tutte quelle chiacchiere sui democratici, sui repubblicani
e sulla Russia mi facevano venire sonno.
Come ultima cosa guardavo la pagina sportiva, e l la cosa
che mi piaceva di pi era la rubrica di Al Judge, The
Judge's Bench. Era proprio una bella rubrica, tutta sui
diversi sport e sui suoi protagonisti. Ogni tanto, poi, quando
descriveva un irlandese, un italiano o un ebreo che conosceva,
li prendeva in giro facendo il verso al modo in
cui parlavano, e faceva morire dalle risate.
Ogni sabato pubblicava le Judge's Decisions, in cui
spifferava un sacco di storie sui quei palloni gonfiati dei
giocatori d'azzardo e sugli impicci che facevano. Metteva
i nomi e tutto il resto, e non aveva paura di nessuno. Penso
proprio che Al Judge mi piacesse un sacco quando ancora
non sapevo che l'avrei ammazzato.
Era l'8 novembre. Me lo ricordo perch compivo sedici
anni e stavo seduto nel retro del bar in attesa che arrivasse
il momento di andare con mio padre all'incontro di
boxe al Madison Square Garden. Mio padre si chiama
Andy LaMain, e il suo locale si chiama Handy Andy's Bar
and Grill. Sta tra la 9a Avenue e la 20th Street.
Prima si chiamava soltanto Andy's Bar and Grill. Ma
Flanagan, il lavapiatti, mi ha detto che un tizio un giorno
chiese Che razza di nome  LaMain?, e mio padre rispose
 francese. Okay, ma che significa in francese?.
Al che lui spieg Significa "la mano", e da quel momento
tutti cominciarono a chiamarlo Handy Andy. A lui piacque
cos tanto che lo fece scrivere sulla vetrina. E meglio
del soprannome che hanno dato a me. A scuola infatti mi
chiamano Froggy, perch mio padre  francese, e a loro
sembra una battuta divertentissima, perch non sono il pi
vecchio anche se sono alto e sembro il maggiore di tutti.
Qualche volta, quando entro nell'aula di un corso nuovo
tutti smettono di fare casino perch pensano che io sia
un professore. Quando poi vedono che mi siedo a un banco,
allora cominciano a tormentarmi e a prendermi in giro
in tutti i modi possibili. Anche gli insegnanti mi provocano,
ma almeno loro mi chiamano con il mio vero nome,
che  George LaMain, come mio nonno, che per si scriveva
Georges, perch era francese e l il mio nome si scrive
in quel modo.
Era un eroe, mio nonno. Allo scoppio della prima guerra
mondiale, ritorn in Francia e si arruol da volontario.
Mor nella battaglia di Verdun. Nella foto che ho io ha
un'aria da duro. Pap dice che suo padre non aveva paura
di nessuno, e io sono convinto che quando arriver
un'altra guerra anche io andr sotto le armi e morir come
un eroe. Come lui.
Mi sarei potuto arruolare anche per questa guerra, nei
Marines, ma non mi andava. Sembra che parecchi ragazzi
di quattordici o quindici anni ci siano entrati senza che nessuno
chiedesse loro l'et. Andava tutto alla grande finch
le madri non cominciarono a piagnucolare e via dicendo.
Per io nop correvo alcun pericolo perch non ho nessuna
madre che si preoccupi per me. Tanto tempo fa mio
padre mi ha detto che era morta quando ero piccolo.
In ogni caso, per come sono fatto io, penso che sarei potuto
entrare nei Marines, se a quelli non importa se uno 
un po' troppo magro. Per, una volta, ho sentito mio padre
che ne diceva di cotte e di crude su di loro, perci so
che la cosa non gli avrebbe fatto piacere. Lui mi chiede
sempre di rimanere dalle parti del bar, perch cos  tranquillo
che non mi capiti niente di male.
Il locale  lungo e stretto; appena entri ti ritrovi davanti
al bancone.  cos stretto che, se ci stanno due persone,
per andare nel retro bisogna appiattirsi contro il muro.
Dietro c' una cucina con dei tavoli e delle sedie vecchie.
L Flanagan cucina degli ottimi hamburger, con la carne
al sangue e una montagna di cipolle. Fa anche degli hotdog
buonissimi. La sera mi fa trovare quasi sempre costolette
di maiale e fagioli, e quella  la mia cena.
Al Judge entr quando avevo appena finito di cenare.
Era il mio compleanno e perci mi avevano preparato bistecche
e patate fritte. Bevevo Coca-Cola dalla bottiglia,
perch mio padre non mi permetteva di bere birra n altra
roba forte. Ma non me ne fregava niente, perch a me
la birra non piaceva. Una volta, quando mio padre non c'era,
Flanagan me ne aveva fatto assaggiare un goccio, ma l'avevo
trovata terribile. Dall'averlo letto nei libri, sapevo che
Robin Hood beveva la birra, ma me l'ero immaginata simile
alla root beer, che invece  buonissima.
Dopo avermi fatto assaggiare la birra, Flanagan si era
spaventato molto, perch conosceva le idee di mio padre,
che non mi dava nemmeno il permesso di fumare o di parlare
di donne. Era una persona molto rigida.
Tuttavia, per il mio compleanno, aveva promesso che
avrebbe portato me e Frances a vedere la boxe al Garden.
Frances era la sua ragazza. Il suo nome era Frances Sedziaski
e, malgrado questo, era incredibilmente carina, non
grassa e imponente come certe polacche. Il suo unico difetto
era che non la smetteva mai di rompermi le scatole
con la chiesa, il cibo e tutte le altre stupidaggini. Non riusciva
a farne a meno, almeno penso. Era infermiera al Chelsea
Hospital e il suo pane quotidiano era dare da mangiare
agli ammalati e chiamare il prete quando stavano per
morire.
Un giorno mi disse: Non mangi a sufficienza e leggi
troppo. Santo cielo, sei un ragazzo e sembri un vecchio.
Quando aveva tempo mi preparava la cena, nelle nostre
stanze al piano di sopra, e mi dava insalata, pomodori e
roba del genere.
Qualche volta, quando facevamo una passeggiata insieme
e i maschi si voltavano a guardarla - era bionda e
faceva la sua figura con la divisa da infermiera - lei diventava
subito rossa e mi diceva: Hai visto? Vuoi diventare
come loro? Quando  stata l'ultima volta che sei andato a
confessarti?. Come se fosse colpa mia!
E cos le dicevo una bugia e le rispondevo che era stato
una settimana prima, due settimane prima, oppure le promettevo
di andarci presto. Sapeva che mentivo, ma non
aveva prove.
Per bisogna riconoscerle una cosa: era innamorata
follemente di mio padre. Almeno una volta al giorno telefonava
al locale, e quando aveva tempo libero stava sempre
l. Di tanto in tanto mio padre mi lasciava un po' di
soldi per il fine settimana e si faceva un viaggetto. Penso
che partisse con Frances, ma in ogni caso non erano affari
miei. Mi piaceva mangiare da solo. Potevo metterci due
ore e nel frattempo potevo leggere quasi un libro intero.
Quando all'inizio mio padre mi disse che sarebbe venuta
anche Frances a vedere la boxe con noi, l'idea non
mi piacque molto. Rocks Abruzzo doveva combattere con
Joe Shotfield, e Rocks  un duro: li fa a pezzi prima di metterli
ko.
Ma se Frances fosse stata l e avesse visto tutto quel
sangue, avrebbe detto che era una cosa orribile e magari sarebbe
voluta tornare a casa. Cos, quando qualche settimana
dopo mio padre mi disse che Frances non sarebbe
venuta, ne fui pi che contento.
Ogni tanto Frances e mio padre avevano violente discussioni
e lei non si faceva vedere per un paio di giorni.
Stavolta era gi trascorsa una settimana e pensai che doveva
trattarsi di qualcosa di grosso. Non sarebbe potuto
capitare in un momento migliore.
Non mi importava che mi servissero la cena a un tavolo
in fondo al bar, perch cos potevo leggere mentre mangiavo.
Stavo leggendo Kim di Rudyard Kipling. All'inizio
non mi piaceva, ma andando avanti aveva cominciato a
essere bello. Parlava di un ragazzo in India che faceva la
spia. Non aveva paura di niente ed era molto sveglio. Tenevo
il libro sotto il bancone e ogni sera, durante la cena,
ne leggevo qualche pagina.
Ero cos immerso nella lettura che non sentii entrare
Al Judge. E nemmeno gli altri. Poi cal un tale silenzio
che alzai gli occhi. Un grande silenzio pu essere fragoroso
quanto un grande rumore, se capite quello che intendo.
Come quando tolsero la linea L dalla 9th Avenue e
io la sera non riuscivo pi ad addormentarmi senza i treni
che passavano sotto le mie finestre.
Cos alzai gli occhi e vidi quest'uomo in piedi davanti
al bancone. Era grosso, aveva capelli grigi e ondulati e il
volto flaccido di cui vi parlavo. Portava un cappotto nero
tutto sbottonato e una lunga sciarpa bianca attorno al collo.
E aveva un bastone in mano.
In piedi vicino a lui c'era Sam Schwartz, un duro che
guidava il furgone delle consegne del Daily Press. Bestemmia
come un turco quando l'uomo del negozio ci mette
troppo tempo a contare i soldi, ma in quel momento stava
l senza dire nulla. Stava l in piedi e guardava mio padre.
Con le spalle alla porta c'era anche un altro tipo con il naso
storto che non avevo mai visto. Immaginai che fosse
anche lui un addetto alle consegne perch portava una tuta
con la scritta DAILY PRESS stampata a grandi lettere rosse.
C'erano sei o sette clienti abituali che bevevano al bancone,
e smisero immediatamente di parlare. C'era un silenzio
cos impressionante che le orecchie mi ronzavano.
L'uomo grosso col bastone in mano parl quasi senza
aprire la bocca, perci era difficile capire cosa diceva. Si
rivolse a mio padre: Sei LaMain?. E lui rispose: S, Mr
Judge.
Cos realizzai che si trattava di Al Judge, perch non
era un nome comune e quell'uomo somigliava vagamente
alla foto della rubrica. Disse: Sai perch sono qui, vero
LaMain?.
Non avevo mai visto mio padre spaventato in tutta la
mia vita, ma dal suo volto pallido e contratto mi resi conto
che in quel momento lo era. Fece s con la testa, mentre
tutti lo guardavano senza dire una parola.
Poi Al Judge avanz fino allo spazio vuoto in fondo al
bancone e vidi perch portava il bastone. Zoppicava a una
gamba, non molto, ma abbastanza da farlo dondolare a
ogni passo. Lo punt verso mio padre e gli disse: Vieni
qui fuori, LaMain.
Mio padre guard i tipi che stavano al bancone, che
continuavano a fissarlo. Si pass la mano sulla fronte e anche
da dove stavo potevo vedere che gli tremavano le mani.
Poi si volt verso di me e non sembrava pi mio padre.
Una volta sapeva sempre tutto quello che doveva essere
fatto e non aveva paura di nulla, ma adesso se ne stava
semplicemente l a tremare.
Feci per alzarmi, ma Sam Schwartz punt il dito verso di
me e Flanagan mi prese per le spalle e mi spinse gi a sedere
sulla sedia. In cuor mio ne fui quasi felice. Forse, prima
di sedermi, avrei potuto afferrare al volo una bottiglia, rompere
il collo con un colpo solo e sfregiare Al Judge con la parte
acuminata, ma in realt non volevo veramente farlo. Non
mi piace battermi n essere ferito. Cerco sempre di trovare
una soluzione con il dialogo e, se non ci riesco, ho buone
gambe per correre via. Sono magro ma alto, e so correre.
Perci avrei voluto fare qualcosa, ma in fondo non lo
volevo davvero, e dentro di me mi sentivo sul punto di
vomitare. Cercai di trattenere la nausea e il risultato fu un
grosso rutto, e mi torn in bocca il retrogusto della Coca.
Ma nessuno pens che fosse divertente. Nessuno mi degn
neanche di uno sguardo.
Durante tutto quel tempo Al Judge tenne il bastone
puntato su mio padre, che alla fine cammin lentamente fino
all'estremit del bancone, usc e si mise di fronte a lui.
Quello abbass il bastone e vi si appoggi.
Levati la camicia, LaMain disse. Voglio vederti la
pelle.
Davanti a Dio, Mr Judge... cominci mio padre, ma
Al Judge fece una risata breve e secca come il verso di una
foca. E disse: Davanti a me.
Mio padre lo guard con gli occhi pieni di lacrime. Improvvisamente
iniziai a piangere anch'io, i miei occhiali si
appannarono e vedevo tutto confuso. Non provai nemmeno
a pulirli. Attraverso quella nebbia riuscivo a scorgere
mio padre che si slacciava il grembiule e si toglieva la
camicia. Sulla canottiera all'altezza del petto c'era un grosso
buco, e lui si teneva stretta addosso la camicia per non
farlo vedere. Al Judge scosse la testa. Ho detto la pelle.
Mio padre pieg con cura la camicia e la poggi sul bancone.
Poi si lev la canottiera e rimase l con la pelle sudata
sotto la luce.
Mettiti gi a quattro zampe, LaMain disse Al Judge.
Facciamola finita una volta per tutte.
Al di l della vetrina, potevo vedere che c'era un sacco
di gente che si accalcava e si spintonava. Qualcuno cercava
di aprire la porta, ma quel tipo del Daily Press che non
conoscevo l'aveva chiusa a chiave e se ne stava l, immobile,
come tutti gli altri.
Poi Al Judge alz il bastone e mio padre url, ed ebbi
la sensazione che un ago mi trafiggesse i timpani. Chiusi gli
occhi e mi resi conto che stavo per svenire. Anche Flanagan
se ne accorse. Mi spinse la testa sul tavolo con cos
tanta forza che sbattei il naso e la faccia mi fece un male
cane. Ma non potevo non sentire il rumore del bastone e
la voce di mio padre che gorgogliava fuori da lui.
Per un po' probabilmente persi conoscenza, perch la
prima cosa che sentii quando rinvenni fu un rumoroso
boato che proveniva da una massa di persone che si spingevano
attorno a mio padre, sdraiato a pancia in gi sul pavimento
e con la testa appoggiata al bancone.
Flanagan era inginocchiato vicino a lui. Aveva aperto
una bottiglia di whisky e gliene stava versando il contenuto
sulla schiena, e mio padre era vivo perch emetteva dei
lamenti.
La cosa strana fu che, quando riuscii a tirarmi su e tutta
la stanza smise di girarmi intorno, pensai che fosse stato
un sogno. Insomma, forse mio padre era uscito da dietro il
bancone od era scivolato sul pavimento bagnato, oppure
qualcuno gli aveva fatto un assalto alle spalle a sorpresa,
come era successo una volta. Ma non poteva essersi messo
a quattro zampe mentre Al Judge lo bastonava.
Non poteva averlo fatto, capite.
Quando per mi resi conto come si erano storti i miei
occhiali, quando Flanagan mi aveva sbattuto la testa contro
il tavolo, e quanto mi facevano male il naso e il collo,
compresi che era accaduto tutto per davvero.
E allora capii che dovevo uccidere Al Judge.

 Capitolo 2.

Devo dire una cosa su Flanagan. A vederlo non era granch,
ma era molto utile averlo vicino nel momento del bisogno.
Era cos vecchio che non aveva quasi pi capelli, eccetto
una specie di ciuffo bianco sporco a ferro di cavallo
in cima alla testa. E al posto dei denti veri portava una dentiera
sia sopra che sotto, e quando si animava e parlava
con troppa foga quella cominciava a ballargli in bocca e
lui doveva respingerla indietro con le dita.
Perci i clienti fissi si divertivano a tormentarlo finch
i denti finti non incominciavano a saltargli in bocca
e loro si potevano fare una bella risata. In realt, era facile
provocarlo, quasi su tutto. Specialmente a proposito
di donne. Cominciava a gridare che erano loro la causa
di tutti i problemi del mondo, con la dentiera che gli
faceva su e gi finch non sembrava sul punto di ingoiarla,
e tutti i clienti morivano dalle risate. Allora se la
rimetteva a posto, si portava una copia di True Story al bagno
e rimaneva l a leggere fino a che non era sbollita l'agitazione.
Avrebbe sempre voluto scrivere la storia della sua vita
per mandarla a True Story, perch diceva che la gente leggendola
avrebbe imparato veramente qualcosa, ma non
riusc mai a farlo. Ogni tanto prendeva una penna e cominciava
a scrivere su un pezzo di carta, ma non era mai
andato oltre il titolo, La storia della mia vita, perch
c'era sempre qualcuno che entrava a chiedere una birra, un
whisky o qualcos'altro, e lui doveva tornare al lavoro. Penso
proprio che non ce l'abbia fatta.
Nessuno l'aveva mai chiamato in altro modo se non Flanagan.
Lavorava per mio padre, da quando io mi potevo ricordare,
ma non aveva mai detto il suo nome di battesimo.
Nemmeno a mio padre. Quando doveva fare dei documenti,
per le tasse o cose del genere, si limitava a scrivere X.
Flanagan. Mio padre non se ne era mai preoccupato. Diceva
che ciascuno ha diritto ad avere almeno un segreto.
Flanagan si preoccupava moltissimo per me, quando
ero piccolo, e pensava che sarebbe stato un bene se mi
fossi iscritto alla Catholic Youth Organization, perch dopo
la scuola non facevo altro che gironzolare intorno al bar
e leggere libri. Lessi quasi tutti i libri di Rudyard Kipling
e di Alexandre Dumas e altri classici del genere, poi tutti i
fumetti su cui riuscivo a mettere le mani e le riviste illustrate.
Dopo un po' fui costretto a mettermi gli occhiali,
per quanto leggevo.
Flanagan si angosciava per questo e mi port alla CYO,
sulla 17th Street, in modo che potessi praticare sport e stare
all'aria aperta. Ma io non avevo la vista buona e non
piacevo molto agli altri ragazzi. Ero sempre l'ultimo a essere
scelto quando si facevano le squadre e io facevo finta
che non me ne importasse, ma alla fine smisi di andarci.
Poi Flanagan vide un cartellone nella metropolitana che
diceva quanto erano bravi i boy-scout e mi port da loro
per farmi iscrivere. Ma quello che era capitato con la CYO
accadde anche con i boy-scout, e in pi mi sentivo ridicolo
con quell'uniforme, perch ero pi alto degli altri. La cosa
migliore dei boy-scout era il loro Manuale, che aveva
dentro un sacco di roba da leggere e tante figure. Lo lessi
tutto e quando lasciai i boy-scout me lo portai via. Mi piace
ancora leggerlo ogni tanto.
Quando li abbandonai, Flanagan si arrabbi moltissimo
e url contro mio padre per un'ora. Lui gli rispose soltanto
che stare seduti a leggere era un buon modo per tenersi
lontani dai guai, e da quella volta Flanagan non mi
torment pi.
Un giorno me ne stavo l seduto a fissarlo mentre spillava
la birra, e lui, innervosito, mi disse: Cosa hai da guardare?.
Sto solo guardando la birra che scende nei bicchieri
risposi. E uno spettacolo che mi piace.
Probabilmente pens che lo stessi prendendo in giro o
qualcosa del genere, perch guard le birre e poi guard
me come se fossi matto. E cosa c' di bello?.
Al che risposi: Il modo in cui la schiuma sale dal fondo
del bicchiere subito dopo che l'hai riempito. Viene su
cos piano e oscilla su e gi fino a raggiungere definitivamente
il bordo.
Il suo unico commento fu Devi avere i sassi nel cervello,
e non mi chiese pi nulla sull'argomento. Ma cominci
a farci caso anche lui, perch ogni tanto lo sorprendevo
a guardare i bicchieri dopo che li aveva riempiti,
scuotendo la testa.
Flanagan pensava che mio padre fosse l'uomo migliore
del mondo. Quando lui non era nei paraggi, diceva ai clienti
abituali: Andy LaMain  bello, intelligente e ha pi
cervello del Papa. E se qualcuno gliene chiedeva il motivo
lui rispondeva: Perch tiene chiusa la bocca.
Ogni tanto il suo interlocutore avrebbe voluto discuterne
con lui, ma Flanagan diceva soltanto Tu devi avere
i sassi nel cervello e si girava a parlare con qualcun altro.
Andava d'accordo con me, perch la vedevo proprio come
lui. Mio padre era basso, almeno una testa pi basso di
me, ma era un uomo piacente e con un bel fisico. Aveva
capelli neri e soffici che cominciavano appena a ingrigire
sulla fronte e dei baffi sottili che si sistemava da solo tutte
le mattine davanti allo specchio. E Flanagan aveva ragione
quando diceva che mio padre era un tipo tranquillo. Era
la persona pi silenziosa che avessi mai conosciuto.
Poteva starsene dietro al bancone tutto il giorno senza
dire altro se non ciao agli habitu. Se fra quelli prendeva
il via una discussione sulla politica o su qualcos'altro,
si alzava e se ne andava in fondo al locale a leggere il giornale.
Il pi delle volte, se non c'era da fare, oppure cos
poco che ci poteva pensare Flanagan da solo, lui se ne stava
fermo davanti alla vetrina a guardare fuori.
Anche con Frances si comportava cos. Camminavano
a braccetto e lei parlava fitto fitto e, quando si fermava,
lui diceva una parola o due, e quello era tutto. Credo che
avesse la sensazione che lui nemmeno la ascoltasse, perch
una volta che mi trov da solo nelle nostre stanze al
piano di sopra, mi chiese: Ascolta, George, voglio farti
una domanda, ma devi promettere che rester fra di noi.
Sicuro.
Lei si stava rosicchiando l'unghia del pollice e mi guardava
come se stesse cercando di capire da che parte cominciare.
Senti sbott alla fine tuo padre non parla mai
di me? Insomma, dice mai qualcosa su di me quando io
non ci sono?.
No risposi, e allora lei si spavent e mi disse: Ricordati,
George, questa conversazione deve rimanere un segreto
fra di noi.
Non c'era bisogno di ricordarmelo, perch in ogni caso
non avrei detto nulla a mio padre. Non mi sarebbe mai
venuta l'idea di andare a dirgli qualcosa senza che me lo
avesse chiesto lui; e anche in quei casi non sembrava mai
molto interessato a quello che dicevo. Pi o meno una volta
al mese mi domandava A scuola va tutto bene? e io
gli rispondevo di s, e per il resto del tempo si limitava a
darmi la paghetta o a dirmi di andare a tagliarmi i capelli.
Praticamente non ci parlavo mai. Penso anche che mi facesse
un po' paura.
Ma mentre se ne stava l sul pavimento con Flanagan
che gli versava il whisky addosso, qualcosa dentro di me
cambi. Non mi faceva pi paura. Non avevo neanche pi
bisogno di lui. Era venuto un tizio da chiss dove, gli aveva
dato un sacco di botte e lui non aveva fatto altro che
stare l a prendersele. Si era spogliato davanti a tutti e si
era fatto dare una bella ripassata come un ragazzino.
Quando mi alzai dal tavolo e vidi tutte quelle persone che
gli si accalcavano intorno, pensai che, se lui non era in grado
di affrontare Al Judge, avrei potuto farlo io.
Non ero pi un bambino. Ero grande. Di certo pi
grande di tutti quelli che se ne stavano l con le loro stupide
bocche spalancate, perch sapevo qualcosa che loro
non sapevano. Sapevo che avrei ucciso Al Judge. Ucciderlo
il prima possibile, in modo che non ci potessero essere
dubbi sul motivo, ma in modo cos abile e rapido che nessuno
al mondo mi avrebbe potuto dare la colpa.
E poi la cosa pi importante. Al Judge, prima di morire,
avrebbe dovuto sapere perch stava accadendo. Si sarebbe
dovuto mettere in ginocchio davanti a me proprio
come gli ebrei di fronte ai nazisti, prima di essere fatti fuori.
E avrebbe dovuto sbavare. Forse lo avrei fatto spogliare
prima, cos i poliziotti lo avrebbero trovato nudo.
Solo il pensiero mi faceva sentire pi grande del mondo
intero. I miei occhiali erano andati, comunque. Me li
ficcai in tasca, mi avvicinai a quelli che stavano l in piedi
e cominciai a spintonarli. Fuori di qui dissi. Fuori dai
piedi.
Uno di loro inizi a spingermi a sua volta, ma un altro
lo prese per il braccio. Ha ragione disse lasciamoli soli.
Cos, uno a uno, pigiandosi l'uno all'altro con la testa
ancora voltata all'indietro per vedere che succedeva, infilarono
la porta e andarono a unirsi alla folla che si era radunata
fuori. L'ultimo che aveva ancora un sorso di birra
nel bicchiere se la fin, e poi usc anche lui. Quando non
ci fu pi nessuno, chiusi la porta, girai la chiave, tirai gi
le saracinesche e finalmente rimanemmo soli.

 Capitolo 3.

Quindici o sedici anni  una brutta et per un ragazzo.
Non solo per gli ormoni che si rimescolano in lui e che
lo rendono molto nervoso con le ragazze e tutto il resto, anche
se questa  gi una cosa abbastanza spiacevole. Penso
che sia una brutta et perch a quindici, sedici anni, sei nella
terra di nessuno.
Prendiamo, ad esempio, un ragazzino. Pu essere il
peggior teppista del quartiere, ma tutti dicono Com'
carino! Ma da dove prender tutta quell'energia? Combina
sempre qualche guaio! e lo colmano di ogni attenzione
possibile.
Oppure prendiamo uno che si avvicina ai diciott'anni.
Ormai  grande. Fuma davanti a tutti. Probabilmente va
a letto con una ragazza. E quando il suo vecchio lo porta
al bar tutti dicono E un uomo migliore di suo padre, e
gli offrono una birra.
Ma un ragazzo di quindici o sedici anni  una tortura
per tutti e soprattutto per se stesso.
Apre sempre bocca al momento sbagliato, dice sempre
la cosa sbagliata, fa sempre la cosa sbagliata. E non solo
tutti se la prendono con lui, ma  come se camminasse perennemente
con uno specchio davanti e con un registratore
che gli rif il verso per ogni cosa che dice. Sa che sta recitando
la parte dello stupido ma non riesce a farci niente.
Penso che in parte dipenda dalle ragazze. Prima sono
delle tavole da stiro che vanno in giro su degli stecchi e
poi all'improvviso diventano tutte curve e rossetto, e ogni
volta che ne vedi una carina diventi rosso come un peperone
e pensi a come sarebbe abbracciarla.
Ma questa  solo una parte della questione. L'aspetto
peggiore  il fatto che un ragazzo sveglio come me non pu
aprirsi e far capire agli altri quanto  intelligente. Penso che
questo qualche volta sia peggio delle ragazze.
Avete presente quello che succede quando due persone
iniziano a parlare fra loro e ognuna parla di una cosa differente,
senza rendersene conto, mentre voi ve ne accorgete
benissimo? Se sei un adulto, puoi interromperle e
magari intrometterti nel discorso. Ma se sei un ragazzo non
puoi far altro che ascoltare e mandare gi. Ti si conficca
in fondo come un macigno, ma devi mandarlo gi comunque.
Io ho letto un sacco di libri e spesso avrei potuto correggere
le altre persone, ma l'unica volta che ci ho provato
mi hanno detto Taci, ragazzino e mi hanno mandato
a quel paese. Non ci ho pi provato.
Mentre spingevo tutta quella gente fuori dal locale e
abbassavo la saracinesca, mi sembrava di prendermi una
rivincita per tutti i macigni che avevo dovuto ingoiare. Ero
pi grande di loro. Avevo detto loro cosa fare e quello
l'avevano fatto. Era la cosa migliore che mi era capitata
nella mia vita fino ad allora, e tutto questo stava succedendo
perch sapevo che stavo per uccidere Al Judge. Se
stai per uccidere qualcuno non sei pi un ragazzino e se
sai nel profondo del tuo cuore di non essere un ragazzino,
anche tutti gli altri, in un modo o nell'altro, ne saranno
consapevoli.
Dopo aver abbassato la saracinesca andai in fondo al locale,
dove Flanagan stava aiutando mio padre a rialzarsi.
Una volta che si fu rimesso in piedi, si appoggi al bancone
scuotendo violentemente la testa. Poi Flanagan riemp
con il whisky un bicchiere fino a met, e mio padre se lo
scol tutto in un sorso. Allora gli guardai la schiena, e mi
si attorcigli lo stomaco mentre il cuore cominci a battermi
cos forte da farmi temere che anche gli altri lo sentissero.
Per un attimo mi manc il respiro.
Aveva la schiena a strisce, cos grandi che sembravano
delle enormi funi rosse. C'era anche un casino di sangue,
che era colato pure sulla cinta e i calzoni. C'era whisky
sparso un po' dappertutto, pure sui pantaloni, che puzzavano
terribilmente. Il whisky non alcun odore quando lo
versi nel bicchiere, ma prova a rovesciarne una bottiglia e
ne sentirai la puzza da un capo all'altro di una stanza.
Mio padre era sempre molto elegante. Insomma, anche
quando lavorava portava dei bei pantaloni, che dovevano
essere stirati come diceva lui. E la prima cosa che mi
venne in mente fu che il sangue e il whisky avevano sicuramente
rovinato i suoi pantaloni, e che si sarebbe arrabbiato
da matti per questo. Poi realizzai che non era affatto
arrabbiato, ma soltanto terrorizzato, e aveva incassato il
colpo senza fare nulla. Mi infuriai cos tanto da dimenticarmi
chi era e mi rivolsi a lui come se fosse uno stupido ragazzino.
Perch gliel'hai permesso? gridai. Perch gliel'hai
lasciato fare?.
Pensai che Flanagan fosse sul punto di picchiarmi. Taci
disse. Tu devi avere i sassi nel cervello.
Tirai fuori gli occhiali dalla tasca e provai a metterli. 
strano parlare con qualcuno senza occhiali addosso, se non
ci sei abituato. Per si erano storti tutti, e mi tremavano
troppo le mani per riuscire a sistemarli.
Mio padre taceva. Prese la canottiera e cominci ad
alzare le braccia per infilarsela, ma gli faceva troppo male.
La mise gi e afferr la camicia. Gliela tenne Flanagan in
modo che lui la potesse indossare. Se ne stava l con il viso
rivolto al soffitto e gli occhi chiusi, mentre Flanagan
gliel'abbottonava e gliela metteva nei pantaloni.
Hai intenzione di fargliela passare liscia? Anche se lui
 un pezzo grosso, non gliela lascerai passare liscia, vero?
gli dissi.
Flanagan si slacci il grembiule e se lo lev, mentre mio
padre si volt verso di me e mi lanci un'occhiata. Dimenticatelo.
Di cosa credi che stia parlando adesso il quartiere?
Perch non vai fuori a dire a tutti che se lo scordino?.
Flanagan mi prese per la spalla. Cosa credi di fare, parlando
a tuo padre in questo modo?. Ma mio padre disse:
Lascialo stare, Flanagan.
Mi allontanai comunque. Voi credete che io sia ancora
un bambino. Beh, non lo sono! Prima, se Flanagan non
mi avesse trattenuto, gli sarei saltato addosso a quel tizio!
E lo far comunque, se non avr nessuno a impedirmelo!.
Tutto intorno a me era esattamente come prima, ma
per la prima volta mi sentii bene. Mi sembr di avere muscoli
d'acciaio e che la mia mente fosse acuta e brillante
come un ago, in grado di pensare le cose giuste da dire e
da fare: nulla sarebbe potuto andare storto.  cos che si
sentono i grandi ed  per questo che vanno in giro senza
preoccuparsi ogni minuto di quello che fanno o dicono.
 una sensazione bellissima.
Anche il modo in cui mio padre mi guardava non mi poteva
togliere quella sensazione, perch non sapeva che
avrei ucciso Al Judge, e probabilmente per lui erano ancora
chiacchiere da ragazzini. E anche se non fosse mai
venuto a sapere che a uccidere Al Judge ero stato io, l'avrei
saputo io, e questo mi bastava.
Perci, tutto quello che mio padre disse fu Scordatelo,
e poi rivolto a Flanagan: Chiudi il locale. Io salgo su.
Rimanemmo l in attesa, mentre Flanagan girava la chiave
nella porta, raccoglieva i bicchieri sporchi e li metteva
nel lavandino. Poi prese una scatola da sotto il bancone e
vi rovesci dentro i soldi della cassa senza nemmeno contarli.
Quindi spense le due lampade grandi e lasci soltanto
la luce notturna, e tutto divenne ombra e sporcizia e
consapevolezza che stavo per uccidere Al Judge, come fosse
un film, solo che invece era realt.
Nel locale, c'era una porta sul retro che dava su un piccolo
atrio, da cui partivano delle scale che conducevano
al nostro appartamento. Uscimmo fuori io, mio padre con
la canottiera in mano e Flanagan con la cassetta dei soldi.
Prima di salire, Flanagan apr una porta che si affacciava su
un piccolo cortile interno e chiam: Micia, micia, micia!.
Non accadde nulla, e fece Pss, pss, pss fino a quando
non arriv correndo una grassa e vecchia gatta. Non
aveva realmente un nome, si chiamava soltanto Micia, e
non era nemmeno di Flanagan. Un tempo era stata un minuscolo
esserino affamato e lui l'aveva raccolta e se ne era
preso cura fino a quando non era scappata. Ma era rimasta
sempre nei paraggi e ogni sera Flanagan cercava di farla
entrare nel bar per catturare i topi. Era convinto che
quando veniva la gatta era un segno che sarebbe piovuto.
Se fosse stato cos, sarebbe stato meglio delle previsioni
meteo, ma per la maggior parte delle volte la sua teoria non
funzionava. Una volta glielo feci notare e lui rispose che
la sera prima stava veramente per piovere, ma il tempo si
era poi rimesso durante la notte. Penso che avesse cominciato
questa cosa per gioco e poi avesse finito col crederci
veramente.
La gatta arriv di corsa e Flanagan accompagn la porta
dietro di lei, ma prima che chiudesse riuscii a dare uno
sguardo fuori. C'era vento, cominciava a far freddo e il vecchio
albero nel cortile di Ehrlich l vicino ondeggiava cos
violentemente che pareva sarebbe stato sradicato da un
momento all'altro. Mr Ehrlich era il proprietario del negozio
di dolciumi a fianco e quello era il pesco che curava
amorevolmente tutto l'anno. Ci lavorava intorno con gli
occhiali che gli scivolavano sul naso, tagliando i rami morti,
togliendo qua e l le foglie e innaffiando il terreno quando
non pioveva da un po'. Avreste pensato che quello fosse
il suo unico figlio.
Nonostante tutto il suo lavoro, non riusc mai a ricavarne
nemmeno una pesca. Verso la fine dell'estate comparivano
delle piccole pesche dure, ma appena maturavano
i ragazzi del quartiere gliele rubavano. Tuttavia Mr Ehrlich
non si arrese mai.
L'albero ondeggiava avanti e indietro, e arrivarono condotti
dal vento alcuni fogli di giornale che si fermarono
contro lo steccato, oscillando. Questo fu tutto ci che riuscii
a vedere, fuori era molto buio.
Quindi Flanagan chiuse la porta e mio padre inizi a
salire le scale lentamente. Poi venivo io e Flanagan dietro
di me. Da come camminava, intuivo che per pap quello
sforzo era durissimo e i miei occhi si riempirono di lacrime.
Ma dentro di me mi sentivo pronto e forte, perch Flanagan
stava portando su soltanto la cassetta dei soldi e
non il revolver, che giaceva tranquillo in fondo al cassetto.
Questo era ci che contava, perch era la pistola che
avrei usato quella notte.

 Capitolo 4.

Una volta giunti in cima alle scale ci si trova di fronte alla
porta d'ingresso di casa nostra. Entrando, c' un salone a
vista, seguito dalla camera da letto, poi dal bagno e infine
dalla cucina, che d sul cortile. Il salotto era la mia stanza
e in camera da letto dormiva mio padre.
Tra il salotto e la camera da letto c'era una grande porta
doppia. Cos grande che, se uno l'avesse aperta avrebbe
ricavato una ampia unica stanza, ma non l'ho mai vista
aperta in vita mia. Ogni tanto, a notte fonda, venivo svegliato
da voci e suoni che provenivano dall'altra stanza,
ma le due ante della doppia porta non lasciavano nemmeno
un minimo varco attraverso cui guardare.
Di solito, la mattina, quando uscivo per andare a scuola,
mio padre dormiva ancora, perci io mi preparavo la
colazione e uscivo cercando di fare meno rumore possibile.
Ma il sabato e la domenica mi alzavo pi tardi e facevamo
colazione insieme, poi lui prendeva il giornale e lo
leggeva vicino alla finestra del salotto. Si sedeva in poltrona
e appoggiava i piedi su una seggiolina, e per pi di un'ora
tutto quello che vedevi era una nuvola di fumo di sigaretta
che saliva da dietro il giornale.
Qualche volta avevo qualcosa di importante da dirgli,
ma avevo imparato che era meglio aspettare che avesse finito
la lettura. A quel punto, mentre indossava un grembiule
pulito per scendere ad aprire il bar potevo parlargli
di quello di cui avevo bisogno.
Il salotto era la stanza migliore della casa. Tutte le altre
avevano il linoleum a terra, l invece c'era la moquette. Non
avevo un letto vero, ma per me il divano andava benissimo
ed era anche pi facile da rifare. Quando stavo nei boyscout,
tutte le mattine rimettevo a posto il mio divano letto,
con le lenzuola e le coperte piegate e in ordine, ma dopo
che ne fui uscito non mi sembr pi una cosa cos importante
e smisi di preoccuparmene. Quando Frances
veniva a casa nostra, cominciava subito a sbraitare e poi rifaceva
i nostri letti e spolverava. La lasciavo lamentarsi, perch
spolverando mi levava un problema.
Nel salotto c'erano la poltrona, il divano letto, un grande
scrittoio e alcune sedie, oltre a un tavolino traballante
che non serviva a nulla se non a ospitare la radio e la foto
del nonno.
Una volta, quando ero un bambino piccolo e stupido,
presi in mano la cornice della fotografia del nonno per osservarla
da vicino e mi accorsi che dietro ce n'era un'altra.
Armeggiai con le dita fino a che non riuscii a tirarla fuori
e allora mi resi conto che era un'immagine di mia madre.
Non me la ricordavo molto ma capii subito che era lei.
Al vederla mi sentii un po' a disagio, perch a casa non
si parlava mai di lei e mi sembrava di aver visto un fantasma.
Cos, senza rifletterci, la portai nella camera di mio
padre per fargliela vedere. Quando entrai stava alzandosi
ed era seduto sulla sponda del letto con la testa fra le mani.
Gli diedi la fotografia dicendo: Guarda, ho trovato
una foto di mamma.
Per un attimo mi fiss come se stesse in mezzo al traffico
e un camion stesse per travolgerlo senza che lui potesse
fare nulla per salvarsi. Poi mi lev la foto dalle mani e cominci
a farla in mille pezzi. Continu a strappare fino a
quando, al posto della fotografia, non rimasero che dei
pezzetti di carta sparsi sul pavimento attorno a lui. Poi mi
disse tra i denti Fuori di qua! e io ero cos spaventato che
corsi via quasi urlando.
A ogni modo, non mi segu. Sbatt la porta e rimase l
cos a lungo che Flanagan dovette aprire il bar e mettere a
posto tutto da solo.
A ripensarci pi tardi rimasi male per la foto, perch
mia madre era molto carina. Portava un nastro intorno ai
capelli e aveva grandi occhi leggermente a mandorla. In
quell'immagine aveva la testa un po' inclinata e ti dava l'impressione
che stesse sorridendo proprio a te. E anche il
modo in cui sorrideva era strano. Non era il sorriso stupido
che hanno di solito le persone quando si mettono in posa.
Sembrava che stesse ridendo di qualcosa che lei conosceva,
ma tu no.
Dopo quel giorno presi a ficcare il naso in giro per casa,
ma non trovai mai pi un'altra sua fotografia.

 Capitolo 5.

I due biglietti arancioni, grandi quasi quanto due cartoline,
stavano al centro del cassettone.
E curioso come le cose importanti riescono a cancellare
tutto il resto dalla tua mente. All'inizio c'era l'incontro
di boxe, e da quando mio padre me l'aveva promesso non
avevo pensato ad altro.
Quando ero in bagno a lavarmi, mi bloccavo all'improvviso
davanti allo specchio per imitare Rocks Abruzzo
che sferrava un pugno in mezzo alla faccia di Joe Shotfield.
Poi diventavo Joe Shotfield e mi mettevo in difesa, ma
Rocks aveva sempre la meglio su di me. Stavo per andare
al tappeto quando ritornavo di colpo Rocks e rimanevo l
in piedi mentre l'arbitro contava in attesa che l'altro si alzasse.
Avevo letto quello che avevano scritto sull'incontro tutti
i giornali su cui ero riuscito a mettere le mani, e me ne ero
vantato con alcuni compagni di scuola. Era la cosa pi importante
che mi fosse mai accaduta.
Ma dal momento in cui Al Judge fece il suo ingresso
nel locale non ci pensai pi. Non era pi nella mia testa.
Stavano accadendo troppe cose, e anche mentre salivo lentamente
le scale con mio padre e Flanagan, non ci pensavo
affatto. Eravamo quasi arrivati in cima, quando mio
padre inizi a barcollare, e se io non l'avessi afferrato e Flanagan
non l'avesse circondato con un braccio, sarebbe precipitato
di sotto.
Quando riuscimmo a trascinarlo in camera si lasci cadere
a pancia in gi sul letto, a peso morto. Ne rimasi terrorizzato,
ma appena Flanagan accese la luce e pos la
cassetta del denaro, gli diede un'occhiata e mi spieg che
andava tutto bene, anche se gli faceva molto male. Lo sapevo
e Flanagan non aveva bisogno di dirmelo.
Quindi scorsi i biglietti sul cassettone e mi si affacciarono
alla mente cos tante cose che non riuscivo a districarle.
Non mi dispiaceva non andare pi all'incontro, perch
dopo quello che era successo nulla mi Sembrava pi
importante. Poi mi venne in mente che Al Judge ci sarebbe
andato. Di sicuro avrebbe dovuto fare un articolo, no?
Gi lo vedevo l, seduto ai bordi del ring, con la nuca sulla
linea di tiro della mia pistola. E poi boom! e lui che cade
riverso sulla macchina da scrivere. Se avessi aspettato
un momento culminante durante la lotta, con la sala piena
di eccitazione e di urla, nessuno si sarebbe accorto che
a sparare ero stato io.
Una volta in un film c'era un tizio che ammazzava un
pugile professionista in questo modo. Non ricordavo bene
se poi riusciva a farla franca o meno. Poi mi resi conto
che, se avessi ammazzato Al Judge in quel modo, lui non
ne avrebbe mai conosciuto il motivo, e la cosa pi importante
invece era che lui lo sapesse, prima di morire.
Del resto era inutile stare l a tormentarmi, perch se
mio padre stava male e non andava all'incontro era chiaro
che non ci sarei andato neanche io. Ma io dovevo andarci.
Anche se non avessi sparato a Al Judge l, avrei sempre
potuto tenerlo d'occhio. Poi, dopo il match, avrei potuto
pedinarlo e aspettare l'occasione adatta. Altrimenti non sarei
mai riuscito a ritrovarlo.
Quei biglietti erano costati otto dollari l'uno, non usarlo
sarebbe stato uno spreco.
Li presi in mano e restai l a guardarli con la testa che
mi ronzava. Fu Flanagan a sistemare tutto senza neanche
rendersene conto. And in bagno e sentii che apriva il rubinetto
della vasca. Poi torn in camera e aiut mio padre
a sedersi sul letto. Penso che quel mezzo bicchiere di
whisky avesse ottenuto il suo effetto, perch i suoi occhi
erano grandi e lucidi e non sembrava accorgersi di quello
che gli accadeva intorno.
Flanagan cominci a levargli la camicia e gli disse: Dopo
un bel bagno caldo, Andy, ti sentirai molto meglio. Poi
metteremo qualcosa sulla tua schiena e potrai stenderti di
nuovo a letto.
Probabilmente mio padre non cap nulla di quello che
aveva detto Flanagan. Rimase l seduto a fissare il muro, come
se stesse cercando di ricordare qualcosa. Sono stanco
disse. Sono solo un po' stanco. Flanagan lo aiut a
mettersi in piedi, rassicurandolo: S, Andy. Andiamo, il
bagno  pronto.
Si avviarono lentamente di l, e sentii la porta che si
chiudeva e il rumore dell'acqua nella vasca.
In tutta la mia vita non avevo mai fatto nulla senza il permesso
di mio padre. Quel sorso di birra non contava, perch
anche secondo Flanagan si trattava soltanto di un assaggio.
in tutte le cose importanti avevo sempre fatto
quello che voleva lui. Una volta che i ragazzi del quartiere fecero
una festa, mio padre mi ordin di non andarci e io non
ci andai. Ci rimasi un po' male, ma non glielo feci capire.
E quando gli altri presero a frequentare la cantina di
Ehrlich per cazzeggiare un po' con le ragazze - niente di
serio, solo per provarci e guardarle - mi sarebbe piaciuto
andare con loro pi di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma
qualche ubriacone nel bar cominci a parlarne e mio padre
me lo viet. E io ubbidii. Non fumavo e non dicevo
neanche parolacce, tranne raramente senza rendermene
conto. Nel mio quartiere certe cose non suonano neanche
come volgari. Per esempio, un tizio che vuole dire che 
un giorno molto caldo dir sicuramente che  un caldissimo
giorno del ca... Tutti lo fanno, e mi prendono in giro
perch cerco di evitarlo. Insomma, penso di essere proprio
un bravo ragazzo.
Per questo motivo ero contento che mio padre si fosse
scordato dell'incontro di boxe e non mi avesse detto nulla
in proposito, perch comunque avrei fatto qualcosa che
a lui in qualche modo non piaceva, e se mi avesse detto
apertamente di non andarci sarebbe stato anche peggio.
L'avrei fatto anche se me l'avesse vietato, ma sarebbe stata
la prima volta, e ci sarei stato male. In questo modo era
molto meglio.
Restai per un bel po' davanti al cassettone ma sentii solo
il rumore dell'acqua e qualche mugugno. Poi mi levai il
maglione che indossavo. Io e mio padre tenevamo i vestiti
nello stesso armadio, in camera da letto, lui nella parte
destra e io a sinistra. Aprii l'anta cercando di non fare rumore,
tirai fuori una cravatta e me la misi. Quindi presi la
giacca e il cappotto, mi misi in testa il mio cappello migliore
e cercai di abbassare la visiera sul davanti. Ma quando
mi guardai nello specchio, sembrava comunque ancora
il cappello di un ragazzino. Me lo levai e presi quello di
mio padre: era un bel fedora nero, e mi stava benissimo.
Parevo un uomo. Lo sapevo perch l'avevo gi provato.
Quando fui quasi pronto, aprii la porta e mi affacciai
sull'ingresso, ma era tutto a posto. Stavo per imboccare le
scale quando mi vennero in mente i biglietti. Non sarebbe
stato un bel colpo arrivare fino al Madison Square Garden
senza il biglietto per entrare. Rientrai nella stanza, li
presi e guardai l'orologio. Erano solo le nove meno un
quarto, avevo tutto il tempo di arrivare prima della fine
dell'incontro. Ci sarebbero voluti dieci, quindici minuti,
con l'autobus della 9a Avenue.
Fui di nuovo sulle scale ed ero in un bagno di sudore.
L'appartamento era caldo, il cappotto era pesante e il pensiero
di uscire per realizzare quello che mi ero proposto
mi faceva star male. Mi toccai la faccia e mi sembr in fiamme,
ma forse era perch la mia mano era umida e gelata. Mi
chiesi se non mi stessi per beccare qualche malanno.
Scesi le scale rimanendo accostato dalla parte del muro,
dove i gradini scricchiolavano meno. Ma la casa era cos silenziosa
che anche in questo modo ogni passo mi sembrava
un allarme antincendio. Arrivato in fondo, era buio pesto
e cercai a tastoni la maniglia. Quando la aprii, le cose
andarono meglio, perch nel locale c'era la luce notturna.
Fu una strana sensazione ritrovarmi nel bar. Sul tavolo
dove avevo mangiato c'era ancora il piatto con l'osso della
bistecca e qualche patatina fritta. Ne presi una in mano
ma mi sembr il dito di un morto e la lasciai subito cadere.
C'era anche il mio libro. Lo presi e lo misi sotto il bancone,
dove lo tenevo di solito.
Poi mi diressi verso il registratore di cassa e aprii il grande
cassetto sotto. La pistola era l, e mi parve di sentire un
piccolo raschio mentre estraevo il cassetto. La presi in mano
e mi parve pi fredda e pi pesante di quello che ricordavo.
Non sembrava un'arma che poteva uccidere qualcuno,
ma piuttosto un grosso attrezzo pesante, come una chiave
inglese o qualcosa del genere.
Me la infilai nella tasca della giacca, che era troppo piccola
e ne lasciava intravedere l'impugnatura. La ritirai fuori
e mi venne in mente che non avevo nemmeno controllato
se era carica. L'aprii come avevo visto fare a Flanagan
quando la puliva e vidi che non mancava nessun proiettile
nel caricatore. La richiusi e stavolta la misi nella tasca destra
dei pantaloni, che era sufficientemente grande. Forse
la spinsi gi con troppa veemenza, perch sentii subito il
rumore di qualcosa che si strappava e il freddo della canna
contro la gamba. Cercai di tirarla fuori, ma il grilletto
si era incastrato nella fodera e, quando alla fine ci riuscii,
era rimasto ben poco della stoffa. I miei occhiali erano a
terra, ormai definitivamente rotti: mi ero dimenticato di
averli in tasca. Ormai erano inutili e li lasciai l.
Stavo per mettere il revolver nella tasca sinistra dei pantaloni,
ma il pensiero di averla dalla quella parte mi dava
cos fastidio che lo infilai di nuovo in quella rotta. Ci stava
abbastanza bene, anche se la canna era fredda come la
morte appoggiata contro la mia gamba.
Poi mi abbottonai il cappotto e andai verso la porta.
Non avevo la chiave, cos bloccai la serratura in modo che
rimanesse aperta. Non mi fregava dei soldi che stavano al
piano di sopra.
Per un secondo pensai di tornare in camera da letto a
prenderne un po', ma stavolta avrei potuto essere meno
fortunato e incrociare Flanagan o mio padre. Avrei potuto
sempre chiedere dieci centesimi a Mr Ehrlich del negozio
di dolciumi. Era una brava persona: se ne avevi bisogno
era sempre disposto a farti un prestito.
Mi affacciai di soppiatto da un angolo della vetrina per
vedere se era rimasto qualcuno fuori dal locale. Non c'era
nessuno. Quando aprii la porta il vento era talmente forte
che quasi me la strapp di mano, rischiando di farla sbattere
contro il muro. Feci appena in tempo a trattenerla. Poi
la richiusi e fui in strada.
La polvere e la sporcizia trasportata dal vento mi entravano
negli occhi. Lungo tutto l'isolato si potevano sentire
le insegne di latta che oscillavano su e gi, e vidi che Mr
Ehrlich aveva tolto tutti i giornali dall'espositore. Lo faceva
soltanto quando era brutto tempo, per evitare che si
rovinassero. In quei casi li ammucchiava dentro il negozio,
sul bancone dei dolciumi, e cos la gente che voleva
dargli un'occhiata gratis si affollava a tal punto che si riusciva
a malapena a respirare.
Pensando a chi era l dentro e a quello che stavano dicendo
su mio padre mi venne voglia di non entrare. Ma
avevo un dannato bisogno di quel decino, quindi dovevo
farlo. Non persi tempo. Corsi verso la porta del negozio
di dolciumi e la spinsi. C'era un sacco di gente, intenta
nella lettura gratuita, e la prima persona che mi vide fu
Kennealy, il nuovo poliziotto di quartiere.

 Capitolo 6.

Per cinque interminabili secondi rimasi l congelato, con la
schiena incollata alla porta. Forse fu un bene che non riuscii
a muovermi, perch altrimenti me la sarei data a gambe
e Kennealy avrebbe sicuramente cominciato a sentire
puzza di bruciato.
Kennealy era il nuovo poliziotto, e il vecchio Mr Reardon,
che era in pensione e veniva al bar un paio d'ore tutte
le sere, diceva che i poliziotti nuovi hanno una predilezione
speciale per le grane. Forse perch pensano di poter
jdiventare degli eroi e tornare agli abiti civili, cos se ne
vanno in giro a fomentare anche quello che non vedono.
Inoltre a me i poliziotti facevano sempre un brutto effetto.
Magari camminavo per strada senza far nulla, ma bastava
che incontrassi una guardia e che mi guardasse per
sentirmi subito un ladro. E da come camminavo e mi comportavo,
sapevo che ne avevo assunto anche l'aspetto.
E cos ero l in piedi, senza occhiali, con il bel cappello
di mio padre ficcato sulla testa, un'enorme pistola che mi
spingeva contro la gamba, l'intenzione di uccidere Al Judge,
e Kennealy che stava l a fissarmi. Era davanti al distributore
della soda con un bicchiere di seltz e cioccolata in
una mano e un marshmallow mezzo smangiucchiato nell'altra.
Quando mi intravide stava agitando la soda nel bicchiere,
probabilmente per mescolare meglio la bibita,
quindi la fiss, la bevve tutta d'un fiato, e mi fece segno
col bicchiere di avvicinarmi.
Cominciai a camminare molto lentamente e tutto quello che sapevo era che se avesse provato a giocarmi qualche
scherzo, come perquisirmi, avrei fatto un passo indietro,
avrei estratto il revolver e sarei passato all'attacco. Non
avevo ancora iniziato ad attuare il mio piano e non potevo
permettere che uno stupido poliziotto rovinasse tutto.
Non c'era alcuna ragione per cui dovesse perquisirmi, ma
non riuscivo a smettere di pensare che avrei reagito esattamente
in quel modo.
Quando gli fui accanto, mi disse: Ehi, LaMain, cos'
questa storia che ho sentito del tuo vecchio che stasera 
stato pestato?.
Al sentire questo, tutti si girarono a guardarmi. C'era
Mr Ehrlich, con gli occhiali che gli scivolavano sul naso e
lo sguardo preoccupato, e altri tre, forse quattro, tizi del
quartiere che mi fissavano.
Uno di loro intervenne: Gi, un testimone  andato al
bordello e ha spifferato tutto a Kennealy, cos adesso lui 
venuto per fare qualche indagine.
Tutti risero, tranne Mr Ehrlich. Non gli piaceva quel linguaggio,
perch qualche volta nel negozio c'erano sua moglie
e sua figlia, Gertrude.
Ha preso un sacco di botte, ma ha detto che  meglio
per tutti se ce lo scordiamo risposi.
Quello che aveva parlato poco prima tir su col naso come
se sentisse un cattivo odore e comment: Tutte quelle
botte doveva proprio essersele meritate. Ma un altro
aggiunse: Andy  un tipo a posto. Probabilmente vorr sistemare
la faccenda da solo. Questo non piacque affatto
a Kennealy.
Finch questa rimarr la mia zona, non voglio problemi
ribatt arrabbiato. Pensi che tuo padre abbia in
mente questo, LaMain?.
No, ha detto soltanto che  meglio se ce lo scordiamo
tutti.
Uno di quei tizi rutt sonoramente. Ma dai, Al Judge
 un pezzo troppo grosso per lui. Se soltanto provasse a
fare qualcosa si ritroverebbe subito addosso tutta la banda
del Daily Press per fargliela pagare.
Kennealy fece un cenno con la mano come per zittirlo,
quindi si rivolse a me: Ascolta, ragazzino, di' al tuo vecchio
che se dovesse succedere qualcosa sapr dove andare
a cercare. Diglielo.
Uno di quelli intervenne: Che c', Kennealy? Pensi che
Al Judge ti dia una promozione?. E tutti risero di nuovo.
Solo Mr Ehrlich non rise. Si appoggi al bancone e disse
preoccupato: Come sta adesso, Gergie?  ridotto
molto male?.
No, sta abbastanza bene. Per si  steso, in camera, e
non vorrei dargli fastidio, perci sono venuto a chiederle
se mi pu prestare dieci centesimi, Mr Ehrlich risposi.
Quello che aveva ruttato comment Nel rimanere steso
 un esperto, vero?, e io pensai che un giorno o l'altro
lo sarei andato a cercare per dargli quello che si meritava.
Adesso, per, avevo altro a cui pensare. Dovevo prendere
il mio decino e andarmene al pi presto fuori da l.
Prima di riuscire a mettere le mani sui soldi, sentii Mrs
Ehrlich che urlava dal piano di sopra: Meyer, Meyer! Se
 Gergie, mandamelo su, per favore. Digli che  importante.
Ecco, l'ultima cosa al mondo che avrei voluto fare in
quel momento era salire lass, perch sapevo cosa voleva
da me Mrs Ehrlich. Ogni tanto usciva per delle commissioni
o per andare al cinema e aveva paura che la piccola
Gertrude potesse svegliarsi e mettersi a piangere. Cos mi
dava dieci centesimi, qualche volta anche un quarto di dollaro,
per rimanere l a leggere fino a quando lei non tornava.
Di solito lo facevo volentieri, perch cos potevo guardare
i giornali gratis. Ma stavolta proprio non potevo. Iniziai
a spiegare a Mr Ehrlich che dovevo andar via, ma lui
mise le mani avanti, sorridendo: Ascolta, ti dar quei dieci
centesimi, ma fammi questo favore, vai su per qualche
minuto, cos lei pu uscire un attimo.
Non era proprio il caso di discutere. Con tutta la gente
che c'era l intorno avevo paura che mi chiedessero cosa
mai dovevo fare di cos urgente e che cominciassero a farmi
delle domande. Infatti, uno di loro mi chiese Che c',
Gergie? Hai un appuntamento importante stasera?, ma
invece di rispondere io mi girai e salii di sopra.
Mrs Ehrlich mi attendeva in cima alle scale. Era una
donnina piccola e grassa, ma aveva un viso grazioso e sempre
sorridente.
Bene, bene disse. Gergie, devo uscire per dieci,
quindici minuti al massimo. Puoi dare un'occhiata alla
bimba?.
Qualche volta, quando diceva cos, rimaneva fuori anche
un'ora, perci le risposi: Senta, Mrs Ehrlich, mio padre
sta male e io devo tornare presto da lui.
Si port una mano alla fronte. Oh, s, l'ho saputo. Un
uomo cos cortese! Sta molto male, Gergie? Avete chiamato
un dottore?.
S, sta abbastanza male, Mrs Ehrlich, e devo ritornare
subito a casa. Perci si sbrighi!.
Entrai in salotto e lei corse a prendere il soprabito dicendo:
 terribile, terribile, che sia potuta accadere una
cosa simile a un uomo cos cortese!. Avrei voluto dirle di
chiudere il becco, ma lei si precipit gi dalle scale e io mi
sedetti ad aspettare senza togliermi il cappotto.
Quando mi agito e sono preoccupato, come ad esempio
per un'interrogazione a scuola, mi scappa sempre di pisciare.
Magari l'ho appena fatta ma sento che devo rifarla
e qualche volta mi viene solo lo stimolo e ci provo tre o
quattro volte senza che accada nulla. In quel momento,
mentre stavo l seduto, mi successe proprio cos, quindi
mi alzai e andai in bagno e non si trattava di un falso allarme.
Solo che, una volta finito, provavo ancora lo stimolo
e mi tremavano tantissimo le ginocchia. La cosa pi strana
fu che, quando mi misi la mano in tasca per sistemare
la pistola che mi dava fastidio, lo stimolo spar.
Tirai fuori il revolver, mi piazzai davanti allo specchio
e la puntai contro il mio viso riflesso. Non ci vedevo bene,
ma il cappello nero faceva la sua figura e, mentre puntavo
la pistola, cercavo di assumere un'espressione dura e spietata.
Tuttavia lo specchio era messo cos in alto che, se volevo
vedere la pistola, dovevo tenerla troppo su e cos tutto
finiva per apparire un po' ridicolo.
Spensi la luce in bagno e nascosi l'arma sotto il cappotto.
Poi, in punta di piedi, andai in corridoio ed entrai in
camera da letto. L c'era un grande cassettone, con uno
specchio in cui riuscivo a vedermi fino alla vita. C'era anche
il lettino della bimba, cos mi mossi senza fare alcun rumore
e accesi l'abat-jour sul comodino piuttosto che il lampadario
sul soffitto. C'era uno strano odore di bambino e
di borotalco, ma non ci feci molto caso. Puntai la pistola
contro la mia immagine riflessa nello specchio e l'effetto
era cos reale che mi sembrava di vedere Al Judge davanti
a me col volto coperto di sudore. L'unico problema era
che, visto che stavo davanti a uno specchio, anche lui aveva
in mano la pistola, e questo rovinava tutto.
Poi, all'improvviso, udii un grido. Mi voltai di scatto,
cercando nel frattempo di nascondere la pistola sotto il
cappotto. Era la piccola Gertrude che piangeva, forse perch
la luce le dava fastidio. Pass un minuto buono prima
che realizzassi che non era accaduto niente di grave, quindi
tirai fuori la pistola e mi avvicinai al lettino.
La bimba urlava con tutte le sue forze, allungando le
braccia sopra la testa, e a ogni strillo che lanciava avevo
l'impressione che qualcuno stesse passando le unghie su
una lavagna. Le misi una mano sulla bocca, cos tutto quello
che si riusciva a sentire era quel rumore che cercava di
farsi strada. Non potevo smettere di pensare che avrebbe
detto a qualcuno che avevo una pistola, poi mi ricordai che
non sapeva nemmeno parlare e levai la mano.
Ricominci a gridare, allora presi la pistola e gliela puntai
dritta alla testa. Taci o te la far pagare.
Era una sensazione strana. Credo che nella mia mente
avessi confuso Al Judge con lei, ed era a lui che la volevo
far pagare.
Era un impulso irresistibile, e sentivo delle ondate calde
nello stomaco. Continuavo a tenere la pistola puntata su
di lei, e col pollice tirai su il cane fino a quando non scatt.
Poi cominciai a premere il grilletto, ma piano, in modo
che il colpo non partisse. E cos, tutt'a un tratto, Gertrude
smise di piangere e io mi sentii cos svuotato che non
avevo pi voglia di fare lo spiritoso.
Ma adesso il cane della pistola era sollevato e io non
sapevo pi come riabbassarlo. Non avevo la minima idea
di cosa bisognava fare e avevo paura a mettere la pistola
in tasca cos, perch sarebbe potuto partire un colpo. L'unica
cosa che mi venne in mente fu di mettere la sicura,
ed era meglio di niente, anche se sarebbe stato meglio se
il cane fosse tornato al suo posto. Proprio in quel momento
udii Mrs Ehrlich che imboccava le scale. Ficcai il revolver
in tasca, cercando di sistemare bene la giacca sopra, e
restai l vicino al lettino della piccola Gertrude in modo
che la madre mi trovasse cos. Entr con due grosse buste
sulle braccia e subito si impression.
Cosa c', Georgie? Cos' successo?. Poggi i pacchi
sul letto e cominci ad accarezzare il viso della bambina.
Piangeva e sono venuto a vedere che cos'aveva. Ha
smesso subito.
Oh, mi ero spaventata disse Mrs Ehrlich, poi sorrise
e continu: Saresti proprio un bravo pap, Gergie. Beata
chi ti sposa.
Diede ancora qualche colpetto alla bambina e la sistem
meglio nel lettino. Dopodich spense la luce e prese
le buste per portarle in cucina. Nel corridoio disse: Di'
a tuo padre, Gergie, che si deve tirare su e che ha un figlio
meraviglioso, davvero meraviglioso.
Mentre scendevo le scale ero preoccupato per quei tizi
di sotto, ma quando entrai nel negozio vidi che ne era rimasto
soltanto uno, stava leggendo il giornale e non alz
nemmeno la testa. Mr Ehrlich mi diede i dieci centesimi e
li misi nella tasca del cappotto. Saluta tuo pap, Georgie,
e digli di riguardarsi.
Certo, Mr Ehrlich risposi, e uscii in strada.
Alzai il bavero del cappotto, mi ficcai i pugni in tasca e
cominciai ad allontanarmi pi in fretta possibile dal negozio
e dal bar. Pensavo che sarebbe stato meglio andare a
prendere l'autobus alla fermata successiva, nel caso in cui
Flanagan o mio padre fossero affacciati alla finestra.
In fondo all'isolato c'era il negozio di barbiere di Mr
Triola dove andavo di solito a tagliarmi i capelli. All'interno
c'era un orologio. Mi sporsi per cercare di capire che
ora fosse, ma era troppo buio. Doveva essere quasi arrivato
il momento del grande incontro che in genere cominciava
alle dieci, dopo i preliminari.
Il match pi importante si faceva sempre a quell'ora per
poterlo trasmettere alla radio. Di solito ascoltavo sempre
quelle radiocronache e mi chiedevo sempre come sarebbe
stato assistere di persona, e adesso, finalmente, l'avrei
saputo. Ero contento di questo, ma ero ancora pi contento
al pensiero che Al Judge sarebbe stato l, ai bordi
del ring, magari a scrivere un articolo sull'incontro, e io
sarei stato seduto nella prima fila del mezzanino e avrei potuto
ucciderlo quando volevo. Ero il suo padrone, anche se
lui non lo sapeva.
Ma non era mia intenzione ucciderlo l. Volevo portarlo nel posto giusto cos sarebbe stato facile. L'avevo capito
mentre facevo lo stupido con la piccola Gertrude. Sparare
a qualcuno sarebbe stato pi semplice di quanto non
mi fossi mai immaginato.
 
Capitolo 7.

Non appena scesi dall'autobus sulla 50th Street, dietro al
Madison Square Garden, mi misi all'erta. Al Judge doveva
essere da qualche parte nei dintorni. Forse era gi dentro
a guardare i preliminari, ma non potevo esserne sicuro.
Magari stava camminando alle mie spalle e mi fissava
il collo. Oppure era in un angolo buio, dietro a un edificio,
e mi osservava senza che io lo sapessi. Poteva essere
dovunque e questo mi faceva stare all'erta.
Mi chiesi se mi avrebbe riconosciuto per avermi visto
dentro il locale. Forse aveva avuto modo di osservarmi
bene, ma probabilmente era troppo eccitato perch gli rimanessi
impresso. Non mi sembrava che avesse guardato
dalla mia parte, ma poteva avermi notato quando avevo
perso i sensi, anche se  un po' difficile capire come  fatto
qualcuno che sta con la testa appoggiata al tavolo. Mi
venne in mente che Judge poteva essere insieme a Sam
Schwartz, che mi conosceva molto bene. Ma perch
Schwartz sarebbe dovuto stare con Al Judge? Non aveva
alcun senso, ma mi metteva molta ansia. Insomma, avevo
una valanga di pensieri di questo genere.
Intanto ero arrivato alla 8th Avenue, davanti all'ingresso
principale del Garden, e non facevo che vedere persone
che somigliavano ad Al Judge. Una volta era un tizio
enorme con la sciarpa bianca, poi uno zoppo ma senza
bastone. Mi comportavo in un modo cos strano, fermandomi
di continuo per guardarmi in giro, che se mi avesse
visto qualcuno mi avrebbe preso sicuramente per matto.
Davanti al Garden le cose peggiorarono. Rocks Abruzzo
attirava un sacco di pubblico, ma non avrei mai pensato
che tutta quella folla potesse riversarsi dalla strada nella
hall dell'edificio, diretta alla biglietteria. Perlopi erano
uomini, ma si scorgeva anche qualche signora, e tutti si
spintonavano in ogni direzione al punto che non si riusciva
a passare. In quella calca Al Judge poteva benissimo
sfilarmi accanto senza che me ne accorgessi. L'unica cosa
che potevo fare era guardarmi attorno con attenzione e
sperare che questo non accadesse.
Sapevo com'era fatto il Madison Square Garden perch
c'ero gi stato una volta. Un giorno Mr Hildebrand della
CYO port un gruppo di bambini al circo e mio padre mi
diede i soldi per andarci. Per prima cosa andammo nei sotterranei
dove c'erano un sacco di tipi strani, e fin l tutto
bene. Insomma, c'erano tutti questi, uno diverso dall'altro,
e tu potevi andare in giro a osservarli senza che loro ti dicessero
niente.
Ma poi gli altri ragazzini iniziarono a comportarsi da
stupidi, e ne dicevano di tutti i colori davanti a loro, e rovinarono
tutto. Molta gente rideva e anche Mr Hildebrand
rideva, e a quei tizi sembrava non importare assolutamente
nulla. Ma io ricordavo cosa succedeva quando dicevo qualcosa
di sbagliato a scuola e l'insegnante urlava. Rimanevo l
a fissarlo con la stessa espressione che avevano quei mostri.
Voglio dire: guardare al di sopra della testa degli altri come
se non esistessero e magari anche sorridere un po', come se
fosse una cosa divertente. Ma dentro ti fa un gran male.
Cos smisi di divertirmi e quando salimmo di sopra,
dove c'era il vero circo con gli acrobati e i pagliacci, non mi
piacque per nulla. Feci soltanto finta di divertirmi, ma
non era vero.
Sapevo com'era fatto il Madison Square Garden e come
entrarci. Avevo paura che qualcuno nella calca, spingendomi,
si accorgesse della pistola e mi creasse qualche
problema. Perci infilai i pugni in tasca, cercando di coprirla,
in modo che se qualcuno mi avesse urtato per sbaglio
avrebbe sentito solo la mano.
L'unico desiderio che avevo era dire a tutti cosa avevo
in tasca, senza per finire nei guai. Se lo avessero saputo
mi avrebbero aperto la strada. Avrei avuto campo libero e
avrei potuto camminare tranquillamente con tutta la gente
intorno che tratteneva il fiato. Il solo pensiero mi faceva
sentire pi forte e cominciai a spingere senza preoccuparmi
di quello che avrebbero detto e del modo in cui mi guardavano.
L'unica cosa a cui badavo era di tenere ben abbottonato
il cappotto e di coprire con la mano il revolver.
In fondo c'era una serie di porte con un paio di guardiani
che ritiravano i biglietti e lasciavano passare poche
persone per volta. Mi diressi l. Tutti spintonavano ma nessuno
cercava veramente di entrare e ne compresi subito il
motivo. I biglietti erano finiti e quelli non ce l'avevano. In
quel momento un tizio pelle e ossa con il naso a becco mi
prese per la spalla e mi disse: Ehi, amico, hai un biglietto
che ti avanza?. Lo spinsi via prima di ricordarmi che avevo
veramente un biglietto in pi, che sarebbe andato perso.
Pazienza. Mi stavo avvicinando ad Al Judge e questa
era l'unica cosa importante. Volevo farla finita prima
possibile con quella storia, e inoltre non sopportavo di essere
afferrato per le spalle.
Ero arrivato vicino a un guardiano ed estrassi i biglietti.
Prima che riuscissi a dividerli, un altro tizio mi poggi la mano
sul braccio e disse: Se quel biglietto non ti serve, sono
disposto a pagartelo bene. Mi resi conto all'improvviso che
quel biglietto valeva un sacco di soldi e che avrebbero potuto
farmi comodo. Ad esempio, se ad Al Judge fosse venuto
in mente di prendere un taxi, ne avrei dovuto prendere
uno anch'io, e avrei avuto bisogno di denaro per pagarlo,
mentre in tasca avevo giusto i soldi per l'autobus.
Quel tipo indossava dei bei vestiti, aveva dei baffetti
rossi e sotto il cappello potevo vedere i suoi capelli, sempre
rossi. Mi sembrava una persona a posto, perci gli chiesi:
Quanto?.
Non so se accade anche agli altri, ma a me capita spesso.
Insomma, qualche volta incontri un tizio, gli dai solo un'occhiata
e capisci subito che  una persona a posto. Si vede.
Era proprio la sensazione che mi trasmetteva quell'uomo.
Forse perch aveva un aspetto cos pulito. Sembrava
che si fosse sfregato per un'ora e poi si fosse messo un vestito
nuovo, mai usato. Tutto quello che portava addosso
era lindo, in ordine e ben stirato, come piaceva a mio padre.
Per non aveva un cappello come quello di mio padre;
aveva un fedora grigio perla con la visiera rialzata sul davanti.
Su un'altra persona magari sarebbe potuto sembrare
ridicolo, ma a lui stava bene. Pensavo che mi avrebbe
sparato subito una cifra, ma non fu cos. Fammi vedere
il biglietto, e io ti far la mia offerta mi disse.
Glielo mostrai e lui fece un fischio. Ehi, non male! Ti
vanno bene dieci sacchi?.
Okay risposi, e lui tir fuori il portafogli ed estrasse
una banconota da dieci dollari degna di lui. Era cos nuova
che non aveva neanche una piega. Prima di mettermela
in tasca restai un attimo a guardarla e fu allora che accadde.
Qualcuno mi batt con forza sulla spalla dicendomi
all'orecchio: Okay, amico. Beccato.
L'unico pensiero che feci fu che Al Judge mi aveva preso
a tradimento. Ci manc poco che gridassi per lo spavento,
ma allo stesso tempo mi girai e feci per prendere la
pistola. Prima ancora di raggiungerla, mi resi conto che
non si trattava affatto di Al Judge. Era un uomo alto e grosso,
col viso rosso, ed era furibondo, perch voltandomi
gli avevo buttato per terra il cappello. Lo afferr con una
mano, se lo ficc in testa, e con l'altra cominci a spingermi
contro il muro. Non tentai nemmeno di protestare, anche
se mi stava quasi rompendo il braccio, perch ero troppo
felice che non fosse Al Judge. La gente iniziava ad allungare
il collo per guardarci e questo non gli fece piacere.
Mi spinse in un angolo appartato, mi mostr il distintivo,
e cos capii che si trattava di un poliziotto.
Non sapevo cosa fare. Non potevo scappare, perch
c'era troppa gente che me lo impediva e non potevo mettere
mano alla pistola, perch mi stringeva talmente da vicino
che se avessi fatto anche un minimo movimento per
afferrarla si sarebbe sicuramente insospettito. Pensai che
forse aveva visto la pistola e che per quel motivo mi aveva
fermato. Iniziai a pensare disperatamente a qualche bugia
plausibile da rifilargli.
Ma non menzion affatto la pistola. Tutto quello che
disse fu: Quanto hai beccato per quel biglietto, amico?.
Provai a dirglielo ma la voce mi rimase in gola, cos gli
tesi la banconota da dieci dollari e lui la prese e la guard
con attenzione. Questo era quello che volevo sapere disse,
spingendomi con forza contro il muro e parlandomi a
pochi centimetri dalla faccia. Non lo sai che non si pu
andare in giro a vendere i biglietti, ragazzino? Non sarai
mica cos stupido?.
C'era un termosifone dietro alle mie gambe e cominciai
a sentire un gran caldo e a sudare. Quel tizio teneva il
viso cos vicino al mio che ne potevo sentire l'odore di birra,
ed era tremendo. Ma avevo paura a muovermi, perch
si sarebbe potuto innervosire e se si fosse mosso ancora di
un centimetro si sarebbe accorto della pistola. Cercai di restare
immobile, per quanto potevo, anche se il radiatore mi
bruciava le gambe.
Non sapevo che non si potessero vendere i biglietti,
davvero, signore. Non l'avrei mai fatto se l'avessi saputo.
Mio padre ne aveva comprati due, per si  ammalato e
non  potuto venire con me. Glielo giuro, signore, non sapevo
che era vietato.
Parlavo il pi velocemente possibile e lui stava l ad alitarmi
in faccia, con il fiato che sapeva di birra.
Hai un documento, amico? mi chiese.
Gli risposi che non ce l'avevo e non era una bugia. Tutte
le mie cose stavano nel primo cassetto del com. Quello era il mio cassetto e sapevo che l c'era la tessera della
biblioteca e quella della scuola, ma con me avevo soltanto
il biglietto e la pistola. Il mio cervello stava cercando di
pensare alla velocit della luce. Se avessi potuto spingerlo
con una mano, forse con l'altra avrei potuto afferrare la
pistola e liberarmi di lui. Era l'unica cosa che mi veniva in
mente. Poi avrei aspettato la fine dell'incontro per vedere
se riuscivo a trovare Al Judge.
Cominciai a spostare molto lentamente la mano destra
sotto il cappotto, e il poliziotto non si accorse di nulla.
Dov' la tua carta d'identit? Non hai il buonsenso di
portartela dietro?.
Adesso percepivo l'impugnatura dell'arma con la punta
delle dita. Le gambe mi bruciavano a tal punto che non
sarei riuscito a resistere un minuto di pi. Gli risposi che
non ero abbastanza grande per avere la carta d'identit.
Avevo afferrato l'impugnatura del revolver e cominciai a
tirarlo fuori pianissimo, tenendo il pollice sulla sicura. Feci
per togliere la sicura, ma ci ripensai. Era meglio aspettare.
Stavo per dare una spinta al poliziotto quando lui si
allontan da me, tendendo la banconota. Ragazzo disse
finch ho in mano questa prova tu sei nei pasticci. Ma se
non ci fossero prove, non potrei fare niente. Mi hai capito?.
Vidi il modo in cui mi guardava e risposi: Ma questi
non sono soldi miei, io non ne so niente.
Ne sei sicuro?.
Non ne so nulla.
Li hai visti cadere dalla mia tasca e li hai raccolti, vero?.
S,  proprio quello che  successo risposi.
Guard i dieci dollari, li ripieg e se li ficc nella tasca
dei pantaloni. Ragazzo, lascia che ti dia un consiglio: la
prossima volta che vedi qualcuno che perde del denaro
non aspettare a ridarglielo. E adesso, su, togliti dai piedi.
Quando mi allontanai dal termosifone, avevo le gambe
cos doloranti che l'aria contro i pantaloni mi sembr una
secchiata di acqua gelata. Ma continuai a camminare e tenendo
la mano sulla pistola mi avvicinai al guardiano davanti
alla porta. Presentai il biglietto, l'uomo me lo riconsegn
strappato a met, allora mi guardai alle spalle e il
poliziotto che mi aveva fermato era sparito.
Entrai nell'atrio passandomi le mani su e gi sulle gambe
perch mi bruciavano come il fuoco. E in quel momento,
per la prima volta, realizzai che forse quel tipo non
era un vero poliziotto. Forse era soltanto un impostore,
molto furbo, che se n'era andato con i miei dieci dollari, e
questo mi fece impazzire di rabbia.
Se fossi stato sicuro che si trattava di un poliziotto non
me ne sarebbe importato. Insomma, i poliziotti si pagano,
tutti lo fanno, ed  per questo che la gente vuole entrare
in polizia. Ma se un imbroglione ti frega dei soldi sei solo
uno stupido, ed  una cosa sconvolgente.

 Capitolo 8.

Da dove ero seduto lo vedevo benissimo, l vicino al ring.
Seguivo tutti i suoi movimenti, ero pronto a scattare e ad
andargli dietro dovunque andasse, per strada, in metropolitana.
Non intendevo lasciarmelo sfuggire. Avrebbe potuto
percepire il pericolo, cominciare a sudare. Avrebbe
potuto esserci qualcuno, e allora le cose si sarebbero messe
male. Ma anche se non ci fosse stato nessun altro avrei
dovuto stare attento comunque a quel bastone. Sapevo
cosa era capace di farci, non avrei avuto scampo.
Mi sporsi in avanti, mi appoggiai alla ringhiera e provai
a calcolare. Il suo braccio era lungo almeno un metro,
il bastone un altro metro. Se avesse fatto un passo erano
altri novanta centimetri, pi o meno. Facevano all'incirca
tre metri, quindi non potevo avvicinarmi a pi di quattro
metri, altrimenti sarei stato spacciato.
E se mi avesse attaccato lui per primo, prima che io potessi
dirgli perch lo volevo far fuori? Dovevo bucargli la
pancia per dargli il tempo di ascoltarmi. Poi l'avrei finito.
Il grande orologio della sala diceva che erano le dieci.
L'ultimo incontro di seconda serie era finito, il vero match
stava per cominciare. Forse l'avrebbero trasmesso per
radio, e Flanagan lo avrebbe ascoltato, visto che va matto
per la boxe, l nel corridoio, dopo aver messo a letto pap.
E se mi avessero cercato? Sarebbe stato facile trovarmi, bastava
accorgersi che erano spariti i biglietti. Ma presto sarebbe
finito l'incontro, e io me ne sarei andato.
L'unica cosa che mi preoccupava era riuscire a distinguere
Al Judge l sotto. L'incontro non era ancora iniziato,
c'era troppa luce, intorno al ring, e un sacco di gente
che parlava e faceva su e gi. Una volta che fosse cominciato,
sarebbe stato anche pi difficile scorgerlo, e per di
pi senza occhiali.
Decisi di fissare un angolo del ring e di far scorrere lo
sguardo lungo i quattro lati, contando le teste delle persone
sedute. Ma non ci riuscivo. L'uomo seduto accanto a me
per aveva un binocolo. Non era grande quanto quello che
Mr Reardon usava alle corse dei cavalli, ma andava bene
lo stesso. Pensai di chiedergli di prestarmelo. Stavo per
aprire bocca, quando mi accorsi che era il tizio con i capelli
rossi a cui avevo venduto il biglietto.
Questo dimostra quanto si pu diventare tonti quando
si  agitati e sulle spine. Voglio dire, gli avevo dato l'altro
mio biglietto, quindi per forza sarebbe stato seduto nel psto
vicino, eppure non mi era venuto in mente finch non
l'avevo visto.
Aveva poggiato il cappello sulla ringhiera ed era tutto
impegnato a guardare nel binocolo. Aveva i capelli come
li avevo immaginati: corti e rossissimi, con un ciuffo sulla
fronte. Quando gli chiesi il binocolo lo abbass, mi
guard, mi prese la mano e me la strinse. La sua era morbida
e liscia, e aveva una bella presa. Sono lieto che tu
sia qui. Dopo aver passato l'ingresso, ho visto che quel tipo
ce l'aveva con te, e temevo di averti messo io nei pasticci.
Che voleva?.
Sosteneva che non si possono vendere i biglietti. Diceva
che  vietato. Stavo per spiegargli che in realt era un
imbroglione e non un poliziotto, ma mi bloccai. Non era
rilevante. Dissi soltanto: Posso usare un momento il binocolo?.
Me lo diede e mentre cercavo di mettere a fuoco le lenti
mi disse: Mi hai fatto un grande favore, perch avevo
una gran voglia di assistere a quest'incontro, per sono
arrivato troppo tardi e tutti i biglietti erano esauriti. Sembra
che questo Rocks Abruzzo sia una specie di eroe nazionale.
E un bravo pugile risposi seccamente, non volevo essere
disturbato. Intravidi Al Judge e fu come ricevere una
doccia di acqua gelata. Feci un salto all'indietro sulla sedia,
per paura che mi vedesse, ma in realt mi sembrava cos vicino
per via del binocolo. Di certo non mi aveva visto, non
avrebbe potuto. Poi mi venne il timore che non l'avrei ritrovato,
e invece era facile adesso che sapevo dov'era.
Davanti a s aveva una piccola macchina da scrivere,
ed era voltato a parlare con l'uomo vicino alla campana.
Si era levato il cappotto e si vedeva la lunga sciarpa bianca
che portava intorno al collo. Il bastone era appoggiato
alla sedia. Era Al Judge quello, e io lo tenevo inchiodato l
con gli occhi. Non avrebbe potuto camminare in fretta con
quella gamba malata, e prima che si fosse alzato dalla sedia,
io sarei gi stato in fondo alle scale, dietro di lui.
Cosa c' di cos interessante? mi chiese l'uomo con i
capelli rossi. Fece per prendere il binocolo, ma io fui svelto
ad abbassarlo prima che capisse dove lo tenevo puntato.
Nulla, ho visto un mio amico.
Dal salto che ha fatto, avevo creduto che ci fosse qualche
bella ragazza che si levava i vestiti.
Mi porse ancora una volta la mano. Mi chiamo Cooper,
dottor Lloyd Cooper. E lei?.
Io gliela strinsi e risposi: George LaMain.
Me ne pentii subito. Se fosse sorto qualche problema a
proposito di quello che volevo fare ad Al Judge, se qualcuno
avesse saputo il mio nome, sarebbe stato facilissimo
accusarmi. Cominciai a sudare. Poi mi venne un'idea e gli
dissi: Ho fatto una scommessa con un amico, e se lei 
un medico forse pu dirci chi ha ragione. Ho scommesso
che i dottori sono come i preti, sono legati al segreto professionale.
 vero?.
Quello pens che fosse uno scherzo e si mise a ridere.
Non i dottori come me. Io non sono un medico. Ho il titolo
di dottore perch sono laureato.
Che vuol dire?.
Uno che sa tante cose su niente. Insegno al Troy College.
E comunque, sui medici e sui segreti penso che vincerai
la scommessa.
Non avevo vinto proprio nulla, perch se non era un vero
dottore non avrei dovuto dirgli il mio nome. Ma forse
quello stava mentendo. Come quel medico che capitava
ogni tanto al bar e non voleva che lo chiamassimo dottore
perch se la gente se ne fosse accorta avrebbe cominciato
a seccarlo con le malattie. Forse anche il dottor Cooper
non voleva essere tormentato dalle mie domande, per questo
mi aveva detto di essere un professore. Ma non sembrava
uno che insegnava al college, sembrava un tipo giovane
e sveglio, mentre quelli sono tutti vecchi. Gli lanciai
un'altra occhiata ma lui se ne accorse e mi chiese: C'
qualcosa che non va?.
Lei cosa insegna?.
Oh, insegno giornalismo a un gruppo di persone che
si preparano a diventare corrispondenti dall'estero, in alcune
grandi citt. Sono nel Dipartimento di Inglese.
Mi venne un'idea folle. Sapevo che non poteva essere
possibile, ma non riuscivo a levarmi dalla testa che Al Judge
sapeva tutto di me e che quel tizio era un suo amico, mandato
a spiarmi e a farmi fuori. Misi mano alla pistola. Ma poi
pensai che era inutile difendermi, perch non avrebbero potuto
spararmi, era un pensiero da pazzi. Comunque avrei
dovuto fare attenzione. Nei libri ci sono un sacco di storie
sulla gente che si distrae un attimo e rimane fregata. Cos,
tenendo la mano ben ferma sulla pistola e guardandolo bene
in faccia, gli chiesi: Conosce Al Judge?.
Il giornalista sportivo del Daily Press?.
S, proprio lui. Lo conosce?.
Per Dio, se lo conosco. Ho lavorato per lui appena
uscito dalla scuola di giornalismo, e non conosco una ragione
pi valida per spiegare perch ho lasciato perdere
quel mestiere.
Non stava mentendo. Mi guardava dritto in faccia mentre
parlava. Forse non avrei dovuto parlare cos. E un
tuo amico?.
Risposi No, mi sporsi sulla sedia e allentai la presa
sulla pistola perch il pubblico si era messo a urlare e a fischiare.
Rocks Abruzzo era salito sul ring e subito dopo,
dall'altra parte, Joe Shotfield.
Dopo che il dottor Cooper li ebbe osservati entrambi
con il suo binocolo, me lo pass di nuovo e pure io riuscii
a vederli, anche se quello che mi interessava era vedere
ancora una volta Al Judge. Batteva con forza sui tasti della
macchina da scrivere, la sciarpa gli era scivolata sulle mani
ma lui non sembrava farci caso. Gli restituii il binocolo,
ma quel bianco della sciarpa mi era rimasto negli occhi,
e continuavo a vederlo in un angolo della mia visuale,
anche se provavo a girare lo sguardo. Questo mi faceva
sentire tranquillo.
Pensavo che l'incontro sarebbe cominciato a breve, invece
non fu cos. C'era ancora un sacco di gente che andava
e veniva su e gi dal ring, continuando a parlare. Poi un uomo
si piazz in mezzo, chiam altri pugili e li fece salutare
il pubblico con le mani alzate.
Rocks Abruzzo rest seduto, mentre due uomini gli
parlavano indicandogli Joe Shotfield, e scosse la testa. Joe
Shotfield era alto e magro e si teneva alle corde mentre non
smetteva di saltellare. Riuscivo a vedere tutto benissimo
anche senza occhiali.
Pass ancora molto tempo e le mani mi diventarono
sempre pi fredde, ma dovevo continuare a guardarmi intorno,
senza mai perdere d'occhio la sciarpa bianca. La
pistola mi dava fastidio. I pantaloni mi tiravano, e l'arma
mi premeva sulla gamba. Per avevo paura di muovermi
per sistemarla, a causa del dottor Cooper.
Perch sei cos interessato ad Al Judge? mi chiese
all'improvviso.
Dissi la prima cosa che mi venne in mente. Spero che
mi dia un lavoro.
Al Daily Press?.
S, vorrei lavorare in un giornale e forse lui pu darmi
una mano.
E perch proprio lui?.
Perch  un pezzo grosso. Vorrei parlargli dei miei
progetti. Un'idea cominciava a prendere forma nella mia
testa. Lei lo sa dove va dopo gli incontri?.
Non ti sarebbe di alcuna utilit. Se proprio ci tieni,
presentati all'ufficio personale del Daily Press, e chiedi a loro.
Ti diranno che non c' niente da fare.
No,  con lui che voglio parlare.
Lui scosse la testa e apr bocca per rispondermi ma le
sue parole furono coperte dalla campana che indicava l'inizio
del match. Tutti gridavano. Subito Rocks Abruzzo
si avvent sull'avversario e lo colp pi volte, poi rimasero
avvinghiati, l'arbitro li separ, e ricominciarono da capo.
Ma quello che mi preoccupava era che si erano spente tutte
le luci, eccetto quella del ring, ed era impossibile
individuare la sciarpa bianca. Continuai a guardare dritto davanti
a me, ma non scorgevo nulla. Mi accorsi che era finito
il round, perch si riaccesero le luci, e potevo vederci
qualcosa.
Poi arrivarono a uno scontro aperto e io mi concentrai
perch Rocks Abruzzo era in gran forma, come tutti desideravano,
e Joe Shotfield cadde a terra, perch doveva
averlo colpito duro. Non ce la fece neanche a rialzarsi, dovettero
trascinarlo fino al suo angolo.
Poi sentii qualcosa sotto i piedi, lo tirai su ed era il cappello
di mio padre, tutto sporco. Mi spaventai a morte, e
cominciai a spolverarlo chiedendomi che cosa avrei detto.
Poi mi ricordai della sciarpa.
Guardai in tutte le direzioni, ma era sparita. Strappai
di mano il binocolo al dottor Cooper, che mi guard come
se fossi un matto, ma per quanto mi sporgessi non riuscivo
a ritrovare la sciarpa da nessuna parte. La macchina
da scrivere era andata, il bastone era andato, e sapevo che
se non mi fossi dato una mossa Al Judge mi sarebbe scappato.
Poi mi venne in mente che forse il dottor Cooper sapeva
dove poteva essere andato, cos gli afferrai il braccio.
Mi ascolti. E molto importante. Dove va Al Judge dopo
gli incontri? Insomma, c' un posto in particolare dove va
di solito? Devo saperlo, perch se n' gi andato, e io devo
trovarlo.
Per quel lavoro?.
S. Devo avere quel lavoro. Devo.
Stavo per alzarmi, ma lui mi prese per una spalla e mi
rimise a sedere.
E il binocolo ti serviva per guardare Al Judge?.
S, dovevo sapere dov'era se volevo parlargli. Adesso
sar tornato al giornale?.
George, tu devi imparare a mentire. Prima sosteneva
di guardare un amico, ora dice che in realt era Al Judge
e che gli vuole chiedere un lavoro. Non penserai che io creda
a questa storia, vero?.
Non risposi nulla.
Stammi a sentire. Ti dir io come stanno le cose. Tu
lavoravi al Daily Press, Al Judge ti ha buttato fuori e ora
vuoi regolare i conti con lui.
Provai a liberare il braccio, ma non ci riuscii. Tutto quello
che volevo era andare via di l, e in fretta, ma la sua stretta
era fortissima e avevo paura che se fosse sorto qualche
problema tutti ci avrebbero messo gli occhi addosso. Il
dottor Cooper disse: Ha fatto la stessa cosa a un centinaio
di persone. Ma dato che quelli sono pi furbi di te, se ne
sono fregati e si sono messi in cerca di un altro posto. Troverai
solo rogne se vuoi fare i conti con lui. Una volta l'ho
visto con i miei occhi dare una bastonata a un fattorino
solo perch l'aveva guardato storto. Cosa pensi di fare?
Di picchiarlo?.
Ero spacciato, ormai. Qualsiasi cosa avessi fatto, il dottor
Cooper avrebbe capito che io ero il colpevole, e in pi
sapeva anche il mio nome. Mi restava una sola cosa da fare:
portarlo in qualche posto e regolare i conti con lui, cos
si sarebbe sistemato tutto. Ma un sacco di persone mi
avevano visto insieme a lui e se fosse uscita la mia foto sui
giornali avrebbero potuto accusarmi.
Tutto quello che dovevo fare era uccidere Al Judge, il
pi in fretta possibile. Non volevo ammazzare il dottor
Cooper, perch quello sarebbe stato un omicidio, una cosa
diversa dal far fuori Al Judge. Non ce l'avevo con lui, ma
stava mandando tutti i miei piani a farsi fottere.
Per forse poteva tornarmi utile, e far s che tutto filasse
liscio. L'avrei saputo solo una volta portato a termine il
mio lavoro, e se non fosse andato bene, allora sarebbe stato
il turno del dottor Cooper.
 successo esattamente quello che ha detto lei.
Ovvero?.
Facevo il fattorino, ma non piacevo ad Al Judge, cos
mi ha sbattuto fuori. Ora la mia famiglia  allo sbando.
So di che parli. Mi  capitata la stessa cosa dieci anni
fa. Ma  meglio non pensarci.
Non posso. Devo dargli una lezione.
Io e il dottor Cooper ci guardammo negli occhi. Le sue
labbra sottili erano tirate nello sforzo di concentrarsi. Se
c' qualcuno che ha davvero bisogno di una lezione, quello Al Judge. Ma non sei tu la persona adatta mi disse.
Invece s che lo sono.
Questo significa che, nonostante quello che ti dico,
prima o poi farai quello che hai in mente.
S.
C'era un altro incontro sul ring, ma non stavamo attenti
n io n lui. Continuavamo a studiarci, il dottor Cooper
si tormentava il mento con la mano.
Mi piacerebbe esserci quando succede. E in meno di
mezz'ora potrei trovarti una ventina di ragazzi in gamba disposti
ad aiutarti.
No, non voglio nessuno.
Mi lanci un'occhiata preoccupata. Non penserai mica
di usare un pugno di ferro o una sbarra, vero?.
No, ma non voglio gente intorno. Non capiva che,
se fosse stato presente, avrei dovuto uccidere anche lui. E
io non volevo farlo.
Scosse la testa e si mise a ridere. George, secondo me
sei matto, ma nel profondo del cuore sento che sei un uomo.
E se sei bravo conosco almeno tre persone con gli agganci
giusti che ti troverebbero un lavoro, domani stesso.
Insomma, dove sta adesso?.
Se negli ultimi dieci anni non  cambiato niente, sar
da Tuffy's, a farsi un paio di bicchieri, L non sar da solo,
ma puoi seguirlo quando esce fino a che non trovi il posto
adatto.
Era proprio quello che volevo sentirgli dire.
E dopo dove va?.
Beh, probabilmente dovr fare un pezzo sul match.
Questo vuol dire che rientrer in redazione.
E dopo va a casa?. Volevo sapere se era sposato, o se
viveva con qualcun altro, per sapere bene come stavano le
cose, ma temevo che la risposta non mi sarebbe piaciuta.
Boh, non lo so. La cosa migliore  cominciare da
Tuffy's.
Dov'?.
Di fronte al Garden, dall'altra parte della strada.
Quando mi alzai prese il cappotto e il cappello per seguirmi.
Spero non ti dispiacer se vengo con te, George.
Tu stai realizzando un mio vecchio sogno, per questo ti
devo almeno un drink.
Non potevo permetterlo. Se continuava a impicciarsi, sarei
stato costretto a ucciderlo, ma era un'idea assurda, visto
che lui era cos gentile con me. Insomma, era un professore
e tutto il resto, eppure diceva parolacce come chiunque
altro e i suoi modi amichevoli mi facevano pensare a
Flanagan.
Ma ormai c'era dentro fino al collo, e io non potevo
dirgli nulla. Perch il mio piano era uccidere Al Judge, e lui
avrebbe potuto rovinarmelo.

 Capitolo 9.

Conoscevo il tipo che gestiva il Tuffy's. Si chiamava Tuffy
Walsh e dieci, vent'anni prima era stato uno dei pi grandi
pugili in circolazione. Era piccolo di statura, ma aveva
cuore e non aveva paura di nessuno. Una volta combatt
contro un peso massimo e l'avrebbe messo al tappeto se
non fosse stato cos leggero. Sapevo tutte queste cose perch
neanche un paio di mesi prima sul Daily Press era uscito
un grosso pezzo su di lui e i clienti del bar ne avevano
parlato.
L'articolo diceva che Tuffy Walsh ne aveva abbastanza
della boxe e di quell'ambiente e che aveva iniziato a scrivere
poesie. Doveva essere bravo perch ne avevano fatto
un libro e sul Press ne avevano pubblicata una. La poesia
descriveva come apparivano le cose d'inverno quando tutto
era ricoperto di neve, e mi era sembrata bellissima. Un
sacco di gente pensa che la poesia sia una fesseria, ma io non
sono d'accordo. Ci sono un paio di poesie di Kipling che sono
bellissime, e una volta che ho provato io a scriverne una
non ci sono mica riuscito. Quindi, se Tuffy Walsh era in grado
di scrivere una poesia come quella, doveva essere molto
intelligente.
Qualcuno invece cominci a prenderlo in giro, dicendo
che Tuffy Walsh doveva essere completamente fuori di
testa per tutti i pugni che aveva preso, e il vecchio Mr
Reardon e Flanagan si arrabbiarono molto. Mr Reardon prese
a raccontare gli incontri di Tuffy e a elencare tutti quelli che
aveva messo al tappeto, mentre Flanagan disse che gli irlandesi
avevano un senso della musica e della poesia innato,
e che non c'era niente di cui vergognarsi. Poi un tizio
disse che gli irlandesi invece aveva un innato senso del ...
e ci sarebbe stata una rissa se non fosse intervenuto mio padre.
Ma Flanagan se ne and al gabinetto con True Story e
non ne usc per pi di un'ora.
Ma non era questo quello a cui pensavo mentre stavo
davanti al locale di Tuffy col dottor Cooper. Se fossi entrato
e Al Judge mi avesse riconosciuto, sarebbe potuto nascere
qualche problema. Non avevo un'idea precisa, ma sapevo
che sarebbe accaduto. Se avesse fatto casino o reagito
in un modo che non mi piaceva, gli avrei sparato l, davanti
a tutti.
Il dottor Cooper era gi quasi entrato, mentre io non
mi decidevo. Si volt verso di me e mi disse: Qual  il
problema? Hai paura?.
No risposi. Ma se mi vede potrebbe piantare qualche
grana e io non voglio.
Per Dio, sei tu che vai in cerca di grane. Entra e guardalo
negli occhi! Oltretutto, ti devo quel drink.
Non potevo rimanere l a discutere. Lo seguii nel locale
tenendo sempre la mano sulla pistola, e facendo qualche
piccolo tentativo per essere sicuro che venisse fuori
facilmente al momento del bisogno.
Appena entrato, la prima persona che vidi fu Al Judge.
C'erano diverse persone sedute a bere a un lungo bancone
con una curva che andava a finire contro un muro. All'angolo
c'era lui, con un bicchiere in una mano e una penna
nell'altra, che scriveva su un pezzo di carta. Non ti potevi
sbagliare: la sua sciarpa bianca risaltava sul cappotto
nero. A una seconda occhiata mi accorsi del bastone che
era appoggiato al banco.
Mentre ci avvicinavamo, non riuscivo a levargli gli occhi
di dosso. Il dottor Cooper disse: Cristo, da come lo
guardi, potrei scommettere tranquillamente su di te! Per
quanto tempo ti sei preparato per questo momento?.
Poi il barman si avvicin e poggi le mani sul bancone.
Cooper mi chiese: Cosa vuoi?.
Il modo in cui lo disse e l'atteggiamento del barman mi
fecero sentire meglio. Flanagan diceva sempre che nessuno
era bravo come un barista a indovinare l'et di una persona,
perch per un errore avrebbe potuto perdere la licenza.
Un sacco di volte l'avevo visto mandare via degli
omoni che in realt erano soltanto dei ragazzini: non si sbagliava
mai. Perci, quando vidi che il barman era in attesa
della mia ordinazione, capii che stava andando tutto liscio,
e fui sollevato. Sapevo cosa dovevo dire e cosa dovevo
fare, perch stando tutto il giorno in un bar avevo imparato
molte cose.
Prendo quello che prende lei risposi. E il dottor Cooper
ordin: Stasera dobbiamo festeggiare, capo. Dacci
due Metaxa.
Era roba che mio padre non aveva mai avuto, ma non
volevo fare la figura del cretino e non feci domande. Immaginai
che dovesse trattarsi di brandy, perch il barista
aveva preparato dei bicchieri molto piccoli, e doveva anche
essere molto caro perch vidi Cooper dare cinque dollari
e non ricevere quasi niente di resto. Alz il bicchiere dicendo
Ai greci, e cominci a bere lentamente. Io lo assaggiai
ma non mi piaceva, e lo buttai gi tutto d'un fiato.
Era fortissimo. Per un paio di secondi non riuscii nemmeno
a respirare e quando lo feci avevo il viso in fiamme e
mi sentivo bruciare in tutto il corpo. Per, doveva trattarsi
di roba buona. Mi sentivo cos potente che se avessi stretto
la mano intorno al bicchiere lo avrei rotto in mille pezzi.
Guardai Al Judge che scriveva su quel pezzo di carta e
pensai che non era il caso di rimandare oltre. Se gli fossi andato
vicino e lo avessi urtato, con ogni probabilit lui
avrebbe reagito e a quel punto avrei potuto sparargli. Tutti
nel bar si sarebbero resi conto che l'avevo fatto per difendermi.
Prima che riuscissi a perfezionare il mio piano, il dottor
Cooper mi chiese Che ne dici di un altro, George?,
e mi ricordai dei miei dieci dollari, perch questa volta
avrei dovuto offrire io. Il dottor Cooper mi aveva dato quei
soldi, perci sapeva che li avevo, mentre invece non ce li
avevo pi e non potevo spiegargli il perch, altrimenti avrei
fatto la figura del cretino.
Non sapevo cosa dire. Incominciai a frugarmi nelle tasche
anche se sapevo benissimo che non avrei trovato niente,
ma il dottor Cooper mi batt sulla spalla e mi disse:
Senti, George, qui dobbiamo festeggiare e tocca a me offrire.
Ordina pure.
Va bene, d'accordo risposi, come se avessi voluto
pagare e lui me lo avesse impedito. Ne prendemmo un altro
e questa volta and gi pi facilmente. Mi guardai nellospecchio che era appeso dietro il bancone del bar e quello che vidi mi piacque; ero alto almeno una testa in pi
degli altri, e mi sentivo completamente a mio agio con il
cappello nero calato sulla fronte e il bicchiere in mano.
Con la coda dell'occhio vedevo la sciarpa bianca e sapevo
che in tasca avevo una pistola pronta a uccidere. Era una
sensazione grandiosa, e mi venne quasi da ridere al pensiero
che Al Judge stesse l ad aspettare che io lo facessi
fuori.
Il dottor Cooper disse: Se non avessi il mio schifoso
lavoro a cui pensare, George, mi metterei in societ con
te subito. Il mio  un lavoro che devi provare prima di poterlo
giudicare. Trenta individui che se ne stanno li seduti,
aspettando che tu li tramuti in tanti Walter Lippmann.
A me sembra un bel lavoro replicai.
Sono solo degli attori. Se avessero il fegato che hai tu,
George, sai che farebbero? Uscirebbero in strada e imparerebbero
l come si fa. E questo  quello che gli dico. Uscite
l fuori e siate degli uomini!.
Mise altri soldi sul bancone, ordin due drink e li bevve
insieme tutti d'un fiato. Dopo un lungo silenzio riprese:
Sai quanto costa quel corso? Millecinquecento sacchi.
Un investimento di millecinquecento dollari. Li dai al
Troy College, invece di farti un'assicurazione sulla vita.
Non riuscivo a capire cosa diavolo stesse dicendo, ma
visto che sembrava aspettarsi una risposta da me dissi:
Millecinquecento dollari sono una bella cifra.
Il barman ci mise davanti ancora un drink per uno, e
ce lo scolammo in un sorso. Dopo un po' mi accorsi che il
dottor Cooper muoveva le labbra, ma era come se le parole
venissero da un'altra dimensione. Tenta la fortuna,
George. Io sono con te. Solo questo posso dirti: vai l e
tenta la fortuna.
La situazione si stava facendo un po' complicata, e non
mi ricordo esattamente cosa gli risposi, ma ero contento
che parlasse cos, perch questo significava che dopo aver
sistemato Al Judge non avrei dovuto sistemare anche lui.
Visto che mi era tornato in mente, mi voltai per vedere
dov'era e vidi la sciarpa bianca e il bastone che si stavano
dirigendo verso il bagno degli uomini.
Quando mi staccai dal bancone, sentii le ginocchia piegarsi.
Era la prima volta che mi rendevo conto di essere
ubriaco ed ero felice di averlo scoperto in tempo, perch
se avessi continuato a bere Al Judge avrebbe potuto sfuggirmi.
Ma il mio cervello lavorava ancora a dovere e sapevo
quello che dovevo fare. Se era solo al bagno, avrei potuto
fare subito il mio lavoretto, e la faccenda si sarebbe
sistemata una volta per tutte.
Misi la mano nella tasca in cui c'era la pistola e mi incamminai
in mezzo ai tavoli fino alla porta con l'insegna
Uomini. La spinsi ed entrai. Mi bast uno sguardo per
assicurarmi che eravamo solo noi due.
Sulla destra, c'era un grande specchio e sotto tre lavandini.
Dalla parte opposta c'erano i gabinetti. Il bastone
era appeso alla maniglia di uno di quei gabinetti e Al Judge
si stava lavando le mani.
Il mio cervello lavorava alla velocit della luce. Entrando,
avevo visto che sulla porta non c'era una serratura e che
quindi non avrei potuto chiuderla per evitare che entrasse
altra gente. Ma c'era una grande finestra che dava su
un vicolo; se qualcosa fosse andato storto sarei potuto
scappare da l. Mi spostai, in modo da avere la schiena contro
la finestra, tolsi la sicura al revolver e feci per estrarlo.
Durante tutto quel tempo Al Judge non aveva fatto che
insaponarsi le mani dito per dito, con la stessa cura usata
dai chirurghi prima delle operazioni. Non aveva guardato
neppure una volta nella mia direzione.
Improvvisamente la porta si apr ed entr un tale che
and dritto a un lavandino, mettendosi cos tra me e Al
Judge.
Avevo appena fatto in tempo a spingere di nuovo la pistola
in tasca quando mi resi conto che era il tizio che mi
aveva fregato i dieci dollari. Divenni tesissimo, come quando
mi aveva spinto contro il radiatore.
Si rimbocc le maniche e poi, vedendo Al Judge, disse:
Ciao, Al. L'altro rispose: Tutto bene, Peck?.
Quel tipo si sciacquava le mani, non con la stessa attenzione
di Al Judge, ma buttando l'acqua da tutte le parti,
poi prese un asciugamano di carta e disse: Non mi
posso lamentare. Ti  piaciuto l'incontro?.
Puzzava rispose Al Judge prendendo anche lui un
asciugamano. Durante tutto quel tempo era rimasto immobile
accanto alla finestra. Avevo paura che quel Peck si
accorgesse di me. Poi Al Judge usc e accadde quello che
temevo. Feci un passo per seguirlo e quel tizio si accorse
di me. Spinse la porta con un piede e vi si appoggi con la
schiena. Cos' questa storia, amico? Perch sei qui?.
Forse Al Judge sarebbe rimasto ancora per un po' nel
locale, ma non potevo permettermi di rischiare. Cercai di
aggirare Peck e afferrare la maniglia, ma non ci riuscii. Allora
dissi: Per favore, Mr Peck, non sto facendo niente
di male. Sono entrato giusto per pisciare e adesso devo
uscire in fretta perch c' un mio amico che mi aspetta.
Mi chiamo Peckinpaugh, ragazzo.
Non lo sapevo. Avevo sentito Mr Judge chiamarla
Peck e pensavo che fosse il suo nome. Per favore, Mr
Peckinpaugh, devo tornare dal mio amico.
Levando via la mia mano dalla porta, disse: Non mi
spingere, amico. Non sai chi sono? Non sai che non mi piace
essere spinto?.
Nella mia mente riuscivo a immaginare Al Judge che
usciva dal bar per andarsene da qualche parte dove non
avrei pi potuto trovarlo, e presi a tremare tutto. Non per
la paura ma per la rabbia. Cercai di nuovo di afferrare la
maniglia, dicendo: Non sto cercando di spingerla. Voglio
soltanto uscire di qui.
Non mi piace neppure che qualcuno mi dia del bugiardo,
ragazzo disse, e all'improvviso mi moll un ceffone.
Si pu sapere che diavolo hai in mente? Se sei a posto,
come mai sei tutto sudato?.
Non avevo mai preso un colpo cos forte in vita mia. Ero
cos sbalordito che non riuscii a far altro che portarmi la
mano alla guancia che, lo sentivo, stava incominciando a
gonfiarsi.
Lei si  preso i miei dieci dollari! Non  abbastanza?
Perch non mi lascia in pace? gridai.
Dall'espressione del suo volto capii che avrebbe anche
potuto uccidermi. Mi lasci andare il polso per afferrarmi
con entrambe le mani il bavero del cappotto. Era l'occasione
che aspettavo. Non mi aveva ancora messo le mani
addosso che io avevo gi tirato fuori la pistola. Feci un
passo indietro e lo colpii alla testa con il calcio dell'arma.
Questo dimostra la rapidit con cui lavora la testa, perch
quando l'avevo tirata fuori il mio unico pensiero era quello
di sparare, ma poi mi resi conto che non dovevo rischiare,
chiunque dal bar avrebbe potuto sentire il colpo.
Il calcio del revolver lo colp con forza alla tempia, e la
sua testa risuon come una zucca vuota. La sua faccia assunse
la stessa espressione che avevo avuto io quando mi
aveva schiaffeggiato. Eravamo pari. Poi sollev la mano
alla testa ma prima di arrivare a toccarla cadde ai miei piedi
come un masso.
Lo afferrai per il colletto e il mio primo istinto fu di nasconderlo
in uno dei gabinetti. Per mi ci sarebbe voluto
troppo tempo. Allora lo trascinai vicino alla finestra, lo sollevai
a fatica al di sopra del davanzale e lo lasciai cadere
nel vicolo di sotto. Quindi chiusi i vetri.
Mi resi conto all'improvviso che avevo fatto tutto questo
con la pistola in mano, e me la rimisi in tasca. Aprii la porta
e mi avvicinai il pi rapidamente possibile al bancone.
Il dottor Cooper era l, dove l'avevo lasciato, a chiacchierare
e ridere con due tizi. Ma per quanto mi guardassi
in giro, di Al Judge non c'era traccia.

 Capitolo 10.

Da piccolo andavo all'oratorio della chiesa di Santa Theresa
e facevamo un gioco che si chiamava mosca cieca.
Un ragazzino veniva bendato con un fazzoletto, in modo
che non potesse vedere niente, e gli altri gli saltavano e
gridavano intorno mentre lui doveva riuscire a prendere
qualcuno. Era un gioco che non mi piaceva perch avevo
i piedi troppo grandi ed ero goffo nei movimenti. Per la
maggior parte delle volte toccava a me lasciarmi bendare.
Mi sentivo uno stupido a cercare di afferrare qualcuno
che magari era proprio dietro di me.
Quando mi resi conto che Al Judge se n'era andato veramente,
provai la stessa sensazione. Riuscivo soltanto a
pensare che con ogni probabilit Al Judge sapeva benissimo
quello che avevo in mente e mi stava prendendo in giro.
Lo odiavo per questo.
Se in quel momento fosse entrato, gli avrei sparato subito,
due, tre volte, senza preoccuparmi delle conseguenze.
Tanto non potevo essere nei guai pi di cos, con quel
tipo svenuto l fuori, forse gravemente ferito, e il dottor
Cooper che sapeva troppo.
L'unica cosa che volevo era portare Al Judge in un posto
adatto, spiegargli il motivo per cui stavo per ucciderlo
e farlo fuori. Ma la faccenda stava diventando maledettamente
complicata, con quel Peckinpaugh e il dottor Cooper
di mezzo. La colpa era tutta di quel biglietto in pi, se
non l'avessi avuto non l'avrei venduto a Cooper, e Peckinpaugh
non se la sarebbe presa con me. Ma il biglietto era
di mio padre, perci la colpa era sua, perch se fosse stato
con me non sarebbe successo niente. Del resto, lui non c'era
perch Al Judge aveva fatto quello che aveva fatto e
quindi, da qualsiasi prospettiva osservassi la situazione, la
colpa era sempre di Al Judge.
Ora dovevo solo andare a cercare Al Judge e non restare
l da Tuffy's a fare congetture, perch qualcuno avrebbe
potuto scoprire Peckinpaugh da un momento all'altro. Mi
avvicinai al dottor Cooper che stava parlando e ridendo con
quei due tizi, ma prima che potessi dire qualcosa incominci
ad agitare la mano davanti alla mia faccia.
So tutto, George. Tutto. Stavolta lo hai beccato. Oh,
questo  per i poveri lavoratori. Bang! Un colpo ed  tutto
finito! Che ne dici, George? Possiamo venire a dare
un'occhiata ai resti? Un colpo solo, eh, George?.
Dal modo in cui parlava realizzai che era completamente
sbronzo e avevo paura che non sarebbe riuscito a
capire quello che cercavo di dirgli. Mi  sfuggito. Adesso
devo assolutamente trovarlo. Dove pensa che sia andato?.
Anche gli altri due tipi erano un po' sbronzi, ma non
quanto il dottor Cooper, e stavano con le orecchie tese.
Uno, biondo, alto e con il volto pieno di foruncoli, disse:
Chi  questo qua?. E il dottor Cooper con grande seriet
replic: Oh, scusatemi, scusatemi. Questo  George
LaMain, lo scontroso vagabondo. Mr Olsen. Mr Greenspan.
Mr Olsen, quello alto, non disse niente ma fece solo un
gesto con le dita, mentre Mr Greenspan mi strinse la mano
dicendo: Non te la prendere,  completamente partito.
Com' che ti chiami?. Era piccolo e grassoccio e non
portava il cappello, cos vidi che era calvo come Flanagan,
solo che i pochi capelli intorno alla testa erano neri e
non bianchi. Mi sembr un tipo a posto, perci gli risposi:
George LaMain.
Alz lo sguardo al soffitto passandosi una mano sul
cranio calvo. LaMain, LaMain, che diavolo mi ricorda
questo nome? Deve trattarsi di qualcosa che risale a una
decina di anni fa.
Il dottor Cooper mi batt il petto un numero infinito
di volte. Mr Greenspan  un giornalista del Times. Ha una
memoria fotografica e si ricorda tutto dal giorno in cui Horace
Greeley ha fondato il giornale.
Si vergogni, professore. Horace Greeley non ha fondato
il Times disse Mr Greenspan, e Mr Olsen aggiunse:
Ha fondato il News.
Per Dio, no! Quello era Aaron Burr ribatt Cooper,
e tutti cominciarono a ridere, tanto che quest'ultimo non
si rese conto che lo stavo scuotendo per la spalla.
Ascolti, devo assolutamente trovare Al Judge. E sparito.
Non ha idea di dove possa essere andato?.
Smisero tutti di ridere e Mr Olsen mi chiese: Cosa vuoi
da lui? E il giornale che ti manda a cercarlo?.
No, devo soltanto trovarlo. Sapete dov'?.
 una cosa importante, la pi importante del mondo.
George  sulle tracce di quel mascalzone perch deve dargli
una lezione. Bang! intervenne il dottor Cooper.
Mi fece innervosire a tal punto che dimenticai che era
un professore e tutto il resto, e gridai Ma perch non
chiudi il becco?, spingendolo con forza contro il banco.
Quello non si scompose affatto e incominci a ridere, ma
Mr Olsen disse: Lascia perdere le maniere forti. Perch
ti scaldi tanto?.
Non mi sto scaldando. Voglio solo sapere dov' Al
Judge, ecco tutto risposi.
Perch?.
Mi ha licenziato senza motivo e voglio dargli quello
che gli spetta. Ecco perch.
Sei un pazzo. Questa non  una buona ragione. Perch
non ti rivolgi al sindacato?.
Adesso ero davvero agitato. Voglio mettere alcune cose
in chiaro. Questo  tutto.
In effetti, Judge  diventato un po' strano. Sai cosa?
Forse  per quella faccenda della sorella disse Greenspan.
Oh, quella sorella! Quella donna incantevole. Avrebbe
dovuto farla sposare almeno dieci anni fa disse il dottor
Cooper.
Che razza di discorsi fai? Non ha una moglie? E di
chi altri dovrebbe preoccuparsi? rispose Mr Greenspan.
Che diavolo! Perch non chiami al giornale e lo domandi
a loro? Sapranno dirti se deve tornare in redazione.
In caso contrario, ti potranno sempre dare qualche
informazione disse Mr Olsen rivolto a me.
Mentre parlavamo avevo dimenticato lo stato in cui si
trovavano le mie gambe, e quando mi mossi per andare
verso il telefono il pavimento mi sembr cosparso di colline
e non sempre le trovavo l dove me le aspettavo. Non
fu semplice nemmeno cercare il numero sull'elenco, ma alla
fine ce la feci e lo composi. Era una fortuna che avessi
ancora quel nichelino.
Dopo un po' una voce disse Daily Press, e io domandai:
C' Mr Judge, per favore?.
Mr Judge? Redazione sportiva?.
S.
Segu un'attesa cos lunga che ebbi paura che il mio nichelino
non bastasse. Poi qualcuno disse Redazione sportiva,
e io chiesi: C' Mr Judge?.
No, non c'.
Sapete se ritorna stasera? E molto importante.
And a chiedere qualcosa, poi torn all'apparecchio e
disse: S. Vuole lasciargli un messaggio?.
Ero cos contento che non sapevo cosa rispondere.
No, no. Va bene cos borbottai riattaccando.
Una volta al bancone, dissi a Mr Greenspan: Rientra al
giornale. Avete idea di quanto si potrebbe fermare l?.
Mr Greenspan, che stava bevendo una specie di cocktail,
scosse la testa e disse: Questa storia non mi piace proprio
per niente.
Allora feci la stessa domanda a Mr Olsen e lui mi rispose:
Un'ora, magari due. Perch non vai l a dare un'occhiata?.
Mi sembrava una buona idea. Avrei potuto tenere d'occhio
la porta da cui sarebbe uscito e nel frattempo ideare un
piano. Ma prima che potessi muovermi, Cooper mi prese
per un braccio e mi domand: George, sai che ore sono?.
C'era un grande orologio a muro in bella vista. Mezzanotte
e un quarto risposi, cercando di liberare il braccio,
ma la sua stretta era cos forte che non ci sarei riuscito
senza fargli del male.
Oddio! esclam. Due ore e un quarto di ritardo.
George, amico, prima di realizzare i tuoi propositi omicidi,
mi faresti un piccolo favore?.
Avrei avuto voglia di spingerlo di nuovo contro il bancone,
ma mi trattenni e chiesi: Di che si tratta?.
Avrei dovuto essere al Domino Club due ore e un
quarto fa, George, ma temo che da solo non ce la far mai.
Mentre vai al tuo appuntamento non potresti lasciarmi l?
Non  lontano.
Era l'ultima cosa che avrei voluto fare, perch non volevo
pi correre rischi, ma Mr Olsen mi guardava in un
modo tale che non ebbi il coraggio di rifiutare.
Va bene, sbrigati dissi, e proprio in quel momento
udii un enorme caos e un vociare eccitato che proveniva
dal fondo del locale.
Mi voltai e vidi un grande andirivieni dalla porta del
gabinetto: gente che entrava per dare un'occhiata e poi riusciva.
Avevo la nausea, perch sapevo benissimo di cosa si
trattava. Peckinpaugh era rinvenuto, oppure qualcuno lo
aveva trovato, e adesso dovevo scappare alla svelta. Misi un
braccio intorno alle spalle del dottor Cooper e cominciai
a spingerlo verso la porta, mentre venivamo quasi risospinti
dalla folla che si stava riversando dentro.
Una volta usciti, si ferm in mezzo al marciapiede, e io
presi a scuoterlo, gridando: Dove diavolo  questo posto?
Dove devi andare?.
E non mi venne neppure in mente che avrei potuto mollarlo
l e andarmene per i fatti miei, a fare quello che dovevo.
 
Capitolo 11.

Fu una scarpinata pazzesca. Ero riuscito finalmente a cavargli
di bocca che il posto si trovava tra la 6th e la 52nd, il
che voleva dire che bisognava proseguire per tre isolati e
poi percorrere tutta la 6th Avenue. Doveva proprio essere
fuori quando mi aveva detto che era vicino.
Il momento peggiore fu quando arrivammo a Broadway.
Con tutte quelle luci era come avere un faro perennemente
puntato in faccia. Ripensando al modo in cui aveva parlato
con Al Judge mi convinsi che Peckinpaugh fosse un pezzo
grosso della polizia, e appena tornato in s avrebbe fornito
i miei connotati a tutti i poliziotti di New York, che mi si
sarebbero messi subito alle calcagna. Se mi avessero preso,
me la sarei vista brutta: chi feriva un poliziotto riceveva una
bella lezione. Non l'avevo letto soltanto nei libri. Una volta
Mr Shaw, un nostro vicino, torn a casa ubriaco e prese a
calci il piccolo Bobby, che incominci a piangere. Doveva
essere stata proprio una bella botta, perch lo prendeva
spesso a calci, ma il bimbo non aveva mai pianto cos.
In ogni modo, poich il pianto di Bobby gli dava fastidio,
Mr Shaw gli tir gi i pantaloni e lo mise a sedere sopra
la stufa. Gli strilli del bambino e le urla della signora
Shaw fecero accorrere tutti i vicini, che chiamarono la polizia.
Arrivarono un paio di poliziotti e Kennealy, il poliziotto
di quartiere, afferr Mr Shaw e cominci a spingerlo per portarlo via. All'improvviso Mr Shaw gli moll un
pugno. Allora i poliziotti picchiarono Mr Shaw e lo buttarono
gi dalle scale facendogli molto male. Mr Reardon e
gli altri clienti che vennero al bar il giorno dopo dissero che
avevano fatto bene. Era il minimo che potesse capitare a
chi picchiava un poliziotto.
Mi trovavo proprio in una brutta situazione, con i poliziotti
che forse gi mi davano la caccia e il dottor Cooper
che continuava a cadrmi addosso e a parlare a voce
talmente alta che tutti si voltavano a guardarci. Dovevo anche
tenerlo alla mia sinistra, perch non si accorgesse della
pistola, e questo voleva dire che si scontrava continuamente
con chi veniva dalla parte opposta.
Dopo un po', forse per grazie all'aria fresca, mi sembr
meno ubriaco. Si era alzato un vento freddo e la gente
camminava con la testa bassa, alcuni si tenevano il cappello
per non farlo volare via, e le donne dovevano stare attente
che le folate improvvise non sollevassero le loro
gonne. Quando arrivammo al Domino Club, Cooper era
in grado di camminare dritto ed ebbe solo qualche difficolt
nel salire i due gradini dell'ingresso.
Quello che mi piacque subito del locale fu il buio. Sembrava
di essere in un cinema. Avevo sempre pensato che i night
club fossero grandi e lussuosi, ma il Domino Club era
solo una stanza con qualche lucina azzurra e un piccolo
palco in fondo, su cui c'erano quattro o cinque musicisti che
facevano un frastuono assordante. Dopo un minuto riuscii
a distinguere le file di tavolini lungo le pareti e una al centro
del locale, dove la gente stava l ad ascoltare la musica.
Vicino all'entrata c'era un bancone piccolissimo, un po'
pi illuminato del resto della sala, dove un paio di persone
bevevano. Il dottor Cooper mi trascin vicino a una
ragazza l seduta e le disse: Ciao.
Dal modo in cui lei lo guard e gli parl intuii che era
molto arrabbiata.
Oh, Paul Revere! disse. Che hai fatto? Sei venuto a
piedi dal Troy?.
No rispose il dottor Cooper sono arrivato con una
slitta tirata dai cani, ma uno dei cani ha perso una scarpa
nei dintorni di Albany.
Quanto sei simpatico. Mi hai steso. E si volt a prendere
il bicchiere, ma Cooper mi spinse vicino a lei dicendo:
Si d il caso che io abbia incontrato un vecchio amico,
George LaMain. Ha lavorato in un giornale e deve portare
a termine una missione.
Lei mi guard e mi disse Ciao e io risposi Ciao.
Il dottor Cooper, battendole una mano sulla spalla, disse:
Ti presento Tanya Rostina. E una ballerina e anche
lei ha una missione da compiere. Ti raddrizzerebbe a dovere,
George, perch tu sei un terrorista e non hai disciplina.
Tanya odia la gente che non ha disciplina. Non 
vero, Tanya?.
Quanto sei spiritoso! disse Tanya incominciando a
bere la sua birra. Durante tutto quel tempo non avevo fatto
altro che pensare. Se fossi andato a gironzolare intorno
al Daily Press i poliziotti avrebbero potuto pizzicarmi. Qui
invece c'era buio e cos tanto rumore che nessuno si sarebbe
accorto di me. Quando avevo telefonato al giornale,
Al Judge non era ancora arrivato, perci avrei dovuto
pazientare almeno un'ora, e il club era un ottimo posto dove
aspettare.
Dovevo solo stare attento al tempo che passava. Sullo
scaffale davanti a me c'era un piccolo orologio che segnava
l'una meno venti. Sull'elenco avevo visto che il Daily
Press si trovava nella East 40th Street, perci non ci avrei
messo molto ad arrivare. Bastava che me ne andassi all'una
e un quarto, e avrei beccato Al Judge al momento giusto.
Sarebbe uscito dalla porta centrale, di sicuro, e io gli sarei
andato dietro con la pistola. Lo avrei seguito finch non si
fosse avvicinato a un posto scuro come l'atrio di un portone.
A quel punto l'avrei spinto dentro e l'avrei sistemato.
Cos saremmo stati pari. Nel frattempo potevo rimanere
dov'ero. La musica era cos forte che per farti capire dovevi
gridare, ma era bella. E stavo bene anche seduto vicino
a Tanya. Non era carina come Frances, perch aveva il viso
troppo scarno e il naso un po' lungo. Ma aveva grandi occhi
scuri e capelli neri lucidi e splendenti, tirati indietro.
Anche se era magra era ben fatta, e quando la sfioravo
col gomito era morbida e mi piaceva. L'unico difetto erano
le sue gambe. Non sarebbero state male, ma i polpacci
erano troppo grossi e muscolosi.
Quanti ne hai gi bevuti? le disse Cooper.
Ma piantala. Quando sei entrato si  sentita puzza di
alcol nel raggio di un miglio.
Lui si sedette sullo sgabello accanto a lei e ordin al
barista: Tre Martell.
Sai che non tocco quella roba disse Tanya.
Capo, i Martell sono due. La signora si sta allenando.
Santo cielo, quanto sei divertente! esclam Tanya.
Il dottor Cooper stavolta si irrit. Ma che hai stasera?
Non  la prima volta che faccio tardi.
Non  per questo. Marion  su, nell'appartamento, 
tornata stamattina.
Non riuscivo a capire di cosa parlassero, ma qualsiasi
cosa fosse fece arrabbiare moltissimo il dottor Cooper.
Batt il pugno sul banco e il bicchiere di Tanya cadde per
terra. Per fortuna era vuoto. Cristo! Non potevi dirle di
andarsene? Almeno fino alla fine del week end! grid.
E andarsene dove? Non pu tornare da lui. L'ha buttata
fuori proprio come avevo previsto.
Per Dio, non posso dargli torto. Farebbe impazzire
chiunque. Ma perch te ne devi assumere tu la responsabilit?.
Perch  mia sorella.
Al diavolo! Che cos' questo? L'ultimo slogan? Un po'
di sostegno per le nostre sorelle ninfomani, amici!.
Sei un maledetto schifoso gli ribatt la ragazza.
Il dottor Cooper prese il bicchiere e bevve il Martell tutto
d'un fiato. Anche io avevo il mio drink, ma non mi andava
di bere. Tutto quello che avevo ingurgitato fino allora
mi aveva lasciato in bocca uno strano sapore, cos pensai
di lasciarlo l fino a quando qualcuno non se ne fosse
accorto, e soltanto in quel caso lo avrei bevuto. Del resto,
era bellissimo stare accanto a Tanya e poterla sfiorare senza
che lei protestasse minimamente. Era una di quelle sensazioni
che sai essere non molto giuste, ma non riesci a
farne a meno. Diventava sempre pi forte, e mi venivano
in mente le cose pi folli da farle, cose che non mi sarei
mai sognato di realizzare, anche se non riuscivo a smettere
di pensarci.
Nessuno fece caso al mio bicchiere. Il dottor Cooper,
poggiando il suo, disse: Beh, facciamo cos. Prendo una
stanza in albergo fino a domenica. Una doppia.
Ma Tanya scosse la testa: Non per me, grazie.
Se ne stava l seduta rigirandosi il bicchiere vuoto fra le
mani. Aveva un'aria cos triste che avrei voluto dire qualcosa
per consolarla, ma non mi veniva in mente nulla.
Non ti aspetterai che io venga l per stare con te, mentre
tua sorella ci guarda come un'arpia? insistette Cooper.
Sai benissimo che non  cos. Abbiamo l'altra stanza
tutta per noi.
Certo, mentre lei gratta sulla porta, e sbava. Ma perch
diavolo non l'hai fatta rinchiudere?.
Tanya allora grid cos forte che la sua voce super il
frastuono della musica. Era talmente arrabbiata che penso
non le importasse nulla che gli altri la sentissero.
Perch non vai a farti fottere e mi lasci in pace? Non
stai facendo altro che rendermi le cose ancora pi difficili!.
Il dottor Cooper si spavent. La prese per il polso e
disse: Ascolta, mi dispiace. Ma non parlare pi cos.
E allora, cosa dovrei dire, secondo te? rispose Tanya.
Il dottor Cooper mi guard e io mi scostai un po' da
lei. Poi disse: Stiamo trascinando George in una lite da
tipica famiglia borghese. Non mi sembra un buon sistema
per insegnargli la disciplina.
Oh, molto divertente... comment la ragazza, poi
disse rivolta a me: Mi dispiace, George.
Non sapevo cosa rispondere. Mi limitai a borbottare
Nessun problema, poi, visto che il dottor Cooper mi
guardava in modo strano, presi il mio drink e lo tracannai.
Beh, perch non ci cerchiamo un tavolo? Tra poco
canter Terry Angelus e non possiamo perdercela, no?.
Non sapevo chi fosse Terry Angelus, e soprattutto non
volevo allontanarmi da quell'orologio. Devo andare via
all'una e un quarto dissi, e il dottor Cooper mi domand
Perch?. Quindi aggiunse: Oh, per Dio, la tua missione.
Ma perch non la lasci perdere, George? Rimandala a
una giornata piovosa e adesso pensa a divertirti.
Non  possibile. Devo essere fuori di qui all'una e un
quarto.
Quell'ultimo bicchiere doveva avermi fatto effetto, perch
mentre parlavo cominciai a sentirmi in un'altra dimensione.
Vedevo le sue labbra muoversi, ma le parole
sembravano venire da un'altra parte, esattamente come era
successo prima. Va bene. Ci fermeremo a sentire Terry
Angelus e poi ce ne andremo insieme. Sono solo tre canzoni.
Hai tutto il tempo.
Lui e Tanya scesero dagli sgabelli, e penso che questa
fu la cosa che mi confuse di pi. Voglio dire, il modo in
cui Tanya mi stava addosso, al punto che riuscivo a sentire
il suo profumo, e anche il lieve aroma del suo sudore,
che era meraviglioso. Era un sogno, un sogno bellissimo,
solo che era realt, e non volevo rovinarlo.
Dissi Okay, e ci inoltrammo nel buio diretti a un tavolo.
Avevo paura che mi dicessero di levarmi il cappotto, ma
non lo fecero. Il dottor Cooper appoggi il suo insieme con
il cappello su una sedia rimasta vuota, e anch'io poggiai il
mio cappello ma tenni addosso il soprabito per timore che
si vedesse la pistola. Faceva cos caldo che mi sentivo male,
ma non volevo correre alcun rischio.
Non sapevo chi fosse Terry Angelus, perch non mi occupavo
di quella roba come altri ragazzi del quartiere. Alcuni
sapevano tutto sui gruppi e sui cantanti e ne parlavano
tra loro, ma io preferivo i libri. Mi piaceva certa musica
quando ascoltavo la radio, specialmente Andr
Kostelanetz, ma Terry Angelus era diversa. Per mi piacque
lo stesso. Era meravigliosa.
Era una nera con un volto luminoso e bellissimo. Aveva
raccolto i capelli in cima alla testa e sopra ci aveva messo
un granch fiore, e quando usc tutti presero a battere le
mani e a gridare Ladybird, Ladybird - che era il suo soprannome
- e ci volle un po' di tempo prima che potesse
iniziare. Poi l'orchestra attacc a suonare molto lentamente
e lei cominci a cantare.
Non era come le altre cantanti, perch sembrava che
non le importasse quello che facevano i musicisti. Era come
se loro stessero suonando una canzone e lei ne cantasse
un'altra, ma il risultato era comunque perfetto. Era una
canzone triste che raccontava di una donna che aveva perso
il suo amore, e quando ebbe finito tutti gridavano come
pazzi e battevano le mani.
Mentre cantava avevo provato una strana sensazione.
Mi sentivo triste e allo stesso tempo forte, fortissimo. Avrei
voluto tirare fuori dalla tasca la pistola e farla vedere a
Tanya. Avrei voluto dirle quello che avevo intenzione di
fare, anche se sapevo che era folle. Dovevo controllarmi e
l'unico modo per farlo era di bere subito qualcosa.
Mi feci un altro drink mentre Terry cantava, poi lei and
via e tutti gridarono Ladybird, ma non ritorn. Io battevo
le mani pi forte di tutti e gridavo anch'io come gli
altri, ma comunque lei non ritorn.
Ero cos triste che mi veniva da piangere, ma sapevo
quello che dovevo fare. Dovevo uccidere Al Judge, quindi
sarei salito in piedi su un tavolo e l'avrei detto a tutti. E
Terry Angelus avrebbe cantato per me. Avrebbe lasciato
scegliere a me le canzoni, a me e a nessun altro. Poi sarei
andato con lei a casa sua e mi avrebbe dato quello che meritavo,
perch era quello che voleva.
Afferrai l'impugnatura della pistola e cominciai a tirarla
fuori. Pensavo di poggiarla sul tavolo e di dire al dottor
Cooper: Fuori di qui o ti uccido. E carica, lo vedi?.
Gliel'avrei fatta vedere e lui sarebbe scappato strisciando,
e io avrei abbracciato Tanya e lei ne sarebbe stata felice.
Ma sul tavolo c'erano due bottiglie e le urtai e caddero
facendo un enorme fracasso. Tutti sobbalzarono ma lentamente,
come in un film al rallentatore, e io scoppiai a ridere.
Ero in un bagno di sudore e mi resi conto che dovevo
pisciare.
Mi alzai dal tavolo ma stavo per cadere e il dottor Cooper
salt su per sorreggermi. La musica era forte e lui muoveva
le labbra indistintamente, ma sapevo che era mio amico,
che mi avrebbe aiutato ad arrivare al bagno, anche se
era un professore.
Anche lui era ubriaco, perch quando si mosse si trascin
dietro la sedia, mentre Tanya restava seduta e rideva.
Quando ce ne andammo aveva ancora un'aria allegra
e questo mi fece sentire bene.
Quindi, fummo in piedi tutti e tre. Cercarono di aiutarmi
entrambi a reggermi in piedi, ma io li spinsi via. Non
potevo pi restare l dentro e avevo bisogno di aria fresca.
Nel frattempo Cooper cerc un cameriere, per pagare il
conto. Fu una fortuna. Fuori c'era Terry Angelus con un
grosso cane al guinzaglio che stava facendo la pip ai piedi
di un lampione.
In genere i cani non mi piacciono perch ho paura che
mi mordano, questo per mi piaceva perch era di Terry.
Mi avvicinai e lo accarezzai sulla testa: sembrava di passare
la mano su un tappeto. Probabilmente anch'io gli piacevo
perch si spinse contro di me facendomi quasi cadere,
tanto che, per rimanere in piedi, dovetti aggrapparmi
al braccio di Terry Angelus.
Lei non ci fece caso. Sorrideva ed era ancora pi bella
di quando cantava. Dovevo assolutamente dirle quello
che provavo; ero sicuro che ne sarebbe stata contenta. Lei
 una cantante meravigliosa, la pi bella del mondo, anche
se  nera. Le parole mi uscivano a fatica perch avevo
la bocca impastata.
All'improvviso il modo in cui le tenevo il braccio non
le piacque pi. Anzi, era molto arrabbiata, perch mi diede
uno spintone e mi sput addosso. Lo sputo arriv sulla
cravatta, vi poggiai sopra il dorso della mano e sentii la
saliva. Avevo voglia di piangere perch si era arrabbiata cos
tanto.
In ogni modo lei avrebbe fatto quello che volevo io, perch
avevo la pistola, ma prima che potessi prenderla arrivarono
Tanya e il dottor Cooper e mi trascinarono via, dove
c'era un taxi che aspettava.
Non volevo andare. Volevo far vedere chi ero a Terry
Angelus, ma Cooper grid al tassista qualcosa a proposito
di Barrow Street e mi trattenne in modo da impedirmi di
scendere. Guardai dal lunotto posteriore e vidi Terry An-
gelus ancora l in piedi col suo enorme cane. Pareva che
piangesse.
Il taxi acceler e io battei il capo contro il finestrino,
ma non ci feci caso. Ero felice perch sapevo che se piangeva
significava che era dispiaciuta per quello che aveva
fatto, e questo rimetteva ogni cosa a posto.

 Capitolo 12.

Conoscevo bene Barrow Street. Era al Greenwich Village
e certe volte dopo la scuola ci andavo in cerca di libri. L
c'erano le migliori librerie della citt e si poteva guardare
tutto senza che nessuno ti dicesse niente. Avevano anche
molti libri usati a dieci e venti centesimi, e una volta riuscii
a prenderne tre per cinquanta centesimi. Erano di Rider
Haggard e parlavano tutti di un tale che era andato in
Africa e aveva avuto un sacco di avventure. Erano belli.
Molti ragazzi mi dicevano di non andarci, perch l giravano
dei tizi strani che ti aggredivano e ti facevano la festa
come se fossi stato una ragazza, ma io non avevo paura.
Mi ero sempre guardato bene intorno e non avevo mai
visto niente del genere.
Cos, quando il taxi si ferm sapevo dove mi trovavo, anche
se era notte fonda. Era la zona pi buia che avessi mai
visto, i lampioni in strada erano rotti e nessuna finestra era
illuminata, faceva un freddo cane ma ero tutto sudato, e
quando il vento gelido mi colp fu come se mi stessero passando
del ghiaccio sulla pelle e cominciai a battere i denti.
Un foglio di giornale trasportato dal vento mi fin quasi
sul viso. Ripensai al giornale impigliato sullo steccato di
Mr Ehrlich. Sapevo che, dal momento in cui si era posato
l, io avevo smesso di essere un ragazzo e, fintantoch vi
fosse rimasto, avrei potuto fare tutto quello che volevo.
Per temevo anche che, se il giornale fosse volato via, sarei
tornato a essere il ragazzo che ero, e non volevo.
Sapevo benissimo cosa dovevo fare. Una volta tornato
a casa avrei preso dei chiodi e un martello e lo avrei fissato
allo steccato. E se Mr Ehrlich o qualcun altro avesse provato
a toglierlo, avrei preso la pistola e li avrei uccisi. Avrei
fatto fuori chiunque avesse cercato di togliere quel giornale.
Non avrei permesso a nessuno di farlo.
Nell'edificio era molto caldo e c'erano molte scale, anche
se io le salivo senza fatica. Se avessi voluto, avrei potuto
fare quattro gradini alla volta, ma Tanya aveva paura che
facessi troppo rumore. Era piuttosto stupido che si preoccupasse
per il rumore visto che, man mano che salivamo,
si sentiva una musica sempre pi forte.
Mi sa che questa  tua sorella disse il dottor Cooper.
Maledizione, mi far cacciare! rispose Tanya, cominciando
a correre su per le scale.
Arrivata davanti alla porta, non riusciva a trovare la
chiave, e mentre stavamo l in piedi la musica rimbombava
e faceva un effetto veramente impressionante. Era davvero
roba forte: cominciava piano e poi si apriva all'improvviso
come un tuono che ti veniva sparato dritto in
faccia. Finalmente Tanya riusc ad aprire e corse dentro a
spegnerla. Avrei voluto che non lo facesse, perch era stupenda.
Era una grande stanza e sul pavimento non c'erano n
tappeti, n linoleum, ma solo il legno nudo. C'era una
quantit di libri sparsi dappertutto. Non ne avevo mai visti
cos tanti in vita mia, se non in libreria. Li avevano dovuti
mettere anche per terra. E c'erano anche diverse pile
di dischi.
In fondo alla stanza, tra le due finestre, c'era un divano
letto, aperto. L era seduta una ragazza in pigiama, anche
se in realt non era proprio una ragazza, perch non era pi
molto giovane. Sembrava pi che altro una maestra, o
qualcosa del genere. Aveva i capelli neri come Tanya, tagliati
dritti come una bambina, e lo stesso volto scarno
con il naso lungo, ma per il resto era tutta pelle e ossa e
completamente piatta. Era pallidissima e il rossetto lucido
e vistoso rendeva il suo volto ancora pi bianco.
Quando entrammo stava leggendo un libro. Prese subito
un fazzoletto di carta da una scatola su un tavolino di
fronte a lei e si soffi il naso. Aveva gli occhi lucidi e immaginai
che stesse piangendo. Fui triste per lei.
Una volta spenta la musica, Tanya si avvicin al tavolino
dove c'era una bottiglietta con delle pillole bianche e
se la mise in tasca dicendole in tono arrabbiato: Sei davvero
insopportabile.
La ragazza non pareva averla sentita. Continuava a
guardarmi in modo strano, poi disse: Ciao, sei uno degli
studenti di Lloyd?.
Ma che studente! Questo  George LaMain, il battagliero
giornalista. George, lei  Marion Gordon, la sorella
di Tanya. E una poetessa senza pari disse il dottor Cooper.
Non ti sforzare troppo, Lloyd intervenne Tanya.
Il modo in cui Marion si era sporta verso di me e mi guardava
mi fece venire un formicolio alla pancia. Mi chiese Ti
piace la poesia, George? Davvero? e io risposi Certo. E mi
piace anche la musica. Che cos'era quella di prima?.
Quale?.
Quella che stavi sentendo quando siamo arrivati. Era
bella.
Oh... Era la Prima di Sibelius. Ti piaceva veramente?
Vuoi risentirla?.
Certo dissi io.
Assolutamente no. Stai l zitta e buona mentre io vado
a prendere da bere. E tu, George, levati il cappello e il
cappotto intervenne Tanya.
And in cucina e io mi tolsi il cappello e il cappotto e li
poggiai su una sedia. Poi vidi una poltrona in cui mi sarei
potuto accomodare, ma sentii la pistola che mi premeva
contro la gamba. Non mi importava se la vedevano, ma
sarebbe stato meglio se non se ne fossero accorti. Perci,
nel sedermi, mi voltai un po' di fianco e senza farmi vedere
tirai fuori la pistola dalla tasca e la nascosi sotto un cuscino.
Dovevo aver dato nell'occhio perch Cooper mi chiese:
Stai cercando un tesoro nascosto?. Senza scompormi,
risposi che mi stavo soltanto mettendo comodo. Avrei
avuto voglia di tirar fuori il revolver per farglielo vedere,
ma forse Marion si sarebbe spaventata e io non volevo che
smettesse di guardarmi in quel modo.
Invece lei disse: Lo sai, George, che hai un viso molto
interessante? Hai un'aria giovane, ma forte. Lo disse con
un tono tale che cominciai a pensare che, se Tanya e il dottor
Cooper se ne fossero andati, tra noi due avrebbe potuto
succedere qualcosa. Era praticamente svestita e nella
mia immaginazione potevo gi vedere come mi sarei comportato.
Non l'avrei baciata, perch non mi piaceva il suo
viso, ma avrei fatto tutto il resto e finalmente avrei saputo
com'era.
Poi entr Tanya con una bottiglia di vino e qualche bicchiere.
Abbiamo solo questo in casa, ma penso che andr
bene disse, e ne bevemmo tutti un po'. Era aspro,
ma forte e mi diede una sensazione di calore. I pensieri
che andavo facendo su Marion, insieme all'effetto del vino,
mi facevano ribollire il sangue.
And anche peggio, in seguito, perch Tanya fece girare
il vino fino a quando non fu finito e poi si sedette sulle
ginocchia del dottor Cooper, mentre Marion prendeva un
libretto e cominciava a leggere delle poesie. Non capivo
una parola di quello che diceva, perch guardavo Tanya e
il dottor Cooper e quello che facevano, e pensavo che avrei
voluto fare lo stesso con Marion, ma non sapevo se lei ci sarebbe
stata.
Poi Tanya and a prendere un'altra bottiglia e il dottor
Cooper, stappandola, ne rovesci un bel po' in terra. La vista
del vino rosso versato che penetrava nelle fibre del legno
mi fece star male e cominciai a piangere. Piangevo
davanti a tutti ma non me ne importava. Tanya mi mise
altro vino, dicendomi qualcosa che non compresi bene.
Marion se ne stava l seduta a leggere poesie. Vedevo
soltanto i suoi occhi e le labbra che si muovevano e, sebbene
sapessi che era un'idea folle, immaginai che di lei
non rimanesse altro che labbra e occhi. Anche se si fosse
lasciata amare, non sarebbe stato un granch.
Poi non vidi pi quasi nulla. Mi guardai intorno, Tanya
e il dottor Cooper non c'erano pi. Marion era in piedi
accanto a una lampada vicino al divano, e c'era cos poca
luce che non si riusciva a distinguere altro nella stanza.
Da come mi guardava intuii che non avrebbe reagito se
avessi fatto quello che desideravo, e questo mi spavent.
Non sapevo come mi sarei dovuto comportare. Non l'avevo
mai fatto prima. Non sapevo com'era realmente e
avevo paura di rovinare tutto. Lei avrebbe capito che ero
soltanto uno stupido e tutti avrebbero riso di me.
Era in piedi vicino al divano e mi guardava, mentre io
riuscivo a distinguere il bagliore rosso delle sue labbra.
Infilai la mano sotto il cuscino per prendere la pistola. Se
avessero riso di me li avrei sistemati a dovere.
Marion si allontan dalla lampada e inizi ad avvicinarsi.
Era un po' difficile alzarmi, ma lo feci tenendo la
pistola dietro la schiena, aspettando che si mettesse a ridere.
Ma lei non rise. Non disse nulla, and soltanto verso
il giradischi e mise di nuovo quella musica di prima,
ma stavolta a un volume bassissimo.
Era una musica pazzesca. Aveva un'azione profonda sui
miei nervi e all'improvviso si alzava come un'onda che si
andava a infrangere sulla sabbia. Poi Marion fu sopra di
me. Io lasciai cadere la pistola su una sedia e la strinsi pi
forte che potevo.
Non dovevo pi preoccuparmi che lei ridesse. Non dovevo
pi preoccuparmi che nessuno ridesse. Lei sapeva tutto
e mi mostrava ogni cosa, ed era meraviglioso, pi di
quanto avessi mai sognato nei miei sogni pi belli.

 Capitolo 13.

La prima volta che sentii quel rumore, non vi badai. Ero
sdraiato, indugiando nel pensiero di Marion e delle emozioni
che avevo provato, ripetendomi che avrei potuto rifarlo
ogni volta che avessi voluto. Avrei potuto rifarlo con
lei, perch le piacevo, ma adesso che sapevo di cosa si trattava
avrei potuto farlo anche con altre ragazze. Mi sembrava
la cosa pi importante del mondo e, quando ce l'avevi,
tutto il resto non contava pi nulla. Perfino i libri e
la scuola non mi sembravano pi tanto importanti, ora
che conoscevo tutto sulla vita e non ero pi un ragazzino.
Erano pensieri cos belli che non avrei voluto smettere mai,
ma il rumore diventava sempre pi forte.
All'inizio credevo che fosse l'orologio. L'orologio dietro
al bancone al Domino Club, che batteva sempre pi forte
per avvertirmi che era quasi l'una e un quarto e dovevo
andare a cercare Al Judge.
Poi aprii gin occhi di colpo, e mi resi conto che non potevo
essere al Domino Club. Nella stanza faceva un freddo
terribile e io ero sdraiato per met fuori dal divano,
completamente nudo. Tremavo e il rumore che sentivo
era la puntina che girava a vuoto, quel rumore che fa il giradischi
quando la musica  finita e nessuno l'ha spento.
La luce sul tavolino era ancora accesa. Mi alzai e fermai
il giradischi. I miei vestiti erano sparsi sul pavimento
e cominciai rapidamente a vestirmi perch Marion non
mi vedesse in quello stato. Lei era profondamente
addormentata, con la coperta tirata fin sotto il mento e la bocca
socchiusa, con tutto il rossetto sbavato, ma io mi sentivo
ugualmente in imbarazzo cos senza vestiti.
Poi all'improvviso pensai che doveva essere tardissimo
e mi prese una grande agitazione. Accesi il lampadario per
vederci meglio e mi guardai in giro in cerca di un orologio,
ma non c'era.
A quel punto ero veramente terrorizzato. Se Al Judge
era gi andato via dal giornale non sarei mai riuscito a trovarlo
e forse i poliziotti mi avrebbero beccato prima per
quello che avevo fatto a Peckinpaugh. Trovai la pistola
sulla poltrona e me la misi in tasca. Poi mi avvicinai a Marion
e cominciai a scuoterla. All'inizio mosse la testa come
se le desse fastidio la luce, poi apr gli occhi e mi
guard.
Che succede?.
Che ore sono? Devo saperlo assolutamente.
Si sollev tenendosi la coperta sul seno, poi si allung di
nuovo sul divano e disse: Non importa. A Tanya non importa.
Non riuscivo a capire di cosa diavolo parlasse. La presi
per le spalle e cominciai di nuovo a scuoterla. Devo
sapere che ora , hai capito? Non ce l'hai un orologio?.
Questa volta si mise seduta, tenendo la coperta con una
mano e passandosi l'altra nei capelli. In cucina c' un orologio.
Devi andare a lavorare?.
Non mi presi nemmeno la briga di risponderle. Corsi
in cucina. Il frigo era in un angolo e sopra c'era una grossa
sveglia. La guardai e mi sembr di impazzire.
Erano le quattro e mezzo. La presi in mano per vedere
se per caso si fosse fermata, ma erano veramente le quattro
e mezzo.
Vicino al frigo c'era una credenza con un telefono.
Alzai il ricevitore ma non riuscivo a ricordare il numero del
Daily Press. Allora mi guardai in giro per cercare l'elenco
ma non lo trovai da nessuna parte. Dovevo aver fatto molto
baccano, perch arriv Marion. Si era messa una coperta
sulle spalle per ripararsi dal freddo, la bocca era sbavata
di rossetto e pareva quella di un clown.
Che c'? Cosa stai facendo?.
Mi serve l'elenco del telefono. Possibile che non ce
l'abbiate in questa casa?.
Era la prima volta che la vedevo in piena luce e il suo
viso aveva un'espressione vacua e insulsa. Mi sentii male all'idea
di averla baciata e tutto il resto, e lei era cos sciocca
che non sapeva neanche dov'era l'elenco. Continuava a
scuotere la testa e a dire Non so, dovrebbe essere qui da
qualche parte, e si guardava in giro come se fosse potuto
cadere dal cielo. Pareva ubriaca.
Il ticchettio dell'orologio mi faceva rivoltare lo stomaco,
che mi bruciava da morire, e avevo la bocca cos secca
che avrei bevuto litri d'acqua. Se fossi uscito, avrei trovato
sicuramente un posto con un elenco telefonico e avrei
potuto chiamare da l. Non c'era un minuto da perdere.
Spinsi Marion da parte e mi precipitai nell'altra stanza.
Mi misi il cappello in testa e stavo per infilarmi il cappotto,
quando lei entr trafelata. Tir fuori un fazzoletto dalla
tasca del pigiama e cominci a passarselo sotto il naso.
Ho fatto qualcosa? Perch ti comporti cos?.
Non ho il numero. Devo telefonare ma non ho il numero!.
Ero gi sulla porta, quando lei disse: Perch non chiami
il servizio informazioni?.
Prima ancora che avesse finito di parlare mi ero gi precipitato
al telefono e avevo composto il numero delle informazioni.
Per tutto quel tempo, il ticchettare dell'orologio
era continuato implacabile e Marion aveva proseguito instancabilmente
a torturarsi il naso col fazzoletto, al punto
che mi venne voglia di gridarle di sparire e di portarsi dietro
quel maledetto orologio.
Finalmente una voce rispose Daily Press, e io stringendo
forte il ricevitore quasi gridai: Devo assolutamente
sapere se Al Judge si trova l. Posso parlare con qualcuno
che pu dirmelo?.
Poi un'altra voce annunci Sport, e io ripetei la domanda.
Mr Judge se ne  andato un'ora fa. Devo lasciare un
messaggio?.
Avevo paura che quel tipo riattaccasse. Dovevo pensare
rapidamente. S, ho un messaggio per lui. Devo farglielo
avere immediatamente,  importantissimo.
Non pu aspettare fino a domani?.
No,  una cosa importantissima, capisce? urlai.
Poi mi ricordai quello che avevano detto il dottor Cooper
e Mr Greenspan e aggiunsi: Si tratta di una cosa a
proposito di sua sorella. Il mio interlocutore all'altro capo
del filo si lasci sfuggire un'esclamazione. Capii che
avevo imbroccato la strada giusta, cos insistetti: E una
cosa che riguarda sua sorella e devo parlare con lui prima
possibile.
Rimanga in linea rispose quello, e poi mi sembr che
tre o quattro persone stessero discutendo vicino al telefono,
ma non riuscivo a sentire quello che dicevano.
Pass cos tanto tempo che cominciai a gridare nella
cornetta Pronto, pronto!, quindi torn al telefono il tipo
di prima e disse: Ascolti, ora non  in casa. Probabilmente
 dalla sorella, ma non ne sono sicuro. Pu sempre
fare un tentativo.
Certo. Mi dica l'indirizzo risposi.
West 281 Street 299. Ha capito?.
Glielo feci ripetere per sicurezza.
Poi quello aggiunse: Cosa sta succedendo? Non pu
accennarmi qualcosa?.
No, posso dirlo soltanto a lui risposi, e riagganciai
alla svelta. Mi misi la mano in tasca per essere sicuro che
ci fosse la pistola e mi sentii forte e sicuro. Dovetti tirare
fuori la mano alla svelta perch Marion si era stretta a me
dicendo Adesso non sei pi agitato, vero?, cos le risposi:
No, no, tranquilla.
Mi venne in mente che non avevo pi un soldo e che ci
sarebbe voluto troppo tempo per camminare fino a casa
della sorella di Al Judge, perci le dissi: Ascolta, non ho
soldi. Non potresti farmi un piccolo prestito? La prossima
volta che ci vediamo te li restituisco.
Questo dimostra cosa accade quando uno smette di essere
un ragazzino. Non mi aveva nemmeno chiesto di tornare,
ma ero sicuro che avrei potuto farlo anche senza chiederglielo.
Era cos che si comportavano gli adulti.
And in salone e cominci a frugare dappertutto fino
a quando non trov il borsellino. Pensavo che mi avrebbe
dato al massimo un quarto di dollaro, ma lei tir fuori una
banconota e me la ficc in mano. Ero cos sorpreso che
non sapevo cosa dire. La ringraziai a malapena e mi avviai
verso la porta.
Mi afferr per la manica del cappotto. Tornerai, vero?.
Avevo paura che fosse preoccupata perch mi aveva dato
tutti quei soldi, perci risposi: Certo. Domani sera sar
di nuovo qui e te li restituir.
Ancora appesa al mio braccio mi disse: Non mi dai
nemmeno un bacio di addio?.
Ormai sapevo dove stava Al Judge e avevo la mia pistola
in tasca, perci non mi importava pi di nulla, neanche
di quella bocca sbaffata di rossetto. Le diedi un bacio e lei
rimase attaccata a me fino a quando non sentii crescere dentro
di me l'eccitazione. L'allontanai e andai verso la porta.
L'apr per me e quando fui fuori disse Ti aspetto domani,
e rest l a guardarmi mentre correvo gi per le scale.
Prima di arrivare in strada diedi un'occhiata alla banconota
e compresi la ragione della sua ultima frase. Era
un biglietto da cinque dollari e mi aveva fatto capire che
glieli avrei dovuti restituire il prima possibile.
Era una ragazza a posto anche con quella faccia stupida,
la bocca impiastricciata di rossetto e quel modo strano
di guardarti; era una ragazza a posto.

 Capitolo 14.

Sapete qual  la cosa migliore che ha scritto Kipling?  il
racconto di quando l'Armata inglese ebbe paura in India
e cominci a scappare davanti al nemico. Ma due ragazzi,
che non erano nemmeno dei soldati, perch si limitavano
a suonare il piffero e il tamburo, si voltarono e presero
ad avanzare verso il nemico. Procedevano da soli verso
gli indiani, suonando come invasati. Era un atto cos
coraggioso che entrambi gli eserciti si bloccarono per
guardarli.
Io mi sentivo in quello stato d'animo. Camminavo per
la strada buia, con il vento che fischiava nelle orecchie e
con l'impressione che tutti mi stessero guardando. Mio padre,
quelli che avevano visto come Al Judge lo aveva picchiato
e Marion; erano tutti davanti al grande campo vuoto
e mi guardavano avanzare da solo per portare a compimento
la mia missione.
Tutti avrebbero capito. Anche se qualcuno avesse trovato
strano quello che era successo ad Al Judge, avrebbe
subito collegato le cose. Sarei diventato famoso in tutto il
quartiere e nessuno avrebbe voluto mettersi contro di me.
Mi sentivo pi forte a ogni passo, tanto che avrei voluto
gridare. La strada era deserta, c'era solo un gatto che
l'attraversava.
Lanciai veramente un grido. Non era un gatto, ma un
topo enorme, il pi grosso che avessi mai visto. Si era acquattato
per terra e mi guardava. Il mio urlo lo spavent e
sfrecci come un fulmine attraverso la spazzatura, e subito
dietro di lui ne arrivarono altri tre o quattro che mi passarono
quasi sopra le scarpe.
Ma quelli non mi facevano paura e presi a rincorrerli
fino a quando non furono scomparsi dietro un edificio dall'altra
parte della strada. Mi diedi dello stupido, perch,
se avessi usato il cervello, avrei potuto tirare fuori la pistola
e ucciderne almeno un paio, ma l'avevo completamente scordata.
Quando arrivai in fondo alla strada, c'erano pi luce e
pi movimento. Avevo abbastanza soldi per un taxi, ma
tutti quelli che passavano erano occupati. Non c'era tempo
da perdere: all'angolo c'era una fermata della metropolitana.
Scesi le scale e andai alla biglietteria. C'era un
vecchio con i capelli bianchi, seduto su uno sgabello alto
a leggere il giornale. Quando spinsi verso di lui la banconota
da cinque dollari gli diede uno sguardo seccato. Poi
mise la faccia vicino all'apertura dello sportello e disse indicandomi
un cartello: Non sai leggere?.
C'era scritto che non poteva dare un resto maggiore di
due dollari. Sentivo gi il rumore del treno che stava arrivando,
e non avevo tempo da perdere. Spingendo il denaro
verso di lui, gridai: Mi dia il resto! Non sente che sta
arrivando la metro?.
Marion era stata cos buona da darmi quei soldi e adesso
questo deficiente non voleva prenderli. Furioso per la
rabbia, cominciai a battere i pugni contro lo sportello e il
vecchio mi spinse indietro ancora una volta la banconota
gridando: Fuori di qui, barbone! Vai via!.
Poi il treno arriv e io non persi altro tempo e scavalcai
la ringhiera. Nel farlo, mi cadde di tasca la pistola e mi
dovetti piegare per raccoglierla. Ma il vecchio non moll:
quando mi vide scavalcare, apr la porta del botteghino e
corse fuori. Gli puntai contro la pistola e al mio gesto rimase
impietrito dalla sorpresa. Mi voltai e balzai sul treno
proprio quando la porta stava per chiudersi. Misi in tasca
la pistola e lo guardai dal finestrino. Era l che gridava,
ma non si capiva quello che diceva, e mi minacciava col pugno.
Poi entrammo nel tunnel.
Nel vagone c'erano solo un ragazzo e una ragazza di
colore che dormivano uno appoggiato all'altra e io rimasi
fuori sulla piattaforma. La porta tra uno scompartimento
e l'altro era aperta e mi piaceva il rumore che faceva il treno
e l'effetto dell'aria sul viso. Se uno riusciva a mantenersi
in equilibrio, poteva restare in piedi senza tenersi, come
su una nave. Io ci provai, ma caddi subito contro la porta
aperta. In quel momento arriv il controllore, la chiuse e io
non sentii pi il rumore. Mi si avvicin e mi domand:
Cos'era tutto quel casino? Che hai combinato?.
Evidentemente pensava che avessi cercato di derubare
il vecchio o qualcosa del genere. Cominciai a ridere.
Quel tizio si  arrabbiato perch non voleva cambiarmi
cinque dollari.
Cristo, che fuori di testa! rispose quello.
Arrivammo sulla 14th Street e dovette aprire le porte.
Quel tipo era simpatico; quando il treno ripart torn da
me e disse: Spero proprio che l'hai messo a posto quello
l. Gente come quella viene voglia di ammazzarla.
Questa frase mi sembr buffissima e scoppiai a ridere,
ma non potevo spiegargliene la ragione.
Poi mi domand: Dove devi scendere?.
28th Street.
Okay, ti avviso io quando  il momento.
Se ne and, chiudendo la porta dietro di s, ma io la
riaprii per sentire il rumore. Adesso nel vagone c'era pi
gente, e qualcuno mi guard seccato, ma non ci feci caso.
Il treno faceva un rumore che mi ricordava la musica ascoltata
in casa di Marion e mi faceva stare bene. Inoltre mi stavo
avvicinando ad Al Judge e presto tutto sarebbe finito.
Il controllore grid 28th Street e io scesi dalla metro.
Il rumore e le scosse mi avevano leggermente stordito, mi
sembrava che la terra mi mancasse sotto i piedi e quasi
non riuscivo a salire le scale. Avevo la bocca secca e inghiottivo
a fatica. Quando alla fine arrivai in cima, dovetti
fermarmi per riposare.
Sapevo bene da che parte andare; dovevo solo attraversare
la strada e proseguire per un isolato, la casa che cercavo
si trovava vicino all'incrocio con la 8th Avenue.
Non c'era nessuno, come davanti a casa di Marion.
Avanzavo lungo un tunnel nero e mi sembrava di muovermi
come in un sogno.
Proseguivo lentamente, non perch avessi paura, ma
perch mi sembrava giusto cos. Ogni tanto riuscivo a individuare
un numero civico: 227, 253... Quando vidi il
299, misi la mano in tasca e strinsi con tutte le mie forze
l'impugnatura della pistola.
Conoscevo bene quell'indirizzo ed ero gi stato molte
volte in quella casa, sapevo com'era fatta e chi ci abitava.
Era casa di Frances. Nell'intero edificio c'erano quattro
appartamenti ma nessuno degli inquilini si chiamava Judge.
Per Al Judge aveva picchiato mio padre e poi era venuto
a casa di Frances ed era l che lo avrei trovato. Con
Frances.
Non me ne ero reso conto prima, perch non avevo
mai saputo il numero civico. Se qualcuno mi avesse chiesto
dove viveva Marion, non avrei saputo dirgli il numero,
ma sapevo come ci si arrivava. Perci non era colpa
mia se soltanto una volta davanti alla casa realizzai che
Frances era coinvolta nella faccenda. Ma questo non cambiava
nulla. Al Judge avrebbe avuto la sua lezione e se
Frances era l ci sarebbe stata una pallottola anche per lei.
Anzi la pallottola per lei ci sarebbe stata sicuramente, perch
era proprio il tipo che avrebbe raccontato subito tutto
alla polizia.
Varcai l'ingresso ed estrassi la pistola. C'erano quattro
campanelli e sull'ultimo c'era scritto Sedziaski, ma non ero
cos stupido da suonare quello. Spinsi il campanello di un
appartamento al secondo piano e restai in attesa.
Dopo un po', la porta si apr. L'atrio era cos buio che
dovetti aspettare qualche secondo prima di riuscire a vedere
qualcosa. Di sopra qualcuno si sporse dalla ringhiera
e grid Chi ?, ma io non risposi. Frances viveva al piano
terra, la prima porta a destra. Mi diressi subito l.
La porta era socchiusa e lasciava filtrare la luce creando
una striscia gialla sul muro alle mie spalle. Non ci pensai
due volte: entrai, e poi la richiusi dietro di me. Fu un bene
che avessi gi in mano la pistola. Seduto a un tavolino
in mezzo alla stanza c'era Al Judge, che mi fissava.
Intorno aveva un mucchio di carte e di lettere. Probabilmente
le stava leggendo quando ero entrato. Aveva poggiato
il cappotto su una seggiola, ma aveva ancora la sciarpa
intorno al collo. Il bastone era sul tavolo. Avrei voluto
dirgli di buttarlo per terra, ma allo stesso tempo non volevo
che lo toccasse e non volevo avvicinarmi per farlo io. Rimasi
immobile con la pistola puntata contro di lui. Il mio
dito era poggiato sul grilletto e se soltanto lui avesse sbattuto
le palpebre sarebbe partito il colpo.
Nessuna traccia di Frances. L'appartamento era un monolocale
con un angolo cottura e un bagno sulla parete
opposta. La porta del bagno era aperta e si vedeva benissimo
che non c'era nessuno.
Stavo l e mi faceva piacere il modo in cui mi guardava
Al Judge. Seduto a quel tavolino non sembrava pi imponente,
ma solo grasso. Pareva un rospo. E a quello di un rospo
somigliava il suo labbro inferiore che si sporgeva
all'infuori. In principio non mosse un muscolo, ma cominci
a passarsi la lingua sulle labbra come se fossero secche.
Poi mosse la mano verso il bastone, ma io dissi No, e si
blocc di nuovo.
Adesso sapevo che cosa aveva provato guardando mio
padre dietro il bancone del bar. Avrei potuto starmene l
un'ora a fissarlo, e ad aspettare per vedere cosa avrebbe
fatto. Ma non resistette a lungo. Si bagn di nuovo le labbra
e disse: Ascolta, se hai paura che parli, sei fuori strada.
Non hanno certo bisogno di me.
Non ho paura che tu parli, anzi mi piace sentirti parlare
risposi.
Amico, non hai capito. Peckinpaugh, quando  rinvenuto,
ha dato il tuo identikit alla polizia. Io non c'entro
niente con questa faccenda, proprio niente.
Rimasi perplesso, perch mi era completamente passato
di testa Peckinpaugh, e la mia espressione mi trad, visto
che Al Judge aggiunse subito: Non stavi cercando
Peckinpaugh?.
No.
Senti, parliamoci chiaro. L'avrebbe capito anche un
cieco che ce l'avevi con lui in quel gabinetto. Non  colpa
mia se ero l anch'io.
Non ce l'avevo con lui.
No?.
No.
E allora.... Si pieg in avanti e i suoi occhi divennero
due fessure. Forse ce l'avevi con me?.
S.
Che cos'? Uno scherzo?.
No. Che cosa sai di Frances Sedziaski? Che stai facendo
qui?.
Afferrando i bordi del tavolo si sollev leggermente dalla
sedia. E a te cosa cazzo te ne frega?.
Spostai la pistola verso di lui. Stai fermo! Se non stai
fermo, sparo!.
Si sedette di nuovo, scuotendo il capo. Non agitare
tanto quella pistola, amico. Non sei abbastanza esperto per
giocare con quell'aggeggio. Stai calmo e parliamo.
La sua proposta mi piacque. Mentre parlava l'avrei fatto
mettere carponi. Era un pezzo grosso, ma se io avessi voluto
avrebbe strisciato per terra e leccato le mie scarpe.
Come mai conosci Frances? chiesi.
Cristo! E mia sorella.
Tua sorella!.
Sto mettendo a posto le sue carte. Deve essere tutto
fuori di qui entro domani.
Adesso ero veramente confuso. Fuori di qui? Perch?
E dov' lei?.
Amico, sei troppo nervoso per maneggiare quella pistola.
Mettila via e ti dir tutto quello che vuoi sapere.
Dov'? Cosa le  successo?.
Te lo dico ma, per Dio, stai calmo. E morta una settimana fa. 
La pistola quasi mi sfugg di mano. Cercai di parlare, ma
farfugliai solo qualcosa.
Cosa? ribatt Al Judge.
Mio padre lo sa?.
Tuo padre? Chi  tuo padre?.
Lo sai. Andy LaMain.
Si alz con un tale scatto che non ebbi il tempo di dirgli
di non farlo. LaMain? E stato lui a mandarti?.
Siediti.
Non mi ubbid. Rimase in piedi cominciando ad agitarsi
come un pazzo. Mi sorrideva cercando di essere amichevole.
Senti, qualsiasi cosa vuole, prendila pure. Per me 
okay. Cosa vuole? Delle lettere? Ti aiuter a cercarle.
Inizi a frugare tra le carte sul tavolino mentre la sua
mano si avvicinava al bastone, e io gridai: Fermo!.
Rimase immobile.
Non mi ha mandato lui. Non sa neppure che sono qui
dissi.
Il suo sorriso scomparve, e lui prese a scuotere lentamente
il capo. Non capisco, amico. Dicono che sono un
tipo sveglio, ma stavolta proprio non capisco.
Non sei per niente un tipo sveglio. Se ti dicessi di toglierti
la camicia e di mostrarmi la pelle capiresti?.
La sua fronte era talmente sudata che potevo vedere le
gocce brillare nel riflesso della luce elettrica. Non capisci,
amico. Vedo che non capisci. Lascia che ti spieghi, cos
ti puoi fare un'idea sussurr.
Ormai conosceva la ragione della mia vendetta, perch
continuava a sudare, e non era il caso di attendere oltre.
Anche il mio viso era coperto di sudore e potevo sentire
le gocce bruciarmi le labbra. Mi guardava e doveva aver capito
le mie intenzioni dal modo in cui tenevo la pistola. Doveva
averlo capito, perch malgrado tutto quel grasso e la
gamba zoppa, si mosse con una rapidit imprevista.
Vidi il bastone in aria, e mi sembr che un palo della
luce mi stesse precipitando addosso. E sotto scorsi la sua
bocca aperta, gli occhi sporgenti e il viso luccicante di sudore.
Sembrava una stranissima statua, e la canna della
pistola puntata contro la sua faccia era come un cannone
di fronte a me.
Non accadde nulla, tutto rimase come pietrificato, poi
all'improvviso un filo di fumo usc dalla pistola diretto
verso il soffitto. Nella stanza si sent odore di bruciato e cominci
a farmi male il braccio proprio sopra il gomito.
E Al Judge era sdraiato sul fianco con il bastone sotto di
lui, lasciando intravedere solo l'impugnatura, e il sangue
scendeva attraverso il suo volto e sulla sciarpa bianca.

 Capitolo 15.

Penso di essere stato l'unico in tutto il palazzo a non aver
sentito il colpo. Qualcuno scese le scale di corsa gridando:
Cosa c'? Cos' successo?. La porta dell'appartamento
vicino si apr e una donna inizi a urlare rivolta a
quelli che erano in cima: Avete sentito? Che cosa  stato?.
Mi sembrava di vivere in un sogno e cercavo in ogni
modo di svegliarmi.
Non  piacevole quando ammazzi qualcuno, anche se se
l' cercata. Tutti cercano di acciuffarti e la polizia si mette
sulle tue tracce, come i ragazzini corrono appresso ai cani
randagi per tirargli le pietre. Per questo sembrava tutto
un sogno, per in un sogno uno pu svegliarsi, mentre qui
era tutto reale.
Quello che mi diede una scrollata fu il dolore alla mano
e al braccio. Sapevo qualcosa su come si spara, ma non
pensavo che fosse cos. La mia mano si andava gi gonfiando
e mi sembrava che qualcuno avesse urtato forte
contro il mio gomito. Non riuscivo quasi a piegarlo per
infilare in tasca la pistola.
Era inutile cercare di uscire dalla porta, con tutta la gente
che ormai era accorsa nell'ingresso. Mi precipitai verso
la finestra e provai ad aprirla. Ma si trattava di una di quelle
finestre a pian terreno con le inferriate e per quanti sforzi
facessi non riuscii a smuoverla. Qualcuno cominci a
battere contro la porta e a gridare: Ehi, l! Che sta succedendo
l dentro?.
Se avessi avuto un ferro o altro del genere con cui forzare
la serratura, forse ce l'avrei fatta. Iniziai a girare per
la stanza alla ricerca di qualcosa, ma in quel momento la
maniglia della porta d'ingresso si abbass. Mi trovavo vicino
all'armadio e senza perdere un minuto mi ci nascosi
dentro senza richiudere completamente le ante per non
fare rumore. Era un armadio grande e profondo, pieno di
vestiti e di divise da infermiera. Non c'era abbastanza posto
perch potessi stare in piedi, cos mi inginocchiai tenendo
una mano sulla maniglia.
Per un paio di secondi ci fu silenzio, poi all'improvviso
una donna inizi a gridare cos forte che per poco non
sbattei l'anta dell'armadio: Guardate! Guardate! Era un
assassino e l'ha ucciso! Guardate!. E un uomo grid di rimando:
Calmati! Calmati! Mi hai sentito! E tutto okay.
O Signore benedetto! Sarebbe potuto succedere a te!
Ti avevo detto di non aprire. Avresti potuto essere al suo
posto adesso... Aaah!. E cominci a ridere e a piangere
allo stesso tempo, sembrava impazzita.
Dovevo vedere cosa stava succedendo. Nell'anta dell'armadio
c'era una piccola fessura attraverso la quale filtrava
la luce: vi appoggiai un occhio per guardare. A gridare
era una donna grassa con una vestaglia vecchia e una
camicia da notte che le arrivava fino ai piedi. I capelli bianchi
le sfioravano la vita e teneva la testa all'indietro dondolandola
di qua e di l. Sembrava che stesse per cadere,
mentre un uomo alto e magro con dei mutandoni di lana
e una vestaglia cercava di sostenerla.
C'era anche un'altra donna piccola e rinsecchita, con
le guance cos incavate che pareva non avesse denti. Quella
pi minuta teneva la mano della cicciona dandole dei
colpetti rassicuranti. Dietro di loro c'era un tipo - probabilmente
era il marito di quella magra - che si era infilato
i pantaloni sopra il pigiama. Quel tizio tolse la coperta dal
letto che c'era nella stanza e la butt sopra Al Judge in
modo che non si vide altro che l'estremit del suo bastone.
Poi aiut gli altri a stendere la grassona sul letto: rideva,
piangeva, si agitava cos tanto che facevano fatica a trattenerla.
Se ci fosse stato il modo di spegnere la luce sarei forse
riuscito a scappare. Ma purtroppo l'interruttore era vicino
alla porta. Non potevo far altro che restare l in ginocchio
e sperare che uscissero almeno per un minuto. Mi
sarebbe bastato.
La donna grassa si andava calmando e invece di gridare
si lamentava a bassa voce. Il tizio con i pantaloni sopra
il pigiama stava l in piedi a guardarla, strofinandosi le mani
come se volesse scaldarsele. Poi disse Vado a chiamare
la polizia, Phelan, e Mr Phelan, quello magro e alto,
disse arrabbiato D'accordo, ma si sbrighi. E l'altro corse
fuori dalla stanza.
La donna grassa cominciava a stare meglio. Si mise seduta
e spingendo via gli altri disse: Sto bene. Lasciatemi
stare.
Non  colpa vostra, Mrs Phelan. E stata veramente una
cosa tremenda la rassicur la donna magra.
Non ,per il morto, ve l'assicuro, Mrs Shane. Ma 
stato il pensiero che al suo posto avrebbe potuto esserci
mio marito. Gli avevo detto che chiunque suoni il campanello
a quest'ora non pu cercare niente di buono rispose
Mrs Phelan.
Mr Phelan si sedette sul letto, tir fuori dalla tasca della
vestaglia un pezzetto di sigaro e cominci a masticarlo. Sapete
cosa significa tutta questa storia? Perdere l'affitto di
una settimana, forse due, prima che la polizia sistemi tutto.
E pensare che la stanza era gi affittata da domani sera.
Mrs Phelan, oscillando avanti e indietro, disse: Su questa
stanza c' una maledizione,  la stanza del diavolo. Prima
la ragazza e adesso suo fratello, e tutto in una settimana.
Se non fosse per questi tempi difficili, non riusciremmo
mai pi ad affittarla, ne sono certa.
Suo fratello! Pensavo fosse il nuovo inquilino
esclam Mrs Shane.
No,  proprio il fratello ed  anche un pezzo grosso del
giornalismo. Leggerete tutto sui giornali di domani ribatt
Mrs Phelan.
Oh, sicuro!.
Eppure per lui  stato pi facile che per lei. Io per
l'avevo detto. Il giorno in cui si  messa con quel barista
da quattro soldi si  tirata addosso una maledizione aggiunse
Mrs Phelan.
Stavano parlando di mio padre. Il sangue cominci a
pulsarmi cos forte nelle orecchie che temetti di potermi
perdere qualcosa. Smisi di guardare e appoggiai l'orecchio
alla fessura per sentire meglio.
Per la Vergine Maria! Ma di che sta parlando? chiese
Mrs Shane.
Della solita storia. Lui l'ha messa nei guai e poi l'ha
piantata. Non  morta di appendicite, si trattava di un aborto
e possa il macellaio che l'ha operata bruciare all'inferno
per sempre per i suoi peccati rispose Mrs Phelan.
Per la Vergine Maria! ripet Mrs Shane.
Tu parli troppo intervenne Mr Phelan.
Davvero? E che senso ha mantenere il segreto se quello a cui lo abbiamo promesso sta l morto davanti i nostri
occhi? replic la moglie.
Ecco cosa aveva cercato di dirmi Al Judge. Mio padre
aveva messo Frances nei guai ed era quella la ragione per
cui era stato picchiato. Frances era morta e mio padre si era
meritato la lezione e non mi aveva voluto dire niente. Cominciai
a piangere. Avevo cos paura l in ginocchio al buio
che non potei trattenermi. Avrei dato qualunque cosa per
richiamare in vita Al Judge e dirgli che era tutto a posto,
ma ormai era troppo tardi. Poi ebbi paura che mi sentissero
piangere e affondai il viso in un vestito. Ma il leggero
profumo di Frances che vi era rimasto attaccato non fece
che peggiorare le cose.
Sentii dei passi e Mr Phelan che diceva: Non si preoccupi,
Mrs Shane, la posso sostenere da solo. Poi non udii
pi nulla.
Guardai attraverso la fessura e la stanza era vuota. Non
c'era niente di peggio che aspettare in quell'armadio e dovevo
tentare la sorte. Attraversai la stanza in punta di piedi
e socchiusi la porta. Potevo sentire i signori Phelan parlare
in cima alle scale, ma l'ingresso era deserto. Mi ritrovai
in strada in un secondo.
La 8th Avenue era a pochi passi, ma non mi avviai in
quella direzione. C'era troppa luce in quella strada e comunque
non volevo tornare nel bar. Mio padre sarebbe
stato l ad aspettarmi e non avrei saputo cosa dirgli. Quello
che avevo fatto era sbagliato e forse mi avrebbe ucciso
per questo, oppure mi avrebbe consegnato subito ai poliziotti.
Nei dintorni della 7th Avenue c'era meno luce e cominciai
a correre in quella direzione; le gambe mi tremavano
e il cuore mi batteva cos forte che non riuscivo quasi
a respirare.
Non c'era pi vento e il cielo cominciava a diventare grigio.
Non era ancora chiaro ma sapevo che stava per arrivare
l'alba e questo mi faceva paura. Se si fa attenzione, si
pu girare abbastanza tranquillamente di notte, senza che
nessuno sappia chi sei, e la gente sembra anche pi cordiale.
Arrivato all'angolo mi dovetti fermare a riposare, perch
mi faceva male la milza. Anche la testa mi doleva e
avevo la bocca terribilmente secca. Dovevo trovare un posto
in cui riflettere su quello che dovevo fare. E avevo bisogno
di qualcuno con cui parlare. All'inizio tutto sembrava
cos semplice, ma adesso mi rendevo conto che non
mi sarei mai dovuto immischiare in quella storia tra adulti.
Avevo bisogno di parlare con qualcuno pi grande di me
e non mi veniva in mente nessuno all'infuori del dottor
Cooper. Forse lui mi avrebbe capito e forse anche Marion,
visto che le piacevo tanto.
In quel momento, pi di ogni altra cosa, avrei avuto bisogno
di un bicchiere d'acqua. Avevo talmente sete che
non riuscivo nemmeno a pensare, ma se avessi potuto levarmi
la sete le cose sarebbero sembrate pi facili. Avevo
sempre quella banconota da cinque dollari, non mi sentivo
di affrontare una discussione per prendere la metropolitana,
e neanche il taxi era consigliabile, perci mi avviai
a piedi lungo la 7th Avenue.
Mentre camminavo inizi a fare giorno. Le strade cominciarono
a riempirsi e io rischiavo di venir riconosciuto
da qualche poliziotto dopo la segnalazione di Peckinpaugh.
Vicino alla 14th Street, dalla vetrina di un tabacchi, vidi
un orologio che segnava le sei. In strada c'era molta gente,
per la maggior parte persone vestite male e con in mano
i cestini del pranzo. Mi meravigliai vedendo quanta
gente andava a lavorare presto. Se intravedevo un poliziotto
mi fermavo e facevo finta di guardare una vetrina.
Quando si vede un posto di giorno  difficile ritrovarlo
di notte, e dev'essere vero anche il contrario, perch una
volta ritornato a Barrow Street, tutte le case mi sembrarono
identiche.
Spaventato, incominciai a passarle una per una, fino a
quando non trovai quella che cercavo. Sul campanello c'era
un pezzetto di carta con su scritto Rostina-Gordon;
premetti il pulsante pi forte che potei.
La serratura scatt e io sgusciai dentro. Una volta all'interno
guardai tutti quegli scalini e mi sentii male. Fui
costretto a sedermi, anche se sentivo la voce di Marion
che mi chiamava da sopra: Chi ? Chi ?.
Non riuscivo a riprendere fiato, non mi sentivo affatto
meglio. Cominciai a salire faticosamente le scale reggendomi
alla ringhiera. Nel frattempo Marion continuava a
gridare e avrei voluto di dirle di stare tranquilla, perch ero
soltanto io, ma non ce la facevo.
Quando fui in cima, lei era l ad aspettarmi e aveva lo
stesso aspetto di quando l'avevo lasciata. Labbra impiastricciate
e tutto il resto, solo che quando vide in che stato
mi trovavo, si spavent, e prendendomi per un braccio
mi trascin in casa.
Mentre io rimanevo l a fissarla, lei cominci a scuotermi
dicendo Che cosa c'? Cosa  successo?, e quando
aprii bocca venne fuori qualcosa di diverso da quello che
volevo dire.
Avevo talmente tante cose nella testa che non riuscivo
a farle uscire, cos che quando smise di strattonarmi tutto
quello che dissi fu: Ho ucciso Al Judge e vorrei un bicchiere
d'acqua.

 Capitolo 16.

 strano come la gente reagisca alle cose in modo differente.
Se uno va da Mrs Ehrlich e le dice che la piccola
Gertrude sta piangendo nella sua culla, lei si precipita come
se fosse successa una disgrazia tremenda. Marion era
sconvolta, questo lo vedevo, ma non se la prese tanto. Innanzitutto
mi spinse a sedere sulla poltrona, poi and in
cucina e ritorn con un bicchiere d'acqua.
Mentre bevevo mi fissava. Quindi cominci a girare per
la stanza agitando le mani come se fossero bagnate e volesse
asciugarle.
Lo dovrei dire a Lloyd, no? Ma  prestissimo e lui odia
essere svegliato.
Lo devi svegliare! dissi io.
Si arrabbier tantissimo, George. Non potremmo aspettare?.
Agitava le mani e ripeteva: Non potresti aspettare,
George?.
Parlava in un modo tale che mi sembrava tutto una follia.
Le avevo detto che avevo ucciso un uomo e lei si preoccupava
soltanto di svegliare Cooper. Dovevo parlare con
lui. Parlare con lei mi serviva soltanto per confondermi
ancora di pi. Non sapevo cosa fare; la mano mi faceva male
e mi pareva che la testa fosse sul punto di esplodere.
Sveglialo, sveglialo! Devo parlargli, lo capisci? gridai.
E in quel momento si spalanc di colpo la porta della camera
da letto e apparve il dottor Cooper. Aveva il volto pallido
quasi quanto quello di Marion e non riusciva a tenere
gli occhi aperti. Indossava solo i pantaloni del pigiama e
aveva la pelle bianca come quella di una ragazza, se non
fosse stato per i peli rossi e ricci sul petto.
Cristo! Perch voi due non vi affittate una stanza?.
Arriv anche Tanya con l'accappatoio e i capelli raccolti
in due piccole codine. Oh, Lloyd,  tutto okay. Sono quasi
le sette, comunque disse.
Che vuol dire E tutto okay? E possibile che non riesca
mai a dormire? Se non dormo, sono un uomo morto.
Poi, rivolgendosi a Marion: Perch non fai qualcosa per
la tua faccia? Hai un aspetto orribile. E lei cominci a passarsi
le mani intorno alla bocca, come spaventata.
 tutto okay, falla finita. E tu, George, che stai facendo?
Te ne stai andando? prosegu Tanya.
 appena tornato. Ha ucciso un uomo intervenne
Marion, smettendo di toccarsi la faccia.
Cooper le lanci un'occhiata e disse: Sicuro. Con il suo
cavallo bianco. Lo so perch l'ho sentito galoppare tutta la
notte. Seccato si avvicin al tavolino e prese una sigaretta.
Poi inizi a guardarsi in giro alla ricerca di un cerino, ma
Tanya disse: Molto divertente, Lloyd. Se sei cos preoccupato
per il tuo sonno perch non te ne torni a letto?. Al
che lui butt in terra la sigaretta e si diresse verso la stanza.
Era proprio quello che non volevo. Sapevo che non sarebbe
stato facile parlargli mentre si trovava in quelle condizioni,
ma dovevo farlo. Gli corsi dietro e lo afferrai per
un braccio. Non  una bugia! E vero! Ho ucciso Al Judge,
solo che adesso mi dispiace e non so cosa fare! Non
capisci? Non so cosa fare! Tu devi aiutarmi!.
Si liber dalla mia stretta. Poi si volt e vidi che era
spaventato. Cosa vuol dire che l'hai ucciso? Cosa gli hai
fatto? L'hai picchiato cos forte che temi che sia morto?.
Gli ho sparato!.
Sparato? Cristo, sei ubriaco!.
Non sono ubriaco!. Tirai fuori la pistola dalla tasca
e gliela mostrai. Gli ho sparato con questa.
Marion si lasci sfuggire un gemito e indietreggi cos
di scatto che and a inciampare sul letto e vi cadde sopra.
Tanya e Cooper rimasero l a guardare prima me, poi la
pistola, poi di nuovo me.
Il dottor Cooper disse: Che diavolo ti vai inventando?
Che storia  questa?.
Non mi sto inventando un bel niente. Al Judge aveva
picchiato mio padre con il suo bastone e io l'ho ucciso.
Credevo di agire giustamente, ma poi ho scoperto qualcosa
e adesso sono pentito.
E allora che cos'era quella storia della vendetta, perch
lui ti aveva licenziato?.
Non sono stato io a dirlo, sei stato tu, e io ti ho lasciato
credere che fosse cos.
Ebbi l'impressione che volesse prendere la pistola e
uccidermi. L'ho detto io? Ma tu sei pazzo! Che stai cercando
di fare? Vorresti che io fossi il tuo alibi?.
Non capisci! Io non voglio metterti nei guai, ma non
so cosa fare. Dimmi solo cosa devo fare.
Mi spinse con cos tanta forza che quasi caddi a terra.
Innanzitutto metti via quella pistola! Cosa vuoi fare?
Vuoi uccidere qualcun altro?.
Infilai la pistola in tasca e lui prese a passarsi le mani
tra i capelli. Vorresti dire che tutta quella storia che lavoravi
per Al Judge era una stronzata?.
Io non lavoro, io vado a scuola. Sono troppo piccolo
per lavorare!.
Troppo piccolo!.
Non ho mai lavorato per Al Judge. Ho sedici anni.
Ho compiuto sedici anni ieri!.
Stavo fissando cos intensamente il dottor Cooper che
non pensavo a Marion, ma sentii che il cuore mi si fermava
quando lei balz in piedi e grid: Non  vero! Non 
vero! Non dire una cosa simile!.
Il dottor Cooper non la guard nemmeno. Mi osservava
a bocca aperta e io gridai: Ecco perch avevo i biglietti
ieri sera. Erano un regalo per il mio compleanno!.
Marion sembrava impazzita. Si era precipitata su Tanya
cercando di graffiarle il viso e urlando: Pensavi che fosse
divertente, non  vero? Ecco perch l'hai fatto!. La sorella
l'afferr per le spalle e le disse: Piantala, Marion! Non lo
sapevo! Ti dico che non lo sapevo.
Poi improvvisamente Marion si liber e corse in camera
da letto sbattendo la porta dietro di s. Tanya fece per
seguirla, ma il dottor Cooper disse: Lasciala sola!  meglio
cos.
Va beh, comunque vado a prenderti una maglia, fa
freddo qui disse Tanya. No, voglio prima sistemare questa
faccenda rispose lui. Cos anche lei si mise l a guardarmi;
aveva un lungo graffio sulla guancia ma sembrava
non farci caso.
Perch Judge ha picchiato tuo padre? mi domand
Cooper.
Perch mio padre aveva messo nei guai sua sorella,
anche se io non lo sapevo.
Vuoi dire la sorella piccola di Judge, Frances?.
S, ma io non lo sapevo. Non sapevo nemmeno che fosse
sua sorella! Come potevo saperlo se non hanno nemmeno
lo stesso cognome!.
Lo stesso cognome? Perch non provi a ragionare?.
Lei si chiamava Frances Sedziaski. Come potevo sapere
che era sua sorella?.
Ma Cristo! Non lo sapevi che anche lui si chiamava
Sedziaski? Significa giudice in polacco. Per questo ha
cominciato a farsi chiamare Judge quando si  dato al giornalismo.
Io non lo sapevo! Come facevo a saperlo se nessuno
me l'aveva detto?.
Tu non sapevi niente, ma sei andato l e l'hai ucciso,
non  vero?.
Non capiva proprio. Non ne aveva la minima idea. Io
l'avevo visto picchiare mio padre e dovevo ucciderlo! Ma
non sapevo quello che aveva fatto mio padre dissi.
E Judge come aveva fatto a sapere quello che aveva fatto
tuo padre? Ma di cosa stai parlando? L'aveva violentata?.
No, Frances era innamorata di mio padre! Era pazza
di lui!.
E allora, per Dio!, cosa  successo? Li ha scoperti insieme?.
Non sapevo cosa rispondere. Forse lo ha scoperto
quando Frances  morta.
Morta!.
 morta per un aborto. Ecco come deve averlo scoperto.
Quando  morta.
 orribile, orribile disse Tanya, ma il dottor Cooper
non la sent nemmeno.
Come hai fatto a scoprire tutto questo? prosegu lui,
diffidente.
Ero in un armadio. Dopo averlo ucciso mi sono nascosto
in un armadio e ho sentito la gente che parlava.
Mi si avvicin con le labbra tirate come un cane pronto
alla lotta. Le tue sono tutte stronzate. Ma tu credi che,
se mi riesci a coinvolgere, io ti trover un alibi.  questo
che vuoi?.
Non sono stronzate! Lo giuro!.
E allora cosa sei venuto a cercare qui? Uccidi un uomo
e poi corri da me! Cosa intendi fare coinvolgendomi in
questa storia?.
Mi afferr rabbiosamente per il cappotto e lo torse a
tal punto che si strapp. Te lo giuro, non voglio metterti
nei guai, davvero dissi, ma lui incominci a spingermi verso
la porta senza nemmeno ascoltarmi, mentre Tanya mi
osservava immobile, con quel graffio lungo il viso.
Ficcati bene in testa quello che ti sto dicendo, per Dio!
Tu non mi conosci. Tu non mi conosci e non mi hai mai
visto prima in vita tua! url Cooper.
Riuscivo a malapena a muovermi, per quanto mi teneva
serrato contro la porta, ma non potevo permettere che
la sua mano raggiungesse la maniglia. Fammi restare qui!
Non mandarmi via!.
Se osi fare il mio nome in questa sporca faccenda, ti uccider
con le mie mani, hai capito? Ho una moglie, e non
voglio essere costretto a darle delle spiegazioni. E se uscisse
questa storia, verrei licenziato in tronco. Lo capisci?.
Tanya era sempre in mezzo alla stanza, ma adesso non
guardava pi me. Fissava il dottor Cooper e si vedeva dal
modo in cui respirava che era furiosa. E questo che ti
preoccupa, Lloyd? Avanti, dimmelo. E questo? La tua deliziosa
mogliettina dai grandi occhi e il tuo meraviglioso
lavoro che ti rende cos felice?.
Cooper mi lasci andare per voltarsi verso di lei.
Sbaglio a non volere che dieci anni della mia vita vengano
bruciati da un ragazzino?.
No, ma d'ora in poi dovrai stare attento a quello che
dici quando bevi. La storia del lavoro in pubblicit che ti
ha promesso Olsen e la storia del divorzio sono frutto del
brandy, non  vero?.
Cristo, Tanya! Non mi sembra il momento per fare
una discussione del genere!.
Non hai fatto altro che dirmi bugie.
No, tutto quello che ti ho detto era vero. Ma ci vuole
del tempo. Non si possono affrettare le cose in questo
modo.
Sei un verme, Lloyd. Altro che affrettare le cose. Sar
morta e sepolta prima che avvengano.
Il dottor Cooper le si avvicin, cercando di abbracciarla,
ma lei lo respinse. Allora disse: Tanya, Cristo, non fare
cos.
Stai lontano da me! url lei. Fuori di qui!.
Tanya!.
Prendi i tuoi vestiti e vattene. E stai lontano da me!.
Poi, indicando me: E vattene anche tu, prima che chiami
la polizia.
Cooper stava ancora cercando di trattenerla, poi disse:
Non mi capisci? Dammi almeno un'altra possibilit.
Ma lei lo colp al viso con tutte le sue forze.
Fuori di qui! Tutti e due! Fuori di qui!.
Anche dopo che ebbi chiuso, la sentii ancora gridare al
di l della porta.

 Capitolo 17.

Avevo paura a uscire. Mi misi in un angolo, vicino alle cassette
delle lettere. C'era una tenda sottile davanti alla porta,
come una zanzariera, e da l potevo vedere cosa succedeva
senza essere visto. Tre o quattro volte, quando la strada
sembrava deserta, provai ad affacciarmi, ma ogni volta
arrivava qualcuno e io rientravo l dietro di soppiatto.
Pensai che se soltanto Judge fosse potuto tornare in vita
tutto sarebbe stato a posto. In fondo una volta Ges Cristo
aveva risuscitato un uomo, e se lui avesse fatto questo
per me io non avrei fatto mai pi niente di male. Non avrei
pi nemmeno pensato qualcosa di male. Sarei stato un santo.
Mi sarei comportato bene. Avrei accettato anche di venire
bruciato vivo per scontare i miei peccati.
La tenda era vecchia e impolverata e puzzava quando
ci poggiai la faccia sopra, ma stavo piangendo e questo mi
faceva stare meglio. Avevo chiaro quello che avrei fatto:
sarei entrato nella prima chiesa e avrei detto tutto al prete.
Non in quella di Santa Theresa, perch l mi conoscevano,
ma qualsiasi altra sarebbe andata bene. Avrei raccontato
tutto ci che era accaduto e il prete mi avrebbe
dato la penitenza e mi avrebbe detto quello che dovevo
fare, cos avrei potuto di nuovo tornare a essere buono.
Anche solo questo pensiero mi faceva stare meglio.
Guardai di nuovo in strada. Non c'era nessuno, e io ne
approfittai per uscire. Camminavo col bavero del cappotto
alzato e la testa bassa in modo che non mi potessero
riconoscere. Faceva molto freddo e le persone che incontravo
camminavano a testa bassa, come me, eppure avevo
paura quando incrociavo due persone che conversavano
fitto fitto, perch temevo che parlassero di me e mi stessero
dando la caccia.
Passai davanti a molte chiese, ma dovetti arrivare quasi
oltre il Greenwich Village prima di trovare quella giusta.
Salii le scale lentamente, cercando di riordinare le idee,
prima di parlare col prete. Poi spinsi la porta ed entrai.
C'era la messa. Doveva essere quella delle sette. Non ci
avevo pensato. Credevo di poter entrare in chiesa e trovare
buio e tranquillit. Ma l c'era troppa gente e nell'ultima
fila c'era anche un poliziotto inginocchiato: se avessi
fatto un passo si sarebbe voltato e mi avrebbe visto.
Mi trovavo vicinissimo alla porta: misi la mano dietro alla
schiena e cominciai ad aprirla. Quando il varco fu sufficientemente
largo, uscii in fretta e scesi le scale, ma le gambe
mi tremavano a tal punto che caddi carponi a terra.
Sentii che la pistola mi stava uscendo dalla tasca, e cercai
di risospingerla dentro. Il cappello mi era caduto vicino
al bordo del marciapiede e un tizio si affrett a riportarmelo.
Avevo paura che mi potesse vedere bene in volto,
perci me lo infilai in fretta e corsi via. Magari era un
tipo a posto, ma io non potevo correre rischi. Continuai a
girovagare, alternando il passo normale alla corsa, finch
non arrivai alla 14th Street. Quindi girai sulla 9th Avenue e
rallentai un poco.
Ormai c'era solo un posto in cui potevo andare. Dovevo
tornare al locale senza che nessuno mi vedesse e parlare
con mio padre. Non riuscivo a prevedere che cosa
avrebbe detto o fatto, ma qualsiasi cosa sarebbe stato meglio
che impazzire correndo per le strade.
Sulla 9th Avenue c'era gi qualche negozio aperto e
quando ci passavo davanti acceleravo l'andatura, mentre
davanti a quelli chiusi rallentavo. Fu cos che mentre passavo
davanti alla saracinesca del negozio di Mr Triola, il
barbiere, vidi i poliziotti che uscivano dal bar. Mi appiattii
contro il muro e pregai che nessuno di loro guardasse
dalla mia parte.
C'erano tre poliziotti in uniforme e un altro tizio in
borghese che si diressero verso una grossa macchina nera
l in attesa. Rimasero in piedi vicino all'auto a parlare e io
riconobbi quello in borghese che gesticolava: era Peckinpaugh.
Lanci un'occhiata nella mia direzione e io mi appiattii
ancora di pi contro il muro.
Non mi vide. Prosegu a parlare per qualche secondo,
e gli altri continuarono a scuotere la testa, poi sal in macchina
con due di loro. L'auto mi sorpass a tutta velocit,
facendo un gran rumore.
Il poliziotto rimasto li segu con lo sguardo, dandosi
dei colpetti con il manganello sulla mano, come se fosse
nervoso. Mi accorsi che era Kennealy. Poi si volt ed entr
nel negozio di Mr Ehrlich. Sentii la porta che sbatteva
dietro di lui.
Adesso non potevo rischiare di passare l davanti. Attraversai
di corsa la strada in modo da arrivare di fronte al
bar. Diedi un'occhiata in giro per vedere se era tutto tranquillo,
poi riattraversai puntando dritto verso il locale. La
porta era come l'avevo lasciata. Entrai. Dentro non c'era
nessuno. Se fossi arrivato cinque minuti prima avrei trovato
tutti quei poliziotti, ma adesso era deserto e tranquillo
come quando ero uscito. Sul tavolo c'era ancora il mio piatto
e la bottiglia di Coca-Cola mezza piena. L'afferrai e la
bevvi tutta in un sorso. Anche cos calda, mi sembr ottima.
Non avevo voglia di andare di sopra ma dovevo farlo.
Di sicuro i poliziotti avevano gi detto a mio padre quello
che avevo fatto. E forse gli avevano detto anche un sacco
di bugie. Se fossi andato su e avessi parlato con lui, tutto
sarebbe tornato a posto.
Uscii dalla porta sul retro e andai nel corridoio. Il cortile
non sembrava pi cos eccitante. Era freddo e grigio, e il
pesco di Mr Ehrlich stava l come senza vita. Poi inciampai
in qualcosa e rimasi congelato dal terrore, finch non mi
resi conto che era il gatto di Flanagan. Fu in quel momento
che sentii delle voci che provenivano dal piano di sopra.
Parlavano troppo a bassa voce per riuscire a distinguere
le parole. Salii due gradini ma non si sentiva nulla comunque.
Invece io dovevo sapere. Continuai a salire, acquattato
contro il muro, stando attendo che non ci fosse
nessuno. Le voci venivano dal salotto e uno di quelli che
parlava era mio padre.
No, Mr Judge! Le ho detto che non lo so. Li ha visti
perquisire la casa! Le ripeto che non lo so! diceva.
Ti ho avvertito, LaMain. Se non parli ti far a pezzi!
Dov'? ribatt Al Judge.
Mi sembrava di sognare. Mi trovavo davanti alla porta
e vedevo Al Judge con il volto sporco di sangue, che si
batteva il bastone sull'altra mano come faceva Kennealy
con il manganello, e udivo la sua voce biascicata tra i denti.
Aveva la testa fasciata, nessuna sciarpa bianca attorno
al collo, ma si trattava proprio di lui. Era un miracolo.
Mio padre cercava di sfuggire ma l'altro l'aveva stretto
contro la poltrona alle sue spalle e non aveva alcuna via
d'uscita. No, Mr Judge! Le giuro che non lo so! urlava.
Che Dio ti maledica, LaMain, ti avevo avvertito! gridava
Al Judge. Poi alz il bastone sopra alla testa, proprio
come me lo ricordavo, solo che questa volta non era per me,
ma per mio padre, e lui avrebbe urlato e sarebbe caduto
carponi e tutta la storia sarebbe ricominciata di nuovo.
Avevo la pistola in mano: non pensai a tirarla fuori, dato
che l'avevo gi in mano. Pensai unicamente che la cosa
migliore era tenerla stretta con entrambe le mani, per sostenere
il contraccolpo, e premetti il grilletto, ancora e ancora,
fino a quando non furono finiti i colpi e Al Judge,
tenendosi la pancia, non precipit faccia avanti lasciando
cadere il bastone sulla poltrona.
Non mi ero accorto che Flanagan era stato l tutto il
tempo. Mi afferr per un braccio, mentre mio padre mi tolse
la pistola. La teneva davanti a me gridando qualcosa
che non riuscivo a capire per il ronzio che avevo nelle orecchie.
Ero sul punto di svenire. Flanagan mi pass un braccio
intorno alla vita e mi mise a sedere su una sedia.
Poi finalmente udii quello che stava dicendo mio padre.
Stava gridando con in volto un'espressione da folle: E il
sangue di quella donna! Mi senti? E il sangue di lei! E tu
finirai alla stessa maniera!.
Non si era accorto che era entrato Kennealy. Nessuno
se ne era accorto. Era in cima alle scale, con la pistola puntata
verso mio padre, proteso come un giocatore di football
pronto a placcare l'avversario.
Grid: LaMain, gettala a terra!. E mio padre si volt
sorpreso, ancora con la pistola in mano. Kennealy ripet
LaMain! e lasci partire un colpo e mio padre continu
a girare su se stesso fino a quando non urt il tavolino
con la radio e la foto, e tutto cadde sul pavimento e lui
rimase immobile al suolo.
Questo fu tutto. Flanagan si inginocchi accanto a lui
con il suo soprabito e il suo vecchio maglione sdrucito. Era
l in ginocchio e penso che stesse piangendo mentre si mordeva
le mani senza smettere di ripetere: Kennealy, la pistola
era scarica. Non lo sapevi? La pistola era scarica.
E continu a ripeterlo ancora e ancora.

  Capitolo 18.

La stanza era immersa nel silenzio e nel buio. Ero seduto
sul bordo del letto con Flanagan vicino. Guardavo la grande
porta doppia e avevo l'impressione che il salotto e tutto
ci che conteneva fossero migliaia di chilometri lontano
da me. Si sentivano i poliziotti e i giornalisti che andavano
in giro e parlavano, ma fino a quando la porta fosse
rimasta chiusa non me ne sarebbe importato.
In salotto era stato diverso. Mi avevano fatto tante domande
che non riuscivo nemmeno a pensare e mi ero dovuto
premere le mani contro le orecchie e gridare Basta,
basta! fino a che non avevano smesso. Poi Flanagan e
Kennealy avevano confabulato con un vecchio che gli aveva
dato il permesso di portarmi in camera da letto.
Era bello parlare con Flanagan al buio. Era quasi come
parlare a me stesso e mi aiutava a mettere a posto le idee.
Quando ci sedemmo sul letto mormor: Testa sulle spalle,
mi raccomando. Pensano che sia stato tuo padre a ucciderlo,
lo capisci? E per me  gi abbastanza che sia morto
per questo. Adesso per l'amor del cielo spiegami ogni
cosa, cos sapremo che storia raccontare.
Cos gli raccontai tutto. Dal momento in cui Al Judge
era entrato nel locale fino alla fine. Ogni tanto mi sfuggiva
qualche particolare oppure non ricordavo qualche nome,
ma per me era cos importante che mi interrompevo
e ci riflettevo fino a che non mi sovveniva. E durante tutto
quel tempo mi sembrava che fosse un altro a parlare.
Mi sembrava che le parole uscissero da sole e che a me
spettasse solo indirizzarle.
Quando ebbi finito Flanagan rimase in silenzio per un
po' e poi disse: Peckinpaugh  l'uomo che dobbiamo temere.
Far di tutto fino a che non ti avr portato dove
vuole lui.
Cosa mi vuole fare?.
Non  sicuro, ma potrebbe cercare di accusarti di omicidio.
Dobbiamo tenerne conto mentre prepariamo la nostra
versione.
Perch non mi hai fermato? Non l'avrei fatto se qualcuno
mi avesse fermato dissi.
Ma tu hai proprio i sassi nel cervello? Quando a mezzanotte
ci siamo accorti che non eri ancora rientrato, tuo
padre mi ha mandato in giro a cercarti per tutta la notte.
Abbiamo capito quello che  successo soltanto quando 
arrivato Al Judge con i poliziotti e tuo padre  quasi impazzito.
Non me ne importa niente! La colpa  sua! Perch
non mi aveva detto niente di Frances? Se avessi saputo
cos'era successo non avrei fatto niente!.
Calmati disse Flanagan non  colpa di nessuno. Lui
non le aveva mai detto che l'avrebbe sposata e lei aveva
detto che non le interessava. Quando arriv in lacrime dicendo
che era incinta e che lui avrebbe dovuto sposarla subito,
cosa doveva fare? Le ha dato l'unico consiglio possibile.
 stata colpa sua se lei  morta per un'infezione? Fino
alla fine Frances non aveva parlato quasi mai del fratello
perch non sopportava i suoi modi da spaccone, ma in
punto di morte il prete l'ha fatto chiamare e cos  venuta
fuori tutta la storia. Non  colpa di nessuno.
Ma s che  stata colpa sua. Perch non l'ha sposata?
Gli piaceva, no? E allora perch non se l' sposata?.
Sposarla? Cristo! E come poteva, se  ancora sposato
con tua madre?.
Ma  morta! Mia madre  morta!.
Flanagan fu scosso da un brivido. Ges, ormai  morto
e posso dirtelo. Avrebbe potuto liberarsi del legame con tua
madre quando avesse voluto, ma non l'avrebbe mai fatto.
Non poteva sposarla, ma era cos innamorato di lei che non
sarebbe mai riuscito a rompere con lei. Ecco quello che si
portava dentro notte e giorno. Aveva paura che tu lo venissi
a sapere e ne soffrissi come ne soffriva lui. Aveva te da una
parte e lei dall'altra ed era combattuto notte e giorno.
Ma lei  morta. Mi aveva detto che  morta tanto tempo
fa mormorai.
 in prigione. Ergastolo. Vivr l e morir l, ma finch
tuo padre ha avuto vita per lui non c' mai stata un'altra
donna. E non era una brava ragazza. Era bella e intelligente,
ma non era una brava ragazza.
Ma cos'ha fatto?.
Cos'ha fatto? Ti lasciava a strillare nella culla e se la
spassava con un altro, mentre tuo padre lavorava come
un mulo per fare soldi per lei. Il locale allora era dall'altra
parte della citt e dal giorno in cui cominciai a lavorare l
capii subito che non era una brava ragazza. Quell'uomo
la trad con la moglie di un altro, lei lo venne a sapere e lo
uccise nel suo letto. Anche sapendo la verit, tuo padre
avrebbe dato la sua vita per salvarla.
Non me ne ha mai parlato. Mai.
Da allora ha fatto di tutto perch tu non venissi a saperlo.
Se ti avessi detto queste cose quando lui era ancora
vivo mi avrebbe sicuramente ucciso.
Ormai i miei occhi si erano abituati al buio e potevo
vedere il mio riflesso nello specchio. Mi accorsi che avevo
ancora il cappello nero in testa. Me lo levai e cominciai a
strofinarlo come faceva mio padre. Poi non riuscii a fare a
meno di accartocciarlo e strizzarlo con tutte le forze che
avevo, e questo mi fece sentire meglio.
Per certi uomini  cos. Per loro c' solo una donna al
mondo, e non importa se  quella sbagliata. Considerano
questa condanna una benedizione e se la portano dietro
fino alla tomba. Tuo padre era fatto cos disse Flanagan.
Era un tipo a posto dissi.
Non avrebbe voluto vederti fare la stessa fine di tua
madre. Adesso ti dir cosa dovrai raccontare.
No. Lui era un tipo a posto.
Adesso ascoltami.
No, tu non capisci. Non puoi capire.
Ma sei impazzito? Farai quello che ti dico!.
Qualcuno buss alla porta dicendo Ehi voi, l dentro!,
e Flanagan balz in piedi gridando Un minuto.
Tra un minuto si sentir meglio.
Poi mi afferr per le spalle e cominci a scuotermi fino
a farmi oscillare la testa. Ascoltami mi diceva all'orecchio.
Ascoltami.
No. Voglio dirgli quello che  successo risposi.
O Cristo! Tu sei pazzo! Hai sentito? Tu sei veramente
pazzo!.
Ma non lo ero. Adesso capivo perch aveva reagito in
quel modo all'aggressione di Al Judge, forse pensava di
meritarla. Per tutta la sua vita, aveva accettato quello che
gli era toccato senza fiatare, perch era fatto cos.
Flanagan non capiva. Non poteva capire che, anche se
mio padre era morto, la cosa pi importante del mondo era
che la gente non pensasse a lui come a un farabutto. Perch
non lo era.
Non lo era affatto.
Lui era un tipo a posto.
...
.
...
FINE.